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title: Lavorare meglio per aumentare i salari
description: "Da una parte si chiede di aumentare i salari, dall'altra di tagliare il cuneo fiscale. Nessuno afferma la verità: serve investire in innovazione e formazione per avere personale qualificato che aumenti la produttività."
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date: 2022-04-29
author: Davide Giacalone
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/economia/lavorare-meglio-per-aumentare-i-salari/
categories: [Economia]
tags: [Evidenza, imprese, Italia, lavoro]
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# Lavorare meglio per aumentare i salari

![Lavorare meglio per aumentare i salari](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/04/Evidenza-sito-3-5.jpg)

Da una parte si chiede di aumentare i salari, dall'altra di tagliare il cuneo fiscale. Nessuno afferma la verità: serve investire in innovazione e formazione per avere personale qualificato che aumenti la produttività.

Volano parole pesanti, ma portando a bordo pensieri un po’ troppo leggeri. Aumentate i salari, intima il ministro del Lavoro agli industriali. Piuttosto tagliamo il cuneo fiscale, replica stizzita Confindustria. Considerato che si tratta degli aspiranti contraenti di un “Patto per l’Italia”, quello scodellato è un piatto pieno di niente.

Il lavoro è uno dei fattori produttivi. Il solo direttamente umano, quindi giusto avere un occhio di riguardo. In un mercato funzionante ciascun fattore produttivo è remunerato per quel che vale, correggendo eventuali squilibri che (inevitabilmente) si producono. Taluno ha notizia di lavoratori pagati troppo poco a fronte di succosi utili portati a casa dalle aziende? Non è questa la realtà, sebbene non sia escluso che in qualche caso capiti.

Ciò significa che se si vogliono aumentare i salari occorre che ricorra una delle seguenti condizioni, meglio se entrambe: **a. aumento della produttività; b. diminuzione della fiscalità.** Il resto appartiene al mondo della fantasia, che utilizzata in politica si chiama demagogia.

**Aumentare la produttività non necessariamente (anche) significa lavorare di più.** Ad esempio lavorare meglio. Per lavorare meglio c’è una parte che pesa sul lato dell’impresa, ovvero l’investimento in innovazione, e una parte che riguarda i lavoratori, ovvero la formazione. **Lavorare in imprese con sistemi e prodotti vecchi o far lavorare personale dequalificato non aumenterà mai la produttività.**

Un sindacato che tuteli veramente l’interesse dei lavoratori sarebbe interessato all’innovazione e alla formazione almeno quanto alla busta paga. **Se, come capita, non si trova personale qualificato per posti disponibili, la produttività cala. Il che esclude crescano i salari e gli utili.**

Parlare di questo sembra essere complicato sicché, alla fine, sono tutti concordi sul lato b.: abbassare la fiscalità. Solo che il lato b. fa, talora, perdere la testa e i tanti che lo dicono – mai omettendo di utilizzare l’abracadabra del “cuneo fiscale” – dovrebbero usare la cortesia di indicare quali prestazioni tagliare. Altrimenti il cuneo se lo trovano fra le meningi.

Ma siccome anche questo comporta qualche complicazione e toglie la soddisfazione di dire cose tanto apparentemente giuste quanto totalmente inutili, ecco che si passa al reparto geremiadi: per le imprese e per i lavoratori **l’inflazione fa salire i costi, ergo intervenga il governo e ristori.** Formula perfetta e già sperimentata, trattandosi di quella che **ammazzò la crescita economica dell’Italia**, nel secolo scorso.

Suggeriamo di studiare con attenzione gli ultimi dati diffusi da Eurostat: **in Italia lavora il 58,2% della popolazione attiva, contro una media europea del 68,4%.** Più di dieci enormi punti in meno. Non solo: nella media europea l’occupazione è già tornata sopra quella del 2019, pre Covid, mentre in Italia siamo ancora sotto di 0,8 punti. E non basta: la velocità di recupero italiana, nel 2021, circa la crescita dei lavoratori, è pari alla metà di quella europea. Meglio non riportare i numeri relativi alle lavoratrici e ai giovani. **Sta peggio solo la Grecia, ma con una velocità di recupero superiore alla nostra. Così andando la produttività non cresce neanche nei sogni.**

Allora, anziché darsi vicendevolmente del “ricattatore”, i sindacati dei lavoratori e quelli datoriali (servirebbe anche la politica, ma per quello rivolgersi ai santuari) si prendano vicendevolmente per un orecchio e ragionino della messa in coerenza delle rivendicazioni e delle speranze con i piani del Pnrr e con gli investimenti a questi legati.

Va allargato il buco dell’imbuto che strozza l’accesso al lavoro, che **va alleggerito dai costi insensati del non lavoro.** Senza il privato che investa in innovazione e senza il lavoro che accresca la preparazione non si va da altra parte che nella pozza dell’assistenzialismo a debito. A quel punto ciascuno può aumentare quello che gli pare, tanto non vale nulla.

Di *Davide Giacalone*
