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title: Mercato del lavoro e vacanza mentale
description: "Il salario minimo non è il rimedio al lavoro mal pagato. Pur con l'occupazione in crescita, la partecipazione al lavoro è ferma ad oggi al 65%"
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date: 2023-08-06
modified: 2023-08-05
author: Davide Giacalone
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/economia/mercato-del-lavoro-e-vacanza-mentale/
categories: [Economia]
tags: [economia, Evidenza, lavoro]
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# Mercato del lavoro e vacanza mentale

![Mercato del lavoro](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/08/Evidenza-sito-6-1.jpg)

Il salario minimo non è il rimedio al lavoro mal pagato. Pur con l'occupazione in crescita, la partecipazione al lavoro in Italia è ferma ad oggi al 65%

Non solo per il regionalismo differenziato si è scelto di allontanare la palla puntando al fischio dell’arbitro, **è capitato anche con il salario minimo**. In questi e altri casi non c’è però nessuna buona ragione per mandare il cervello in vacanza. La pausa dei lavori parlamentari dovrebbe servire, semmai, per ragionare su princìpi e finalità.

**Il salario minimo, ad esempio, non è il rimedio al lavoro mal pagato**. Chi lo sostiene sta soltanto facendo propaganda. Si prenda l’esempio della Germania e si ricordino le reazioni italiane: all’inizio del millennio i tedeschi introdussero nel loro ordinamento del lavoro i mini-*job*, ovvero occupazioni parziali con un salario minimo basso; **da noi si strillò al sopruso e allo sfruttamento**, mentre a qualcuno di noi capitava di sostenere che fosse una buona idea; passano gli anni e ora i tedeschi alzano considerevolmente il salario minimo, oltre la soglia di cui si discute in Italia; e da noi gli stessi che erano contro l’innovazione ora indicano l’esempio dell’innalzamento.

Sfugge loro che **i piccoli lavori con bassi salari avevano la finalità di chiamare al lavoro due eserciti tradizionalmente assenti** – le donne e i giovani – senza stravolgere le loro vite ma chiamandoli alla produzione e offrendo un’opportunità. Essendo quella la finalità e avendo avuto successo, ecco che la conseguenza sono salari più alti. Se prendi ad esempio i salari e cancelli il resto, ti capita quello che raccontava Esopo in una favola: gli animali piccoli osservarono quanto mangiavano quelli grandi e si proposero di diventare come loro mangiando quanto loro, così morendo.

**A oggi, pur essendo l’occupazione in crescita** (evviva, ma non sempre più occupati sono anche più ore lavorate), **la partecipazione al lavoro in Italia è ferma nell’intorno del 65%**, mentre in Germania è 12 punti più alta. Il nostro problema è farla crescere, non trovare il modo per mandarne fuori mercato alcuni pezzi.

**L’Inapp** (Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche) **ha reso pubblici dati relativi a come in Italia si trova lavoro.** Perché si trova, ma gli strumenti che si usano dicono molto. La maggioranza, pari al 23,3%, lo ha trovato grazie alla segnalazione di amici e parenti; il 18,2% ha intravisto una possibilità e si è autocandidato; nel complesso questi canali informali, amicali, fatti di sentito dire e visto, procurano il lavoro nel 56% dei casi. Il 37% dei posti di lavoro viene occupato grazie a canali istituzionali e formali, ma in quello pesa un 10% che ha partecipato a concorsi pubblici (quindi, ancora una volta, che si è mosso di propria iniziativa).

**I Centri per l’impiego, che sono pubblici, hanno nel carniere uno striminzito 4,2% dei contratti attivati**, riuscendo a funzionare meno delle private Agenzie per il lavoro, che arrivano al 6,4%. Non soltanto, quindi, i preposti a cercare lavoro per altri non funzionano, ma se si disaggregano i dati si coglie l’orrore: a. in alcune regioni (come ha denunciato anche il ministro Giorgetti) i Centri per l’impiego sono a encefalogramma piatto; b. le Agenzie funzionano dove il mercato del lavoro (quindi quello della produzione) è più dinamico; c. l’arretratezza resta a marinare nell’arretratezza.

Ora osservate l’assurdo: mentre il governo di destra vara i più consistenti decreti relativi all’ingresso di immigrati – quindi i lavoratori (anche qualificati) si cercano all’estero – **da noi i Centri sono regionalizzati e manca una banca dati nazionale dei posti liberi e delle persone che li cercano**. Fortuna che amici e parenti sono più svegli.

**Quella roba va smontata, non finanziata**. Nell’era del digitale servono meno persone e più dati. E serve spingere i distretti produttivi a formare i collaboratori di cui hanno bisogno, semmai agevolando fiscalmente le assunzioni dopo la formazione, piuttosto che dare soldi a chi frequenta (se li frequenta) corsi che non formano.

Per quale mai ragione non se ne può discutere anche durante l’estate, anche a Ferragosto? **Mandino in vacanza le demagogie, che mandarci la testa crea un precedente.**

*di Davide Giacalone*
