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title: Da un biennio l’indice migliora. E allora Gini diventa un tabù
description: "L’Italia ha molti guai ma a ogni verifica le cose vanno meglio del previsto. Nel 2022 la crescita del Pil sfiora il 4%."
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date: 2022-12-05
author: Giuliano Cazzola
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/economia/in-italia-lindice-gini-migliora/
categories: [Economia]
tags: [economia, Evidenza]
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# Da un biennio l’indice migliora. E allora Gini diventa un tabù

![Da un biennio l’indice migliora. E allora Gini diventa un tabù](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/12/Gini-coefficient.png)

Esiste un termometro – l’indice di (Corrado) Gini – che misura il rischio di povertà e le disuguaglianze, riassumibili nella definizione di “povertà relativa”**L’Italia ha molti guai ma a ogni verifica le cose vanno meglio del previsto.** Nel 2022 la crescita del Pil sfiora il 4%. Molte aziende non trovano manodopera idonea al salto di qualità che le nuove tecnologie impongono. Certo, camminiamo sul filo del rasoio di un debito pubblico molto elevato e la spesa per interessi si avvia a salire al primo posto di quella corrente. In più le pensioni sono diventate una variabile indipendente. Sembra che il nuovo governo abbia capito l’antifona e proceda con cautela. Ma la narrazione che viene fatta (specie in tv) è quella di un Paese allo stremo. Contano solo le cattive notizie. Quelle buone vengono ignorate.

Esiste un termometro – l’indice di (Corrado) Gini – che misura il rischio di povertà e le disuguaglianze, riassumibili nella definizione di “povertà relativa”. Questo indicatore rappresenta la classica misura della distribuzione del reddito e suscita alti lai ogni volta che peggiora; non viene invece quasi mai citato quando migliora. L’indice di Gini è uguale a zero quando i redditi sono equidistribuiti e a 1 quando vi è massima disuguaglianza (la scala è 0-100 se espressa in percentuale). Da un biennio l’indicatore migliora. Un anno fa aveva segnalato la riduzione della disuguaglianza di 14,1 punti percentuali: da 44,3 punti a 30,2.

**N****ei giorni scorsi l’Istat ha certificato altri passi avanti ma solo qualche mosca bianca ha commentato la vicenda, da sempre idolatrata dalla sinistra con squilli di tromba quando peggiora.** Per il resto silenzio, forse perché “politicamente scorretto”. Per fare notizia – lo sappiamo – dev’essere l’uomo a mordere il cane. Al di là dei numeri, è però interessante chiarire che non sempre il calo della disparità è un fatto positivo: quando c’è crescita, le distanze tendono addirittura ad aumentare. Spetta poi al governo attuare politiche redistributive per dividere meglio la torta.

**Com’è stato possibile questo risultato, raggiunto dopo una sfilza di sciagure (Covid, guerra, ecc.) piovute dall’esterno sui sistemi economici e sui mercati internazionali? **La politica dei massicci interventi pubblici a sostegno delle famiglie e delle imprese ha funzionato, nel senso che gli indici di povertà sono risultati inferiori rispetto a quanto ci si poteva attendere dal crollo del Pil a causa delle misure di contenimento dell’emergenza sanitaria. Sia i sussidi monetari pubblici (quelli esistenti e quelli introdotti durante l’emergenza: si vedano i decreti Aiuti del governo Draghi) sia il minore ammontare dovuto per imposte e contributi sociali hanno molto sostenuto il reddito disponibile delle famiglie, contrastando il notevole calo dei redditi da lavoro e di quelli da proprietà. Nel 2020 – *annus horribilis* del Covid – il reddito reale delle famiglie è diminuito in termini *pro capite* dell’1,8% rispetto al 2019, ma sarebbe caduto del 6,8% senza l’accresciuto intervento redistributivo del bilancio pubblico.

Di Giuliano Cazzola e Franco Vergnano
