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La luna abbaiò

Riunitosi il consiglio dei ministri in quella che è solo una fase iniziale delle proposte da valutare, è ora che ciascuno dei protagonisti scelga se agire o continuare ad ululare alla luna.

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Il Consiglio dei ministri di ieri è il corposo antipasto, lunedì cominceranno ad arrivare le portate più pesanti. Le forze politiche si sono distinte in una non apprezzabile caciara già alla premessa-aperitivo, ovvero le norme sul Green Pass e sugli accessi al lavoro. Il presupposto di ogni altra cosa, infatti, è che nel nostro futuro prevedibile non ci siano nuovamente chiusure indotte dalla pandemia. Rispetto all’impostazione data dal governo non ci sono state modifiche o rinvii. Spetta ora a ciascuno dei protagonisti scegliere se prodursi in proposte concrete e costruttive o continuare a ululare alla luna, inseguendo consensi di minoranze, che poi manco votano.

Alla delega sulla giustizia sono già stati dati adempimenti e si viaggia velocemente verso il completamento. La delega fiscale inizia il suo cammino parlamentare, cui seguiranno gli adempimenti governativi. Le decisioni di ieri consentono altri cinque mesi per il pagamento delle cartelle fiscali, rateizzabili, e il rifinanziamento della cassa integrazione Covid fino alla fine dell’anno.

Siamo alle battute finali. Ci sono anche doverose norme sulla sicurezza del lavoro, nel senso di cui parlavamo ieri: le imprese che non prestano adeguata attenzione, considerato il numero enorme di incidenti verificatosi, saranno penalizzate, fino alla sospensione. Confindustria non gradisce, ma è giusto così. Lunedì si metterà mano alla legge di bilancio, con nodi grossi che arrivano al pettine.

Fra questi, due che hanno a che vedere con le decisioni prese dal primo governo Conte, divenute identitarie per la coppia politica che lo componeva. Da una parte il reddito di cittadinanza, il cui insuccesso è plateale, che verrà formalmente riproposto e sostanzialmente definanziato. I soldi, se si vuole puntare alla crescita, vanno messi non a finanziare il non lavoro, bensì a sollecitare e favorire l’ingresso nel mondo del lavoro per chi ne è fuori.

La strada è indicata dalla realtà: abbiamo, al tempo stesso, un’alta disoccupazione e una grande difficoltà a trovare lavoratori per mansioni qualificate. Si deve investire, quindi, nella formazione. Chi non è disponibile non sia mantenuto a far nulla. Dall’altra parte c’è Quota 100, che fu introdotta non come riforma permanente, ma come parentesi a scadenza; quindi era, fin dall’inizio, destinata a finire. Non è utile alcuna proroga a spese di chi continua a lavorare: chi vuole andare in pensione prima lo faccia, ma sulla base dei contributi versati e non di regali reclamati.

Da quell’imbocco si arriva alle altre riforme relative al mondo del lavoro e agli ammortizzatori sociali, nel mentre si affronta il tema della regolazione del mercato e della concorrenza, smettendola di inscenare inutili, perdenti e controproducenti resistenze a direttive europee che, se correttamente applicate, libererebbero energie, chiamerebbero imprenditoria nuova e giovane, ampliando gli spazi della competizione.

Tutta roba bella da dirsi, ma faticosa e a tratti dolorosa da farsi. Davanti a tutto questo la Lega continuerà a intestarsi tutti i possibili fronti di dissenso, con annesse precipitose retromarce? A sinistra penseranno di sostituirla nell’ululare alla luna? Quelle riforme sono nel programma di governo e sono il succo degli accordi in base ai quali ci siamo collocati in cima alla lista dei Paesi finanziati dall’Unione europea. Se qualcuno ha voglia di riprendere il delirio contro i vincoli esterni provi a trovare i soldi interni con cui sostituire quelli esterni.

Per parte sua, il governo non deve, ma soprattutto non può fermarsi. Verrebbe meno la sua ragione d’esistere, ciò che giustifica un evidente stato d’eccezione, come verrebbe a mancare l’abbrivio che tiene in piedi la bicicletta. La tesi secondo la quale nessuno mette in dubbio la validità e necessità del governo Draghi, ma ciascuno crede che l’altro alleato in maggioranza debba andarsene, ha un che di infantile. Ora, adulti e vaccinati, o si pedala o si scende.

di Davide Giacalone

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