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title: Negozi, conviene ancora aprirli in Italia?
description: Partiamo subito da una premessa. La crisi dei negozi esiste ed è molto forte. Chi fa la scelta di aprirne uno sa di correre un rischio
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date: 2025-12-19
author: Lapo De Carlo
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categories: [Economia]
tags: [economia, Italia]
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# Negozi, conviene ancora aprirli in Italia?

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Partiamo subito da una premessa. La crisi dei negozi esiste ed è molto forte. Chi fa la scelta di aprirne uno sa di correre un rischio

**Partiamo subito da una premessa. La crisi dei negozi esiste ed è molto forte. Chi fa la scelta di aprirne uno sa di correre un rischio. **Ma è altrettanto vero che l’evoluzione delle cose rende mutevole anche questo dato di fatto. **Chiunque abiti in una città o in un paese è probabile che nella vita si sia affezionato a un bar, a un panettiere o a un negozio di abbigliamento.** In generale il negozio è una zona di conforto, non è quasi mai soltanto un luogo in cui vengono esposte e vendute delle merci. Negli esercizi commerciali si crea un legame, un rapporto di confidenza, a volte vi si entra senza una vera ragione.

**Aprire un negozio fisico di questi tempi è complicato**. Per uno che viene aperto, altri tre chiudono. **Lo scorso anno sono state avviate 23.188 nuove attività e ne sono state chiuse 61.634** (dato di Confesercenti). Le ragioni riguardano un cambio di abitudini dei consumatori, l’aumento dell’*e-commerce*, la concorrenza dei grandi centri commerciali, l’aumento dei costi operativi e il relativo caro prezzi.

Un’attività commerciale che ha un rapporto diretto con il cliente è più vulnerabile a fattori esterni e il Covid ne è stato l’esempio più eclatante. L’acquisto *online* offre la comodità e talvolta la convenienza del prezzo, **ma in questi ultimi anni ha evitato a tante persone la ‘fatica’ della relazione**: un disturbo psicologico che oggi va attenuandosi, dimostrando che le circostanze non sono eterne e anzi variano molto in fretta.** Oltre alle conseguenze di un evento, a determinare il successo di un esercizio commerciale sono anche la posizione e il luogo scelto per far funzionare i propri affari**. La progettazione di questa attività ha bisogno di un *business plan*, che però viene predisposto soltanto da una minoranza. **Pianificare i costi dell’affitto, dell’allestimento del locale, dell’acquisto della merce, delle utenze e del personale è fondamentale**. Il margine lordo – che rappresenta il profitto (deducendo le spese operative) – **è in genere compreso tra il 45 e il 55%.**

**La crisi dei negozi è dunque irreversibile? Il rischio che si vada verso una desertificazione commerciale è serio.** Nell’immediato futuro non sarà così, ma è evidente che già oggi i nuovi spazi aperti appartengano soprattutto a grandi catene. **A questo proposito il fenomeno dei “*Temporary store*”, nati all’inizio degli anni Duemila, è paradossalmente tutt’altro che temporaneo.** Si tratta anche in questo caso di un modello conveniente per le grandi marche, che lo utilizzano per testare prodotti e sperimentare esperienze.** C’è poi il *franchise*, che si appoggia a un marchio riconosciuto e con una riduzione del rischio, ma non significa che funzioni per tutti.** Infine il modello ibrido che sta tenendo a galla molti esercizi: **l’integrazione tra negozio fisico e digitale, noto anche come *phygital retail*. **In estrema sintesi si crea una piattaforma per l’*e-commerce*, si cerca una clientela che può arrivare dal proprio sito, insieme a un profilo *social* che pianifica una strategia editoriale per farla ‘atterrare’ nel negozio fisico o sul proprio canale, aumentando esponenzialmente il raggio d’azione.

Gli esercizi commerciali non paiono comunque destinati a morire, quanto piuttosto a ridursi di numero e con un’ibridazione con altre forme di vendita. **Questo non significa però che non rimpiangeremo i cari, vecchi negozi di un tempo.**

di *Lapo De Carlo*
