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title: "Tra chi lavora e chi parla di lavoro c&#8217;è un abisso"
description: "Prendete giornali e discussione politica: c’è senza dubbio un abisso fra chi parla del lavoro e chi lavora veramente"
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date: 2023-05-10
author: Davide Giacalone
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categories: [Economia]
tags: [economia, Evidenza, lavoro]
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# Tra chi lavora e chi parla di lavoro c&#8217;è un abisso

![lavoro](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/05/Evidenza-sito-337.jpg)

Prendete giornali e discussione politica: c’è un abisso fra chi parla del lavoro e chi lavora veramente

**Si parla dei giovani come fossero soggetti deboli da sostenere**. Li si descrive un giorno come assopiti sul divano e il giorno appresso come in fuga verso un indeterminato “estero”. Si generalizza facendo a gara nel cordoglio, **nel crucciarsi per l’alloggio non confortevole o rattristarsi nel caso la loro vita sia lacerata dal sopruso di una bocciatura**. Li si vuole conservare nei luoghi comuni perché questo è il modo migliore per non essere costretti a cambiamenti per il bene comune. **Eppure ci sono dati che urlano la distanza fra la realtà e la sua rappresentazione.**

Per qualche giorno si giocherà al piccolo costituzionalista, lasciando immaginare che se ci fosse l’intesa la via sarebbe in discesa. In realtà è lunga e nel suo scorrere si farà a tempo a dimenticarsene molte volte. Ma sarebbe un raggiro lasciar supporre che possa trovarsi nella riscrittura della Carta la chiave per ricondurre ai fatti forze politiche e culturali in fuga dalla realtà.

**La disoccupazione italiana è nell’intorno dell’8%, quella giovanile supera il 22%**. Tolta la crescente quota di quelli che non studiano e non lavorano – che il politicamente corretto vuole che **siano compatiti e inducano tristezza**, laddove sarebbe bene scuoterli con indignazione avvertendoli che **ciascuno di noi ha un ruolo nella propria vita**, che dare la colpa a “la società” o “il sistema”** è il modo migliore per perdere senza neanche gareggiare** – i giovani cercano lavoro e le aziende cercano lavoratori. **Ma gli uni e le altre continuano a cercare**. Per forza, avvertono quelli per cui è sempre colpa degli altri: **le paghe sono troppo basse**. Questo è però l’ultimo dei problemi.

**In un Paese in cui lavora il 60,2% della popolazione attiva, dovendo mantenere gli altri il costo del lavoro sarà alto e le paghe basse. Per sempre**. Se si aumenta il costo del lavoro si va fuori mercato, se si diminuisce il cuneo fiscale a debito si va fuori di testa. **Si deve lavorare più numerosi, più produttivamente e più a lungo.** Il che fa bene anche alla morale. L’insulto non sono le paghe basse – **che cominciammo tutti con tre soldi** – ma la protezione dei garantiti, il mettere in conto ai giovani pensioni che non avranno mai, una scuola poco formativa, un mondo del lavoro poco meritocratico,** quindi la prospettiva inaccettabile che la paga resti povera a lungo.**

Nonostante questo e i disoccupati, a smentire il luogo comune dei divanati mantenuti **c’è il fatto che molti giovani lavorano. Nelle condizioni date.** E uno studio dell’Istituto Piepoli avverte che, udite udite, sono anche soddisfatti. **Il 55% è preoccupato per l’assenza di lavoro**. Ma fra i lavoratori compresi fra 16 e i 26 anni **il 38% si dichiara soddisfatto e ammette di avere scoperto un lavoro cui non pensava e in cui si trova bene**, il 28% è soddisfatto perché sta facendo il lavoro per cui ha studiato, **per il 18% è quello che avrebbe sempre voluto fare**, mentre il 16% non è soddisfatto manco per niente. **Dentro questo 16% la metà lamenta la paga bassa**. Ora prendete giornali e discussione politica e ditemi se le due cose si somigliano. **Manco da lontano. C’è un abisso fra chi parla del lavoro e chi lavora veramente.**

**La scena è occupata dal partito unico della spesa pubblica**, secondo cui basta dare di più per diffondere felicità.** Che poi tocchi pagare è triste ovvietà occultata.** Non mancano i giovani in gamba: manca loro la libertà di crescere, di competere e di vincere.** Chi emigra non cerca protezioni ma opportunità.** Si deve aprirle loro anche dentro ai confini, il che farebbe crescere la ricchezza di tutti. **Non saranno la Repubblica presidenziale o il premierato** (ammesso che chi ne parla li distingua) ad aprire il mercato, **ma la concorrenza, la preparazione e l’innovazione**. Se politica e giornali preferiscono parlare di divani, attendati, sfiduciati è perché capiscono che quelli li aiuteranno a conservarsi. **Mentre quanti sono capaci di camminare e correre senza compatimenti potrebbero essere presi dalla sindrome del debuttante**, che s’accorge di potere buttare via quel che gli ostruisce la strada.

di *Davide Giacalone*
