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title: La crisi Volkswagen
description: "Chiusura di tre fabbriche in Germania, migliaia di licenziamenti e la riduzione del 10% dello stipendio di 140mila lavoratori: in Volkswagen"
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date: 2024-10-30
author: Federico Bosco
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categories: [Economia]
tags: [auto]
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# La crisi Volkswagen

![Volkswagen](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/10/Volkswagen.jpg)

Chiusura di tre fabbriche in Germania, migliaia di licenziamenti e la riduzione del 10% dello stipendio di 140mila lavoratori. Tutto ciò avviene in Volkswagen

**La** [Volkswagen](https://www.vw.com/en.html) **sta pianificando una ristrutturazione senza precedenti che include la chiusura di tre fabbriche in Germania, migliaia di licenziamenti e la riduzione del 10% dello stipendio di 140mila lavoratori. A rivelare l’entità del piano è il Consiglio di fabbrica**, ovvero l’organo sindacale che rappresenta i dipendenti del gruppo nel Consiglio d’amministrazione, che lunedì ha indetto una grande manifestazione di fronte al quartier generale della società a Wolfsburg. Daniela Cavallo, la presidente del Consiglio di fabbrica, ha annunciato i dettagli del piano propostole dall’azienda di fronte all’assemblea dei lavoratori, nel tentativo di mobilitare la resistenza.

**Le trattative sindacali erano infatti in corso da settimane, ma la gravità dei tagli previsti non era ancora chiara.** In 87 anni di storia la Volkswagen – che significa letteralmente “vettura del popolo” – non ha mai chiuso una fabbrica in Germania: la sua crisi rappresenta la fine di un’era e avrà ripercussioni enormi a livello economico, sociale e politico poiché l’azienda è uno dei simboli del rilancio industriale tedesco del secondo dopoguerra e dell’eccellenza teutonica nel settore delle auto. La stessa **Cavallo** è in qualche modo un’incarnazione di questa storia: figlia di *gastarbeiter* (lavoratori ospiti) italiani assunti come operai alla Volkswagen, è diventata prima impiegata e poi *manager* della stessa azienda, arrivando a rappresentare i lavoratori di un gruppo che ha 300mila dipendenti in Germania e altri 360mila nel resto del mondo.

**A rendere ancora più inaccettabili le chiusure e i licenziamenti è il modo in cui ci si è arrivati.** Nella prima metà del 2024 la Volkswagen ha registrato un crollo del 20% delle vendite in Cina, un mercato su cui la società ha investito moltissimo ma nel quale non riesce ad affermarsi a causa della concorrenza locale. Un fallimento della strategia industriale che arriva dopo una lunga serie di errori e decisioni sbagliate, che hanno reso inevitabile la scelta di affrontare una profonda e dolorosa ristrutturazione in patria.

**Il colosso dell’*automotive* tedesco** (che comprende i marchi di sette diversi Paesi europei) è entrato in crisi dopo aver accumulato un grosso ritardo nella transizione verso [i veicoli elettrici](https://laragione.eu/esteri/le-auto-elettriche-superano-quelle-a-benzina-cosi-la-norvegia-guida-il-futuro/) (Ev), un settore in cui rivali come la cinese Byd e la statunitense Tesla sono in netto vantaggio. Inoltre, le vendite di Volkswagen in Europa sono inferiori di circa un quinto rispetto al picco pre-pandemia e la sua crisi viene vista come un segnale di allarme di quello che potrebbe succedere ai produttori di auto di tutto il Vecchio Continente.

**Negli ultimi mesi sono emersi diversi segnali preoccupanti.** Mercedes-Benz sta lottando contro il calo del 13% delle vendite in Cina, la Bmw è alle prese con un costoso richiamo che coinvolge 1,5 milioni di auto, [Stellantis](https://laragione.eu/life/tech/stellantis-e-il-blackout/) sta registrando scarse prestazioni sul mercato degli Stati Uniti. Quasi tutte le aziende hanno rivisto al ribasso le stime sui profitti del 2024 e lamentano costi troppo alti dell’energia e del personale, chiedendo un intervento molto più assertivo dei governi e dell’Unione europea.

**Senza la sopravvivenza di un’industria *automotive* solida e all’avanguardia falliranno anche molti progetti europei sullo sviluppo dei semiconduttori e delle nuove tecnologie**: Wolfspeed, il produttore statunitense di *chip* a banda larga (fondamentali nelle filiere delle reti elettriche più avanzate), ha accantonato i piani per costruire un impianto da 3,2 miliardi di dollari in Germania, adducendo come motivo la lenta diffusione delle Ev in Europa.

di *Federico Bosco*
