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description: "Il lavoro in Italia è ad un bivio: si invoca un aumento degli stipendi mentre le aziende litigano per accaparrasi personale qualificato"
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date: 2022-06-01
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/economia/mercato-del-lavoro-in-italia/
categories: [Economia]
tags: [Evidenza, lavoro]
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# Il mercato del lavoro in Italia non diventi un tema &#8216;acchiappa clic&#8217;

![Il mercato del lavoro in Italia non diventi un tema da 'acchiappa clic'](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/06/Evidenza-sito.jpg)

Il mercato del lavoro in Italia è ad un bivio: si invoca un aumento degli stipendi mentre le aziende litigano per accaparrasi personale qualificato. Basta appelli acchiappa clic: è tempo di guardare la realtà del lavoro in Italia, comprese le realtà scomode.

«Bisogna pagare di più i lavoratori» *is the new* «Lavorare meno, lavorare tutti». Dichiarazioni facili-facili, ideologiche e sostanzialmente inutili. Chi potrebbe mai dirsi contrario a pagare di più i lavoratori? Il punto è (dovrebbe essere) non limitarsi a generici appelli ‘acchiappa *clic*’ ma **analizzare la realtà del mercato del lavoro in Italia**, senza nascondere le realtà scomode.

Riconoscere maggior valore al lavoro è una delle chiavi della nostra epoca, ma il valore non può essere scisso (per convenienza politica, tornaconto personale, ansia di compiacere) dal talento, dalla formazione, dalla voglia di spostare i propri limiti un po’ più in là. **Non ha senso invocare generici aumenti di stipendio, senza correre il rischio di innescare una terribile spirale prezzi-salari**, paventata ieri dal governatore di Bankitalia Visco.

In questa delicatissima fase post (ci auguriamo) pandemia, gli **stipendi sono esposti al rischio di un’erosione di lunga durata a causa dell’inflazione**, tornata a livelli sconosciuti da decenni. In Germania sfiora l’8%, riacutizzando antichi terrori; in Spagna ha lambito il 10%; gli Stati Uniti hanno toccato punte da fine secolo scorso; **in Italia è a 6,9%, dato più alto dal 1986**: una realtà che incide direttamente sul potere d’acquisto dei lavoratori. In Europa l’inflazione è stata innescata dalla corsa dei prezzi delle materie prime. Realtà che pesa anche sui conti delle aziende, costrette a fronteggiare fluttuazioni impressionanti dei costi.

Pensare di proporre aumenti secchi di stipendio senza** coordinare gli interventi di tutti i protagonisti** – governi, rappresentanti dei lavoratori e dell’impresa, come ha suggerito a Torino l’economista Olivier Blanchard – significa volersi fare dei nemici e al contempo illudere le persone. L’impresa in Italia ha una sua forza a tratti sorprendente (per chi non la conosce), testimoniata dai dati del Pil di ieri a +6,2% su base annua, 0,4% oltre il previsto. Abbiamo tutto per far bene e ai lavoratori va spiegato che la rete di sicurezza del loro futuro passa da ciò che** in Italia abbiamo** incredibilmente **dimenticato: formare.** Vale per i giovani come per i più maturi.

Favoleggiamo di stipendi più alti quando abbiamo centinaia di migliaia di posti di lavoro scoperti e destinati a restare tali, perché **le aziende non riescono a trovare personale qualificato**. Perdiamo tempo in confronti *social *mentre la leva dei migliori stipendi, dei *benefit* più apprezzati dai giovani, del *worklife balance* viene già abbondantemente utilizzata in quella vera e propria guerra che si è scatenata per potersi accaparrare i talenti in circolazione. **Sono così pochi** (perché non li alleviamo), **che le aziende farebbero di tutto per averli**. Il dramma è rappresentato dalla massa di lavoratori che non risponde più a ciò che il mercato richiede, perché non qualificata o dequalificata dall’evolvere delle mansioni.

Si può scegliere di prendersela con le imprese, il capitale cinico e baro (del resto, solo pochi anni fa andava per la maggiore un partito che si divertiva impunemente a parlare di “prenditori”), ma questo è solo spettacolo a uso di telecamere e *smartphone*. Non è una condanna senza appello, purché si decida di **parlare degli studenti e non dei professori**, quando si affronta il mondo della scuola o dell’università. Ancora, se avremo **la forza di cancellare l’idea della cattedra vita natural durante**, sostituita dal principio della formazione e della valutazione continua per tutti, professori compresi. Se la finiremo con la sconfortante narrazione dello sfruttamento dei nostri ragazzi e ricominceremo a parlar loro di sogni e obiettivi.

**È un tema culturale, prima ancora che normativo**: genitori, insegnanti, *opinion maker* e capi devono avere la capacità di far capire ai più giovani che questa è un’era di grandi opportunità. Solo che – dettaglio non trascurabile – per coglierle è necessario studiare, sperimentare, accettare di sbagliare più di prima. Perché la competizione sarà sempre più elevata e si **vincerà solo sul piano della competenza**.

 

*di Fulvio Giuliani*
