---
title: "%%title%% %%page%% %%sep%%"
description: "Nel primo semestre del 2022 il Pil italiano è cresciuto del 3,4%. Siamo primi in Europa per crescita economica."
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/08/104704117-64ed1c59-1a48-4eeb-93a7-07ecfcec54b4.jpeg
date: 2022-08-11
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/economia/litalia-dei-grandi-numeri-economici/
categories: [Economia]
tags: [economia, Evidenza]
---

# L&#8217;Italia dei grandi numeri economici vola sul tetto d&#8217;Europa

![Pil Italia](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/08/104704117-64ed1c59-1a48-4eeb-93a7-07ecfcec54b4.jpeg)

Nel primo semestre del 2022 il Pil italiano è cresciuto del 3,4%. Siamo primi in Europa per crescita economica: dovremmo imparare ad apprezzarlo e a gioirne di più.

Tutti noi siamo portati, nella gran parte dei casi, a reagire con maggiore energia (e agitazione) alle notizie negative rispetto a quelle positive. È stato provato da raffinate analisi psicologiche, per esempio, **come sia molto più forte il timore di subire un danno ai nostri risparmi rispetto alla soddisfazione provata per una crescita di identica percentuale dei propri investimenti**. È un po’ il ragionamento del rumore della foresta che cresce o dell’albero che cade, rapportato al mondo del risparmio. Funzioniamo così e per certi aspetti c’è poco da fare.

Eppure, se si ha voglia di mettere in fila alcuni dei numeri fatti segnare dall’Italia negli ultimi tempi, c’è da sgranare gli occhi. **Nel primo semestre del 2022 il Pil italiano ha acquisito una crescita sull’intero anno del 3,4%**, unica grande economia a costringere il Fondo monetario internazionale a rivedere al rialzo le proprie stime.

Se allunghiamo lo sguardo sull’intera esperienza dei **quasi 17 mesi del governo Draghi, la crescita reale del nostro Pil tocca il +7,6%**. A livello mondiale (nell’ambito del G20) la Corea del Sud è seconda e ha fatto segnare +5,6%, la Francia +5,4%, Il Canada +5,2%, gli Stati Uniti +4,9%, la Cina +2,7% e la Germania +2%. Nel primo trimestre di quest’anno le nostre esportazioni verso gli Stati Uniti sono cresciute del 21% rispetto allo stesso periodo del 2021.

È vero, si era già in una fase segnata dall’impetuoso rafforzamento del dollaro sull’euro, ma ci risulta che la moneta unica sia di corso legale anche in Germania, Spagna e Francia. **Battiamo Berlino e Madrid di 12 punti percentuali e Parigi di 4**. Non solo a parità di condizioni, ma nel pieno degli effetti nefasti legati alla guerra scatenata da Vladimir Putin in Ucraina e alle prese con l’esplosione dell’inflazione, che ha portato all’inevitabile rialzo del costo del denaro, dopo gli anni della pandemia.

Non certo casualmente, **questo bizzarro Paese** che – come scrivevamo solo ieri – non perde occasione di dipingersi debole, afflitto e destinato al declino, **continua a essere una potenza mondiale della manifattura e dell’*export***. Il che genera, in un quadro come quello che abbiano appena descritto, un *boom* dell’occupazione. Sia pur ancora lontani dalla media dell’Unione europea, **abbiamo comunque raggiunto il livello più alto di percentuale di occupati da quando partirono le serie storiche dell’Istat, nel lontano 1977**. Del resto produciamo di più, facciamo marciare di più le linee perché c’è alta domanda delle nostre merci e abbiamo bisogno di aumentare gli occupati per sostenere la produzione. Logico.

Qui la politica non c’entra nulla, men che meno l’ideologia. Chiunque abbia realmente a cuore il Paese e la forza intrinseca di un sistema produttivo che a parità di condizioni altrove sarebbe stato schiantato anni fa, non prova alcun brivido a immaginare che il ministro dello Sviluppo economico sia di questa o quella parte politica. Chiede solo capacità, visione e rispetto per **la forza di un Paese che andrebbe semplicemente lasciata libera di esprimersi**, senza regalare di continuo energie, fondi e tempo alle gigantesche sacche di improduttività che continuiamo a coccolare per piccoli interessi corporativi o elettorali.

**Si fa un gran parlare di “scelte di campo”, in queste settimane di campagna elettorale**: l’unica scelta di campo che noi vediamo è quella fra sviluppo, occupazione, benessere, ricerca e sperimentazione da un lato e il grigio conformismo dell’assistenzialismo fine a sé stesso dall’altro. Tutto qui.

 

*di Fulvio Giuliani*
