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title: Le imprese e i capitali, siamo prede
description: "La dura realtà delle imprese in Italia: siamo rimasti senza imprenditori, come dimostrano Confindustria e l'autorevole “Wall Street Journal”"
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date: 2024-02-14
author: Franco Vergnano
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categories: [Economia]
tags: [impresa, Italia]
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# Le imprese e i capitali, siamo prede

![Le imprese](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/02/Le-imprese.jpg)

2022-04-06 18:10:41

2022-04-06 16:10:41

"Cosa ho pensato quando ho visto Montezemolo con le mie scarpe? Guarda 'sto vecchietto!". All'Università IULM di Milano il patron del gruppo Tod’s, che appena scoppiata la guerra ha fermato tutto, non le manda a dire: "Per un polo italiano del lusso ormai è tardi".

"Appena è scoppiata la guerra, noi abbiamo fermato tutto". Così Diego Della Valle, stamane in un incontro con gli studenti dell’Università IULM di Milano, commentando i rapporti commerciali tra il suo gruppo e la Russia: "Tod's ha rapporti commerciali con partner che vendono i prodotti in franchising. Quando poi ci sarà l'armistizio vedremo il da farsi. Per ora i discorsi si fermano lì".

Poche le parole di Mister Tod’s sul conflitto e a chi ha provato a chiedergli di più ha risposto ironicamente: "Si comperi una giacchetta Della Valle, prima di fare domande a Della Valle".

C’è poca voglia di parlare di guerra e molto, invece, di affari. Uno dei principali obiettivi che ha il presidente del gruppo Tod’s (a cui fanno capo i marchi Tod's, Hogan, Fay e Roger Vivier) è "quello di valorizzare i marchi per ottenere anche performance di fatturato e utili molto interessanti". Sono marchi che valgono certamente tanto, ma messi insieme valgono meno della somma dei singoli. Quindi l'obiettivo quest'anno è quello di evidenziare il valore di ogni singolo marchio anche per riconoscere un dividendo che soddisfi gli azionisti (il titolo è quotato all’Euronext di Milano ndr).

Che ci sia in vista l’idea di vendere alcuni asset del gruppo? Su questo Della Valle non si è sbilanciato ma relativamente alle acquisizioni fatte in questi anni da aziende estere, e in particolare da quelle messe a segno dai francesi di Lvmh (LVMH Moët Hennessy Louis Vuitton SE) ha dichiarato: "Io non ho visto nessun marchio in Lvmh che non abbia avuto grandi vantaggi a farsi comprare da un gruppo che ne ha rispettato il marchio, mantenuto tutto in Italia, accresciuto molto i valori, coinvolto le famiglie a rimanere nelle aziende e portato tutta la forza finanziaria necessaria per svilupparli". Va detto però che Lvmh, a sua volta, è azionista di Tod's con una quota del 10% e che Della Valle siede da tanti anni anche nel consiglio di amministrazione di Lvmh.

"Ho assistito a molte acquisizioni in Italia, come Fendi, Bulgari, Loro Piana ed altri - ha aggiunto l’imprenditore - e non so se tutti questi marchi, senza un appoggio così forte, oggi sarebbero ancora lì".

C’è stato anche il tempo per togliersi qualche sassolino dalla scarpa, in particolar modo verso le banche d’affari: "Purtroppo all'orizzonte non vedo nessuna possibilità di aggregazioni che possano dare vita a un polo del lusso italiano. Direi che ormai siamo fuori tempo massimo. Anche se questi sono più ragionamenti da banche d'affari, che quando arrivano i singoli non li stanno a sentire".

E di nuovo, Della Valle è tornato a prendere come modello i cugini francesi facendo riferimento alla banca Lazard e agli altri istituti finanziari che hanno sostenuto le aziende, finanziandole con operazioni per farle crescere.

Non è mancato un momento amarcord, durante il quale l'ex patron della Fiorentina ha raccontato ai giovani studenti i suoi esordi, cominciando dal paesino delle Marche da cui tutti i suoi sogni sono iniziati e che lo hanno portato ad essere uno tra gli imprenditori più famosi del mondo. Immancabile l’aneddoto dietro alla grande innovazione che lo ha coronato re delle calzature: il diverso utilizzo della gomma. "La gomma veniva usata per le scarpe da lavoro, per le scarpe economiche - ha spiegato - Ho voluto mescolare la gomma con i migliori materiali del mondo: nel mio caso materiali italiani e inglesi e ho tentato di creare un prodotto che potesse andar bene tutta la settimana".

Secondo Diego Della Valle è meglio avere pochi mezzi e tante idee piuttosto che tanti mezzi e poche idee. È questa la mentalità vincente che l’imprenditore vuole trasmettere ai giovani, a chi vuole intraprendere un percorso nel mondo della moda. E sul finire c’è anche il tempo per una battuta, e a chi gli chiede: "Cosa ha pensato la prima volta che ha visto le sue scarpe ai piedi di Agnelli o Mentezemolo?", risponde "Ma tu guarda 'sto vecchietto!".

 

di Filippo Messina

Diego Della Valle: "A quel vecchietto di Montezemolo e ai miei azionisti dico…"

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2022-04-06 20:39:37

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2022-07-15 12:42:32

2022-07-15 10:42:32

Era il 15 luglio del 1997 quando Gianni Versace venne ucciso nella sua villa di Miami da Andrew Cunanan, giovane tossicodipendente, che spezzò la vita e i sogni di uno degli stilisti più iconici della moda italiana.

Due colpi di pistola, una alla nuca e una alla guancia, sulle scale della sua lussuosa villa di Miami: il 15 luglio 1997 veniva assassinato Gianni Versace. Sono passati già 25 lunghi anni dalla morte di uno degli stilisti più eclettici e glamour della moda italiana.

Quella mattina, fu immediatamente soccorso dal compagno Antonio D'Amico e da Lázaro Quintana, amico della coppia, venne trasportato d’urgenza al Jackson Memorial Hospital dove morì poche ore dopo. Le indagini della polizia si concentrarono sull'unico indizio presente ovvero l'arma del delitto, una pistola Taurus calibro 40 già utilizzata in altri quattro omicidi avvenuti nell'aprile dello stesso anno: un ex ufficiale di marina con un martello, un architetto a colpi di pistola, un agente immobiliare con un cacciavite a Chicago, il custode di un cimitero in New Jersey.

L'assassino era Andrew Cunanan, un giovane tossicodipendente dedito alla prostituzione omosessuale e nella lista dei dieci criminali più ricercati degli Stati Uniti, ritrovato morto 9 giorni dopo in una casa galleggiante a Miami. Si sparò con la stessa pistola con cui aveva ucciso lo stesso Versace.

Non fu mai trovato un legame tra i due e la pista mafiosa fu prontamente esclusa. Versace fu cremato e sepolto sul lago di Como. Ai funerali, nel Duomo di Milano, vi parteciparono anche gli amici più cari come la principessa Diana, Elton John, Naomi Campbell. Sting e Elton John cantarono insieme "The Lord is my Shepherd" durante la celebrazione, tra la commozione dei presenti.

Lady D. perse la vita poche settimane dopo il suo caro amico, il 31 agosto del 1997, come in un tragico scherzo del destino. “Succederà anche a me, vero?", avrebbe detto alla sua guardia del corpo.

La morte, improvvisa e violenta, di Gianni non ha spento i sogni del brand Versace passato poi nelle mani dei fratelli Santo e Donatella. Dal 2019 la Gianni Versace S.r.l. è entrata a far parte del gruppo Capri Holdings Limited  assieme a Michael Kors e Jimmy Choo, mantenendo Donatella Versace come responsabile del design creativo.

Il simbolo della Medusa, che nella mitologia greca aveva il potere di pietrificare chiunque la guardasse, resta ancora lì come Gianni Versace, mai dimenticato, avrebbe voluto.

 

di Raffaela Mercurio

A 25 anni dall'omicidio di Gianni Versace

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2022-07-15 12:42:32

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2023-06-01 10:50:44

2023-06-01 08:50:44

Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, ieri ha svolto per l’ultima volta le sue “considerazioni finali”

Il finale è un continuare e, per continuare, è necessaria una visione politica che superi la contingenza. Non è paradossale, ma consequenziale, che la si trovi nelle parole di Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, che ieri ha svolto per l’ultima volta le sue “considerazioni finali”.

Il testo andrebbe letto e riletto per intero. Non ci sono novità, ma è il percorso logico a pesare. L’Unione europea e l’unione monetaria sono state sospinte alla maggiore integrazione da un susseguirsi di crisi, a partire da quella dei debiti sovrani. Tanto era maggiore il pericolo tanto più lestamente s’è provveduto a difendersene assieme. Si sono così utilizzati strumenti finanziari nuovi, che hanno consentito di fare prestiti ai Paesi che ne avevano bisogno – come sul fronte della disoccupazione – e di finanziare la transizione energetica e gli investimenti. Non di meno questi nuovi strumenti hanno una dimensione corposa e una durata eterea, laddove sarebbe bene stabilizzarli. Quindi avere stabilmente più integrazione europea. Resta da completare l’unione bancaria, sul cui tracciato si trova il Mes (Meccanismo europeo di stabilità), che potrà svolgere una funzione importante, disponendo delle risorse necessarie. Tradotto: ratificate in fretta la riforma, che si sta facendo una figura imbarazzante.

Ridurre il peso del debito pubblico sul prodotto interno lordo non è una cosa che ci “chiede l’Europa”, ma quanto ci impone la nostra stessa Costituzione – oltre che il buon senso – visto che un debito elevato comporta la consistente spesa annuale di soldi, per pagare gli interessi, che potrebbero essere utilizzati diversamente. Possiamo riuscirci continuando a crescere, utilizzando i fondi messi a disposizione dal programma europeo Next Generation Eu e la cui spesa è prevista dal Pnrr. Ma non c’è tempo da perdere e non si può sprecarlo discutendo di cambiamenti imprecisati.

Visco è partito e ha concluso ricordando l’aggressione della Russia all’Ucraina, con le sue conseguenze; non ha mancato di ricordare la crisi demografica, lapidariamente affermando che per i prossimi decenni «i giochi sono fatti» (il che impone di tenerne conto quando si parla di pensioni, non per un futuro imprecisato ma per il presente in cui, invece, ancora si discetta di anticipi e agevolazioni); ha richiamato il doloroso fatto che i giovani andrebbero valorizzati, ma da noi sono meno istruiti che in altri Paesi europei; ed è così giunto al passaggio politico decisivo, che scommettiamo sarà ignorato: «Serviranno tempi relativamente lunghi, tali da coinvolgere più legislature; gli obiettivi vanno perseguiti con costanza e lungimiranza e con il consenso diffuso dei cittadini».

Ed è questo il nocciolo: oggi cresciamo più di altri Paesi europei, come Francia e Germania, ma la nostra produttività ha arrancato per decenni, creando uno svantaggio, nel mentre il debito cresceva, impiombandoci le ali; si può e si deve rimediare, ma servono una visione pluriennale e la coerenza di mantenere la rotta. Partiti che fossero effettivamente e pienamente politici avrebbero sì il diritto e la funzione di organizzare e raccogliere il consenso per le proprie liste e per i propri candidati, ma dovrebbero escludere di farlo in contrasto con la necessità di formulare idee e proposte coerenti con una visione futura e compatibile con il quadro delineato. Il raccogliere applausi promettendo soldi, pensioni e garanzie per tutti può pure funzionare per una o due tornate elettorali, ma sarà travolto dall’incoerenza e metterà a rischio l’Italia tutta. Specie se i concorrenti rilanceranno proposte e idee ancora più incoscienti, sentendosi in diritto di farlo perché gli altri lo hanno fatto.

Quella descritta da Visco è l’Italia di chi sa e sente che esistono anche i doveri. Non certo perché si ami la vita penitenziale, ma perché si cerca di evitare che tutti paghino penitenza esagerata per avere abboccato a promesse fuori dalla realtà e anche dalla moralità politica, che si nutre di conoscenza e coerenza.

di Davide Giacalone

Visco e le "considerazioni finali"

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2023-06-01 07:56:06

2023-06-01 05:56:06

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