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title: Lo sfoltimento di Stellantis, incentivi all’uscita volontaria
description: "Stellantis ha siglato un accordo per l'uscita volontaria di 1.520 lavoratori. Un processo di dismissione dall’Italia del gruppo"
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date: 2024-03-31
author: Nicola Sellitti
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/economia/lo-sfoltimento-di-stellantis-incentivi-alluscita-volontaria/
categories: [Economia]
tags: [impresa, Italia]
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# Lo sfoltimento di Stellantis, incentivi all’uscita volontaria

![Stellantis uscita volontaria](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/03/Stellantis-uscita-volontaria.jpg)

25929

2024-03-05 18:51:04

2024-03-05 17:51:04

A Pomigliano si presenta la Pandina, la serie speciale di quella Panda che nello stabilimento napoletano viene prodotta dal 2011

Un pasticcino e un caffè, la visita guidata nel micro-universo della Pandina e le felpe dei dipendenti griffate Fiat. Cordialità, gentilezza e sorrisi. Finché non si accenna ai cinesi, intesi come quelli di Byd, il colosso dell’auto elettrica di Shenzhen che ha già scelto l’Ungheria e che il governo Meloni avrebbe sondato per portare un secondo produttore di auto in Italia. A Pomigliano si presenta la Pandina, la serie speciale di quella Panda che nello stabilimento napoletano viene prodotta dal 2011. Ci sono decine di giornalisti da Germania, Spagna, Regno Unito. All’ingresso dello stabilimento si nota il tabellone luminoso con l’elenco dei giorni senza infortuni sul lavoro (362) e di quelli in cui purtroppo qualcuno si è fatto male (4). A una manciata di chilometri, a Pratola Serra (Avellino), di recente è morto un operaio e la Regione Campania si è costituita parte civile sulla vicenda. Atto dovuto, ma non se ne parla.

La presentazione della Pandina è minimalista: poche concessioni alla vanità, un paio di brani di Sanremo 2024 in sottofondo e poi “La Storia siamo noi” di Francesco De Gregori che accompagna la clip del battesimo della vettura ibrida. Si avverte una certa fretta a chiuderla lì. L’area Comunicazione concede ai cronisti giusto qualche domanda sugli incentivi su cui si sarebbe impegnato il governo, con il piano da 940 milioni di euro del Ministero delle Imprese e del Made in Italy destinato a sostenere l’acquisto di auto elettriche. Un paio di riferimenti ben assestati sui player cinesi arrivano a Olivier Francois, amministratore delegato di Fiat nonché chief marketing officer di Stellantis: nessuna risposta o quasi. C’è piuttosto l’invito (un po’ piccato) a chiedere conto al ministro Adolfo Urso. Il possibile arrivo di un nuovo polo dell’auto in Italia è decisamente un dente che duole. Se ne accorgono i cronisti di agenzia che si sono lanciati sul ‘pericolo’ cinese, rimproverati con toni soft(ma il concetto è stato evidenziato più volte) anche allo standing buffet lunch. Non era il giorno adatto, insomma.

Eppure non ci sono state tracce delle polemiche delle settimane precedenti sulla forza lavoro di Pomigliano messa a rischio (come quella di Mirafiori) in caso di mancati incentivi a Stellantis dal governo. E neppure sulle discrepanze di visione con il governo Meloni, con il presidente del Consiglio che aveva definito «bizzarra» la richiesta di incentivi per l’acquisto delle auto elettriche. Incentivi che invece pare arriveranno, portando lavoro a Pomigliano «almeno fino al 2027» con aumento della produzione del 20%, mentre sino a un paio di settimane fa si paventava lo spettro di oltre 4mila esuberi.

Fra le domande scomode non c’è traccia neppure dell’analisi del “Financial Times”, secondo cui Stellantis faticherebbe a vendere auto elettriche in Italia anche perché – fra le varie cause – c’è stato l’arrivo in ritardo sul mercato dell’elettrico per la lentezza del gruppo a spostare la produzione di componenti dai motori a combustione interna a quelli ‘verdi’. Tutto sterilizzato, anche grazie agli incentivi. Tranne i cinesi. Il dente che duole.

di Nicola Sellitti

Un giorno a casa Stellantis per la Pandina

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2024-03-05 18:51:40

2024-03-05 17:51:40

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9926

2024-02-04 09:31:50

2024-02-04 08:31:50

Una polemica a tratti surreale è seguita alle corrosive dichiarazioni del Ceo del gruppo Stellantis Carlos Tavares, arrivato a un passo dal proporre uno scambio al governo italiano

Soldi di Stato no grazie. Pompare denaro del contribuente in Stellantis, un’opzione assolutamente da evitare. Please.

Negli ultimi giorni è montata una polemica a tratti surreale, seguita alle corrosive dichiarazioni del Ceo del gruppo Stellantis Carlos Tavares, arrivato a un passo dal proporre uno scambio al governo italiano fra l’ingresso nel capitale della società - sul modello francese - e la salvaguardia dei posti di lavoro negli stabilimenti nel nostro Paese. Un’uscita, a oggi non ancora corretta, che ha più che comprensibilmente spinto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti a rispondere per le rime (“Vorrei tanto entrare in Ferrari“). 

In un’atmosfera resa ancora più incandescente dalla recente e per certi aspetti lunare polemica che ha coinvolto la stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni, Stellantis e i temi dell’italianità. Quelle, però, sono opinioni, su cui ciascuno può esercitarsi come meglio ritiene.

Faccenda completamente diversa è ipotizzare l’uso dei denari del contribuente in un’azienda privata in palese difficoltà industriale. Con i toni sopraccitati, poi, la cosa assume aspetti francamente grotteschi. 

In Italia abbiamo una certa dimestichezza in materia, considerato che per decenni alla Fiat sono stati dati denari in forma diretta e indiretta in qualsiasi modo, soccorrendo l’azienda nei suoi passaggi più complessi. Altre epoche, non replicabili per fortuna. 

Molto dipende senza dubbio dalla psicologia dello stesso numero uno di Stellantis, Tavares, un manager che ama dare l’impressione di voler dare del “tu” a capi di Stato e di governo. Uno che parimenti non sembra particolarmente interessato a impiegare il proprio tempo a spiegare a lavoratori e stakeholder cosa diamine voglia fare del gruppo. Se è realmente quel fenomeno che vuole dare l’impressione di essere, proponga un piano industriale in grado di rimettere al centro del mercato Stellantis, lo convinca, vari dei prodotti vincenti. 

In casa, non è storia di 100 anni fa, l’esempio ce l’hanno eccome: Sergio Marchionne. Senza chiedere soldi pubblici, rivoltò come un guanto l’azienda, la rese protagonista mondiale e mise a segno alcuni colpi epocali, sfruttando le circostanze. Non era Superman, come più volte abbiamo ricordato, a cominciare dal non aver colto pienamente lo shock che avrebbe rappresentato per l’industria dell’automotive l’elettrificazione della mobilità. Ad avercene, però, di manager così oggi.

Che a chiedere i denari di Pantalone sono bravi tutti e per quanto riguarda noi i cittadini abbiamo solo una cosa da dire: si è già dato.

di Fulvio Giuliani

Lasciate stare i soldi di Pantalone

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2024-02-04 23:14:25

2024-02-04 22:14:25

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9926

2023-04-03 17:00:43

2023-04-03 15:00:43

Stellantis, l'azienda che produce auto elettriche, costretta a chiamare dall'estero operai specializzati che non trova in Italia

Stellantis ha dovuto chiamare dall’estero operai specializzati nella costruzione di auto elettriche, per permettere alle linee di Mirafiori di tenere il ritmo richiesto dal boom di domande della “500” elettrica. Non trovando disponibilità nei propri stabilimenti italiani e dell’Europa occidentale, l’azienda si è rivolta agli operai delle industrie del gruppo in Repubblica Ceca che arriveranno di rinforzo ai colleghi italiani. Porteranno il proprio know how nel mondo elettrico, che è palesemente sempre più centrale e strategico per l’automotive. A prescindere – sottolineiamo – da ciò che decidano i governi e la stessa Unione europea.

Ci siamo più volte espressi, su queste pagine, riguardo la battaglia politica intrapresa dal governo Meloni e dalla maggioranza di centrodestra, che hanno scelto i biocarburanti come la strada per ‘salvare’ – almeno in parte – il motore endotermico. Crociata con oggettivi aspetti di retroguardia e che ha generato il paradossale effetto di spianare alla Germania la strada poi sfruttata da Berlino per il suo accordo sugli e-fuel, mentre Roma è rimasta al palo. Qualcosa forse riusciremo a ottenere sui biocarburanti, ma resta il trend di mercato tutto sull’elettrico. Ignorarlo appare banalmente irrealistico, come provare a rallentarlo scommettendo sui biocarburanti.

Detto che tutti gli indicatori fanno prevedere una virata sull’elettrico della grande maggioranza di chi acquisterà auto nei prossimi anni, c’è qualcosa che attiene allo Stato senza dubbio alcuno: l’infrastruttura pubblica necessaria a un parco macchine ampiamente elettrificato. Spetta al pubblico realizzare o aiutare a realizzare nei tempi più rapidi possibili una rete capillare di ricarica, possibilmente allo stato dell’arte tecnologico. È oltretutto previsto, grazie agli investimenti consentiti dai fondi del Next Generation Eu, nel nostro Pnrr. Non c’è nulla da inventare, insomma, solo da fare. Pur volendo comprendere le premure politiche e le preoccupazioni del settore legate all’impatto sui posti di lavoro della transizione all’elettrico, tutto questo non solleva il governo dall’impegno di mettere l’Italia al passo con i principali Paesi europei.

Nei giorni in cui si fa un gran parlare di ritardi sul Pnrr, è un’ulteriore occasione da non perdere per modernizzare l’Italia, possibilmente con un occhio di riguardo al Mezzogiorno. Sarebbe delittuoso lasciarlo ancora una volta in uno stato di grave ritardo infrastrutturale rispetto al Centro-Nord. Basti un solo esempio: immaginate oggi un turista del Nord Europa, alle prese con la propria auto elettrica da ricaricare a Sud di Roma (non solo lì, ma lì va peggio), lontano da un grande centro abitato. Nulla da aggiungere, vostro onore.

Di Fulvio Giuliani

Stellantis chiama, Repubblica Ceca risponde

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2023-04-03 11:46:26

2023-04-03 09:46:26

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