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title: La scuola italiana non è solo una questione di soldi
description: "Nel dibattito sull'adeguamento degli stipendi dei docenti alla media UE non si tengono conto dei tanti problemi della scuola italiana"
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date: 2022-08-29
author: Cristina Agazzi
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/economia/la-scuola-italiana-non-solo-soldi/
categories: [Economia]
tags: [Evidenza, scuola]
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# La scuola italiana non è solo una questione di soldi

![La scuola italiana non è solo una questione di soldi](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/08/Evidenza-sito-20.jpg)

Nel dibattito sull'adeguamento degli stipendi dei docenti alla media UE non si tengono conto dei tanti, troppi problemi, che la scuola italiana affronta ogni giorno. Gli stipendi, a confronto, sono il male minore.In questo periodo dovunque si sente parlare di **adeguamento degli stipendi dei docenti alla media europea**.

Fa male che sia questo il primo punto di ogni rivendicazione sindacale o promessa elettorale, invece di una seria e rivoluzionaria riforma della scuola che abbia davvero a cuore i giovani e il loro futuro, con **particolare attenzione agli istituti professionali**. Infatti solo prendendosi cura dei ragazzi del professionale, spesso provenienti da famiglie o zone disagiate, si può sperare di incidere davvero su un reale cambiamento culturale, sociale e umano del Paese!

Un’altra cosa che stride, quando si parla di adeguamento agli altri Paesi, è che **si confrontano sempre e solo gli stipendi, non il numero medio di ore di lezione e di alunni per classe, entrambi in Italia inferiori alla media OCSE!** E nessuno accenna a mettere in relazione gli stipendi col reale costo della vita nei vari Stati (già in Italia è irrazionale il paragone tra Milano e Potenza): senza questo confronto tra i dati non si può impostare nessun discorso sensato e oggettivo. **Sarebbe anche onesto confrontare le modalità di reclutamento** (punto debolissimo della nostra scuola) e sapere che ad esempio nell'invidiata Germania chi vuole diventare insegnante deve frequentare una facoltà specifica (dunque sceglie prima, per passione e non dopo, per ripiego) con un percorso di otto anni, numerosi tirocini e due esami di Stato.

Per completare il quadro, tutti coloro che esigono un adeguamento alla condizione delle scuole europee, guarda caso **premono per eliminare l'Invalsi, unico strumento di confronto oggettivo tra i vari Paesi** vista la farsesca autocelebrazione dei docenti che è diventata la maturità. Sottrarsi alla comparazione di dati sembra rivelare mancanza di volontà e di capacità per impegnarsi seriamente nell'eliminare il gap rilevato da queste prove.

**La scuola ha enormi problemi** che meritano grande attenzione da subito e sono impossibili da affrontare in poche righe. Tra le maggiori sofferenze c'è i**l malessere del personale, l'inadeguatezza del reclutamento e il trattamento dei precari**, ma una volta entrati nella “casta” scattano, come un riflesso automatico, lo spirito di conservazione e la cecità indifferente nei confronti di tutto quello che accade nel mondo al di fuori della scuola. È innegabile che ruolo e responsabilità dei docenti richiederebbero una considerazione sociale ed economica diverse, ma quello che mi fa soffrire e di cui mi vergogno, come insegnante, è che si facciano **continue richieste quasi esclusivamente riguardanti i soldi, senza essere disposti in cambio a rinunciare a nulla di quelli che vengono ritenuti diritti acquisiti e intoccabili**.

E il continuo confronto con gli stipendi europei è solo di facciata e non ha senso se si nascondono volontariamente tutti gli altri parametri da considerare per rendere realistico e utile il paragone. È comodo e facile voler adeguarsi all'Europa nei diritti, lo è molto meno farlo coerentemente e onestamente anche nei doveri!

 

*di Cristina Agazzi*
