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title: "La salute dell&#8217;Italia negli ultimi dati Istat"
description: "Reddito e propensione al risparmio cresciuti sensibilmente, deficit in calo ma inflazione alle stelle: questo lo specchio dell'Italia offerto dagli ultimi dati Istat. Male ma non malissimo, grazie a Bce e Europa. Gli ultimi dati Istat offrono dell’Italia un’immagine tutt’altro che scontata. I dati g..."
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date: 2022-07-07
author: Gianfranco Polillo
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categories: [Economia]
tags: [economia, Evidenza]
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# La salute dell&#8217;Italia negli ultimi dati Istat

![La salute dell'Italia negli ultimi dati Istat](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/07/Evidenza-sito-19.jpg)

Reddito e propensione al risparmio cresciuti sensibilmente, deficit in calo ma inflazione alle stelle: questo lo specchio dell'Italia offerto dagli ultimi dati Istat. Male ma non malissimo, grazie a Bce e Europa.

Gli **ultimi dati Istat** offrono dell’Italia un’immagine tutt’altro che scontata. I dati generali sono noti. Li ricapitoliamo solo per memoria.

«Nel primo trimestre dell’anno – ha commentato l’istituto di via Cesare Balbo – l’**indebitamento delle Amministrazioni pubbliche sul Pil** si è marcatamente ridotto in termini tendenziali per il consistente aumento delle entrate, che ha più che compensato l’aumento delle uscite. **Il reddito disponibile delle famiglie e la propensione al risparmio sono cresciuti sensibilmente** in termini congiunturali, mentre il potere d’acquisto delle famiglie ha segnato una lieve crescita».

In effetti il reddito disponibile delle famiglie è aumentato del 2,6% rispetto al trimestre precedente, portato in alto da un’inflazione che si è mangiata il 2,2% di quell’aumento. L’aumento effettivo è stato quindi solo dello 0,4%. **Questa maggiore disponibilità è stata tuttavia investita soprattutto** – segno di grande incertezza – **nel risparmio**. Che è aumentato dell’1,1%, mentre i consumi sono aumentati dell’1,4%. Ne deriva che in termini reali (al netto cioè dell’inflazione) questi ultimi non sono aumentati ma diminuiti, seppur di poco.

**Notizie più consolanti sul fronte della finanza pubblica**. **Il *deficit* scende** dal 9% del Pil del trimestre precedente **al 5,2%**. Gli interessi vi hanno pesato per il 3,8%: in leggero aumento rispetto all’ultimo trimestre 2021 (3,5% del Pil). Nello stesso periodo** il debito pubblico**, secondo Banca d’Italia, **è cresciuto del 2,9%**. Quindi più dell’inflazione. Tuttavia, se si tiene conto che nel frattempo, su base annua (primo trimestre 2022/21), anche il Pil è aumentato del 7,53% in termini nominali e il debito del 3,96%, c’è da ben sperare che alla fine dell’anno il suo rapporto sul Pil sarà minore.

Interessante è ricordare quanto era successo prima. **Tra il primo trimestre del 2018 e il dicembre del 2020** – periodo segnato dalla presidenza di Giuseppe Conte – **la spesa pubblica al netto degli interessi era passata dal 43,2 al 53,5% del Pil mentre l’indebitamento dal 3,2 al 12,8% del Pil**. Certo si era trattato di un periodo particolarmente sfortunato, con il Covid-19 che mieteva lutti e dissanguava l’economia. Ma forse proprio per questo motivo, spese come quelle relative al reddito di cittadinanza o al *bonus* per l’edilizia del 110%, nelle forme caotiche che si sono viste, potevano essere risparmiate.

Per fortuna **Daniele Franco, con la sua gestione più rigorosa, è riuscito a metterci una pezza**. Da quel picco la spesa al netto degli interessi si riduce al 48,2% e l’indebitamento, come si è visto prima, si contrae.

Basterà? Purtroppo non dipenderà solo da noi. **Nonostante l’inflazione, la spesa per interessi sul debito pubblico è rimasta quasi stazionaria**. Merito soprattutto della Bce e di quell’Europa che qualcuno ancora oggi vorrebbe azzoppare.

 

*di Gianfranco Polillo*
