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title: Mediobanca rigetta l’ops di Monte dei Paschi di Siena. “Distrugge valore”
description: "Il Cda di Mediobanca \"rigetta\" l'ops \"non concordata\" lanciata da Monte dei Paschi di Siena (Mps) e ritenuta \"distruttiva di valore\""
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date: 2025-01-28
modified: 2025-01-29
author: Filippo Messina
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# Mediobanca rigetta l’ops di Monte dei Paschi di Siena. “Distrugge valore”

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2025-01-28 07:36:44

2025-01-28 06:36:44

L'Ops di Monte dei Paschi su Mediobanca ci rammenta come spesso l'acquisizione di una banca non sia solo un'operazione di mercato

La frase fatta è quella di chi, per fingere estranea neutralità, afferma che dev’essere «un’operazione di mercato». Se tale fosse, questo non significherebbe un possibile disinteresse delle istituzioni, perché resterebbero le autorità di controllo da far funzionare. Come prevede la legge, la Consob dovrà pure accertare quel che ai profani sembra evidente, ovvero che i due scalatori stiano agendo in modo concertato. E se i compiti di vigilanza della Banca centrale europea e della Banca d’Italia saranno attivati in un momento successivo, l’intervento della Consob dovrebbe essere immediato. Questo è previsto per le operazioni di mercato. Se si vuole evitare che poi – come in altri casi – le cose passino per competenza alla Procura della Repubblica.

Epperò non è che questa storia del mercato sia molto convincente. Perché quando Unicredit ha annunciato un’offerta relativa a Bpm (ovvero un’operazione di mercato), subito c’è stata una levata di scudi, manco fosse l’invasione barbarica. Il che ha avuto una singolare conseguenza anti-sovranista a cura dei sovranisti. Quando la stessa Unicredit ha annunciato di volere scalare la tedesca Commerzbank sono scattati i riflessi condizionati del protezionismo tedesco. Cui gli italiani non hanno potuto replicare granché, visto che avevano fatto la stessa cosa.

E se le iniziative Unicredit non hanno riscosso l’entusiasmo dei governanti, la stessa cosa non si può dire dell’iniziativa Monte Paschi di Siena su Mediobanca. Spinta da Caltagirone e Delfin, ma con lo Stato primo azionista. Insomma, ci sono operazioni di mercato e operazioni di mercato, il che non è molto istituzionale. Per essere più precisi: ci sono scalatori in cordata simpatica e altri in cordata antipatica. Il che lo è ancora meno.

Mediobanca è un fortilizio che la politica ha cercato ripetutamente di espugnare. La cui natura profonda, nel secolo scorso, fu proprio quella di difendere un capitalismo asfittico dalle influenze della politica. Molto interessante quel che racconta Carlo Sama, nel ricostruire il crollo dell’impero Ferruzzi (ne abbiamo parlato in una conversazione che può essere qui ascoltata). I Ferruzzi erano molto liquidi e Raul Gardini in ascesa. Enrico Cuccia, dominus di Mediobanca e regista di tante pagine del capitalismo italiano, gli propose di acquistare una piccola quota di Montedison.

In quel modo faceva crescere gli azionisti, senza cambiare gli equilibri. Gardini fece una cosa molto diversa e diede ordine di comprare tutte le azioni Montedison reperibili. Un gesto ostile, uno sgarbo e una rottura degli equilibri. Volle la guerra e la ottenne. Racconta Sama che le modalità della partita finale lasciano intendere che vi sia stato un accordo operativo fra Mediobanca e la Procura milanese di Mani Pulite. Ma questo è un altro capitolo di storia.

Ciò per ricordare che le «operazioni di mercato» non è che siano così lontane dalla politica. Ed è per questo importante che non vi siano punti oscuri di contatto. Nelle operazioni in corso, inoltre, c’è la netta contrapposizione fra chi ha architettato espansioni avendo in mente il mercato europeo. Come Unicredit e Generali. E chi ha messo in atto reazioni che servono nel mercato domestico. C’è una differenza non morale ma di prospettiva. Le prime immaginano un mercato più grande, in cui avere la stazza per potersi muovere. Le seconde puntano ad avere una stazza più grande in un mercato più piccolo, scontando la sconfitta – o l’avversità – del mercato unico dei capitali europei.

Oggi si riunisce il Consiglio d’amministrazione di Mediobanca, approntando le difese del caso. Se si tratta soltanto di operazioni di mercato le si lasci al mercato e se ne vigili lo svolgimento. Ma occhio a concentrare tutte le forze in una disfida italo-italiota. Non solo rinunciando a guardare oltre i confini ma restando sguarniti e sorpresi nel caso da oltre confine si guardi con cupidigia verso qualche pezzo pregiato di casa nostra.

Di Davide Giacalone

Scalando di banca in banca

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2025-01-28 08:38:05

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2025-01-24 14:28:37

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L'offerta di scambio totalitaria di Monte dei Paschi di Siena (MPS) a Mediobanca che ha colto di sorpresa gran parte degli operatori

Sebbene il settore bancario e finanziario italiano abbia dato forti segnali di consolidamento negli ultimi 12 mesi, l’offerta di scambio totalitaria che Monte dei Paschi di Siena (MPS) ha lanciato su Mediobanca ha colto di sorpresa gran parte degli operatori. Rocca Salimbeni ha offerto 2,30 azioni per una di Piazzetta Cuccia riconoscendole un valore di 15,992 euro per titolo. Un totale di 13,3 miliardi di euro che include un premio di poco superiore al 5% rispetto alla chiusura del 23 Gennaio, Giovedì. Luigi Lovaglio, amministratore delegato di MPS, ha dichiarato che l’integrazione porterebbe a sinergie con un valore lordo di 700 milioni, di cui 300 milioni da ricavi, 300 milioni da costo e 100 milioni da funding. La banca toscana ha definito quest’operazione industriale spiegando che consentirebbe anche l’uso accelerato delle DTA (tasse differite) per 2,9 miliardi. Oltre al Ministero del Tesoro (11,7%), i principali azionisti di Mps sono Delfin (la cassaforte della Famiglia Del Vecchio - 9,9%) e Caltagirone (5%). Questi ultimi detengono rispettivamente il 19.81% e il 5.5% di Mediobanca e pacchetti azionari di Assicurazioni Generali. Mediobanca detiene poco meno del 14% del leone di Trieste. E’ comunque necessario tenere presente che a novembre 2024, Banco BPM ha comprato il 5% di MPS dal Tesoro, mentre Anima ha aumentato al 4% il suo precedente 1%. MPS e Banco BPM hanno inizialmente ragionato sulla nascita del terzo polo bancario con la supervisione del governo che in questo modo avrebbe potuto restituire a investitori privati la banca senese, ma lasciandola in mani nostrane. Il banco è saltato quando all’inizio di quest’anno Unicredit ha lanciato un’Offerta Pubblica di Acquisto su Banco BPM ribadendo il suo disinteresse per MPS. Un ulteriore sabotaggio ai piani del Governo è scaturito dall’accordo paritario di joint venture che Generali ha stretto con l’asset manager francese Natixis per creare un colosso europeo della gestione patrimoniale con masse di 1900 miliardi. (650 miliardi da Trieste, 1250 miliardi dai francesi). Per il Governo italiano questo è un pericolo per il sistema manufatturiero e industriale italiano che potrebbe vedere migrare oltre le Alpi i risparmi del Bel Paese. Mediobanca detiene però il 13,10% di Generali. Scalare il maggiore azionista del Leone di Trieste sarebbe un arrocco che impedirebbe l’implementazione dell’accordo con Natixis. Delfin e Caltagirone posseggono rispettivamente il 9,93% e il 6,92% di Generali, ma per legge e per volere della Banca Centrale Europea non possono incrementare i loro pacchetti azionari. A queste famiglie risulta quindi necessario stringere alleanze per acquisire Mediobanca e con questa il controllo di Generali. Se dovessero riuscirci, il Tesoro otterrebbe quasi il 5% del soggetto nato dalla fusione. Caltagirone e Delfin avrebbero il 16,85% complessivo di Generali e il 13,10% di Mediobanca, ciò li porterebbe a essere ago della bilancia per il controllo della compagnia di assicurazione con quasi il 30%. Mediobanca è comunque nelle condizioni di valutare diverse possibilità. Un suo rifiuto alle avance di MPS, innescherebbe le ostilità che farebbe alzare il prezzo dell’operazione. Sotto la guida di Lovaglio, MPS è comunque tornato a produrre utili dopo aver raccolto 2,5 miliardi in aumento di capitale dal Tesoro. La banca di Rocca Salimbeni ha anche beneficiato del rialzo dei tassi di interesse. Se Mediobanca accetterà quest’offerta, l’istituto senese ne diventerà il primo azionista. Attualmente, il 10% degli azionisti industriali di Mediobanca possiede poco sopra il 10%. Questo zoccolo duro ha un solido rapporto con l’amministratore delegato Alberto Nagel e il management di Piazzetta Cuccia. La mossa di Mps resta comunque fragorosa perché segna di fatto la fine degli equilibri passati ed è la prima volta che qualcuno prova a scalare Mediobanca in un modo così aggressivo che può trasformarsi in ostilità. Comunque, prima di concedere autorizzazione preventiva all’offerta, la Bce e la Banca d’Italia dovranno comunque valutare se Mps ha le risorse per implementare un’operazione di questo tipo con Mediobanca. Questo è solo l’incipit di una storia che potrebbe riservare parecchi colpi di scena. Di Ruben Silva di Mediobanca

Mps-Mediobanca, molto più di un Risiko

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2025-01-25 11:18:47

2025-01-25 10:18:47

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2025-01-24 08:05:44

2025-01-24 07:05:44

Monte dei Paschi di Siena ha annunciato un'offerta pubblica di scambio su Mediobanca per un valore complessivo di 13,3 miliardi di euro

Una mossa che ha del clamoroso. Monte dei Paschi di Siena ha annunciato un'offerta pubblica di scambio su Mediobanca per un valore complessivo di 13,3 miliardi di euro. Mps propone agli azionisti la cessione di 2,3 quote di nuova emissione pero ogni azione Mediobanca in loro possesso, con un prezzo d'offerta di 15,992 euro l'una.

Monte dei Paschi, istituto bancario più antico al mondo ancora in attività, sfrutterà senza dubbio le sinergie già in essere con Mediobanca. Non ultime le quote condivise dal gruppo Caltagirone e da Delfin della famiglia Del Vecchio: i due controllano il 27,6% di Mediobanca e il 15% di Mps. C'è poi lo Stato, che può esercitare il golden power su Montepaschi grazie alle sue quote nell'istituto senese, pari all'11%.

La manovra ha un che di clamoroso: non sono lontani i tempi in cui Mps si salvò da un crack disastroso proprio grazie all'intervento dello Stato. Oggi parte all'assalto della cima del sistema bancario italiano, proponendosi di creare un nuovo gigante che si piazzerebbe al terzo posto per dimensioni e fatturato in Italia. E non solo: Caltagirone e Delfin sono azionisti anche di Generali. Che si stia per formare un mega-conglomerato finanziario?

Di certo la prospettiva è assolutamente concreta. Monte dei Paschi ha già convocato per il prossimo 17 aprile un'assemblea straordinaria dei soci per approvare un aumento di capitale funzionale all'operazione. Operazione, peraltro, in programma da tempo, come rivelato dall'amministratore delegato Luigi Lovaglio: «Il 16 dicembre 2022, dopo aver completato l'aumento di capitale da 2,5 miliardi incontrai il ministro Giorgetti e presentati tre opzioni: continuare da soli, fare un'operazione fra pari e un'operazione con Mediobanca», dice al Corriere.

Altrettanto certa è la reazione piccata di Mediobanca, che non era stata informata. Nei prossimi giorni è previsto un consiglio d'amministrazione straordinario per decidere come comportarsi. In ogni caso, l'ops viene definita "ostile". Mediobanca, insomma, annuncia battaglia. Ma gli alleati sembrano scarseggiare. Il primo plauso è arrivato dalla Fabi, il principale sindacato dei bancari italiani. «L'operazione - dice il segretario generale Lando Maria Sileoni - potrebbe contribuire a completare le dinamiche del sistema finanziario italiano, in un contesto di forte consolidamento». Ogni effettivo endorsement, però, è rimandato a quando saranno più chiari il piano industriale e le prospettive per il personale.

Anche la Uil dà il suo imprimatur condizionato. Il segretario generale Pier Paolo Bombardieri commenta: «Non abbiamo nulla in contrario. Vorremmo però che al centro ci fosse l'occupazione e la tutale della presenza sul territorio».

Anche Unimpresa si mostra favorevole, anche in ottica protezionistica. «Un effetto positivo di questa iniziativa - si legge in una nota - è il possibile blocco dell'accordo tra Generali e il gruppo francese Natixis nell'ambito dell'asset management, preservando così il controllo su uno dei settori più strategici per il futuro dell'economia italiana».

La Borsa, però, non ci crede. Mps apre la seduta in maniera disastrosa, mentre Mediobanca decolla. Siamo al paradosso. Il valore totale delle 2,3 quote che Monte dei Paschi si dice disposta a fornire agli azionisti è, in questo momento, inferiore a quello di una singola cedola di Mediobanca.

E intanto arrivano anche le prime critiche. Giulio Sapelli, ex presidente della Fondazione Monte dei Paschi, affonda: «Per me l'ops non è credibile, sono sconcertato: dopo tutto quello che ha passato, Mps doveva tornare una banca municipale, cooperativa. Invece va in direzione opposta». E ne ha anche per il governo: «Perché non ricordiamo mai la buona governance britannica? Se davvero il ministero dell'Economia è d'accordo, allora dovrebbe rinunciare a tutte le sue quote».

Sul ruolo del governo inizia a intervenire anche la politica, con le opposizioni che alzano la voce. Chiedono a Giorgetti di riferire se abbia o no dato il suo benestare all'operazione. L'ex commissario della Consob Salvatore Bragantini rilancia: «Sembra una mossa targata governo. Si punta a mettere Mediobanca sotto il controllo di Delfin e Caltagirone, insieme al governo stesso. Questo è l'unico senso dell'operazione».

Interpellato, interviene il ministro degli esteri Tajani: «Siamo sempre stati per il libero mercato se serve a rafforzare il sistema bancario». Non manca di rispondere anche all'obiezione sollevata da Sapelli: «Abbiamo sempre chiesto di procedere verso la privatizzazione di Mps. Per noi bisogna procedere in questa direzione».

Anche Equita mostra di avere qualche remora. «L'operazione solleva diversi dubbi. Il premio riconosciuto è troppo modesto, le sinergie riscontrabili troppo poche, e l'appeal speculativo sul titolo Mps probabilmente si ridurrà».

Di Giorgio Patto

Monte dei Paschi di Siena all'assalto di Mediobanca, le reazioni

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2025-01-24 15:04:02

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