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title: La politica della recessione che non guarda alla realtà
description: "Le statistiche prevedono un anno nero per l'Italia eppure, i dati ISTAT 2022, mostrano un quadro di sostanziale crescita del nostro Paese"
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date: 2022-09-19
author: Davide Giacalone
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categories: [Economia]
tags: [economia, Evidenza, politica]
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# La politica della recessione che non guarda alla realtà

![La politica della recessione che non guarda alla realtà](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/09/Evidenza-sito-2-3.jpg)

Le statistiche prevedono un anno nero per l'Italia eppure, i dati ISTAT 2022, mostrano un quadro di sostanziale crescita del nostro Paese. Ma la politica italiana pare non essersene accorta.

**L’agenzia Fitch vede nero, prevedendo per l’Italia un 2023 in recessione**:** -0,7%**. Vale per l’insieme delle economie europee e sul lato della produzione industriale, ad esempio, l’Italia è cresciuta nel 2022, salvo flettere da maggio, mentre la Germania scivola per l’intero corso dell’anno. Facciamo meglio della media europea, laddove eravamo abituati da lustri a fare peggio. **Nei conti italiani il 2023 era quotato con un +0,9%, quindi un rallentamento della crescita ma pur sempre una crescita**. I conti del Fondo monetario internazionale ci assegnano un +0,7%. Sappiamo che il rallentamento sarà maggiore e pesano i costi dell’energia. La realtà è questa, si tratta di affrontarla.

La cosa peggiore che sta capitando non è che la realtà presenti le sue difficoltà ma che la si neghi o ribalti. **La cosa peggiore è la distanza fra le parole della politica**, le promesse elettorali e la realtà.

Non solo chiuderemo quest’anno con una crescita importante, ma da decenni non crescevamo quanto negli ultimi due anni. **Nei primi sei mesi del 2022** (dati Inps) **sono state fatte 4 milioni e 270mila assunzioni**, con 377mila trasformazioni contrattuali da tempo determinato a indeterminato. Nello stesso periodo più di 1 milione di lavoratori hanno deciso di dimettersi. Le cause possono essere diverse: alcune segnalano deficienze nel sostegno familiare ma, comunque, non sono certo segno d’indigenza. **Ci sono anche stati 266.640 licenziamenti economici**, in crescita rispetto al precedente anno (ma vigeva il blocco dei licenziamenti), perché ci sono anche aziende portate ai bordi o fuori dal mercato.

Compresi licenziamenti e dimissioni, comunque, nel semestre **si è superato il livello occupazionale pre-pandemia**, segnalando una velocità di ripresa decisamente superiore a quella (lentissima) successiva alla crisi del 2008. Queste realtà convivono ed è sciocco pretendere che sia vero il brutto e falso il bello o viceversa. Il mercato del lavoro e la crescita della ricchezza hanno portato a casa successi. Ma **il punto è che la politica ha elaborato lo scenario della crescita come se fosse di recessione**, mentre quella prospettiva se la trova davanti e non alle spalle. Da qui un pericoloso fraintendimento sulle cose da farsi.

**La Covid-*economy* ha lasciato un’eredità infetta**, consistente nella convinzione che i soldi dello Stato possano compensare e ristorare a piacimento. Ma siccome non esistono i “soldi dello Stato” semmai quelli dei contribuenti – compresi i debiti – ne deriva che chi va raccontando si possa elargire senza limiti sta prendendo in giro. O non ha capito niente. Solo chi crede che prendere voti sia più importante d’essere credibili può continuare a proporre maggiori debiti (*alias* scostamento di bilancio) come se fosse un rimedio e non il doloroso problema che deve fare i conti con i tassi d’interesse crescenti. E tali soggetti si trovano a destra come a sinistra, posto che a far danno saranno quelli che governeranno.

**Se a destra si continua a strologare di sgravi fiscali di massa**, ignorando l’evasione di massa e come se entrate e uscite fossero porte di due mondi diversi, **a sinistra si strologa di aumenti salariali senza pensare alla produttività**. Mi hanno colpito le parole di Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna ed esponente del Pd, che da una parte propone salari più alti e una mensilità in più, dall’altra ricorda che nella sua regione hanno fatto un accordo con sindacati e imprese per migliorare la formazione e diminuire la precarietà: non è così difficile capire che le seconde cose sono premesse delle prime, mentre le prime sono promesse che affondano le seconde. Contraddizione che ben riassume le conseguenze della **falsificazione della realtà**, facendo sbagliare strada.

Se si pensa di essere stati in recessione per i due anni in cui più si è cresciuti, elaborando politiche assistenziali, scende a zero la capacità di affrontare i difficili mesi a venire. Questo è il nostro scompenso.

 

*di Davide Giacalone*
