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title: Perché alzare salari e pensioni non è una soluzione
description: In Italia starebbe dilagando la “fame” per salari e pensioni troppo bassi. Alzarli sazierebbe. Invece no, non funziona così.
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date: 2022-07-13
author: Davide Giacalone
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categories: [Economia]
tags: [economia, Evidenza, Italia]
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# Perché alzare salari e pensioni non è una soluzione

![Salari pensioni](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/07/Evidenza-sito-22-1.jpg)

In Italia starebbe dilagando la “fame” per salari e pensioni troppo bassi. Alzarli sazierebbe. Invece no, non funziona così.

**Un Paese ricco che adora la retorica della miseria**. Un Paese che in nome di una presunta giustizia sociale s’abbandona a pratiche di grandiosa ingiustizia sociale. Si esita a farlo notare, perché per tanti che capiranno – anche per esperienza diretta – ce ne sono una manata che sono pronti a coprirti d’insulti, **approfittando dell’anonimato (a)*social*.**

**Dunque da noi starebbe dilagando la “fame”** (come letto ieri), **per salari e pensioni troppo bassi**. Alzarli sazierebbe, se non altro la sete di giustizia. **Invece no, non funziona così**. Partiamo dalle pensioni: perché troppe sono così basse (un terzo è sotto i 1.000 euro)? **Perché non sono basse**, perché prima della loro erogazione non c’è stato un sufficiente o alcun versamento di contributi, **sicché sono regalate**. Poi si può discutere se il regalo sia più o meno sostanzioso, **ma resta un regalo a carico degli altri lavoratori e contribuenti**. Escluse le rendite legate a disabilità (la cui concentrazione territoriale, comunque, induce a minore preoccupazione per la salute, non poche essendo falsate), **dove c’è una pensione minima c’è prima stata o una vita di disoccupazione o una di lavoro irregolare**. Nel primo caso hanno fallito le politiche del lavoro, a favore dell’assistenzialismo, nel secondo i controlli.

Se si guarda la distribuzione per genere se ne ha conferma: fino a 499 euro per il 39% vanno a maschi e il 61% a donne; da 500 a 999 euro il 31% ai maschi e il 69% a donne; si deve arrivare sopra i 1.500 euro per invertire la proporzione, con il 54% ai maschi e il 46% alle donne. **Discriminazione di genere?** **Forse vale per i livelli assai più alti, verso il basso sono solo contributi irrisori o inesistenti.** Difatti la partecipazione delle donne al lavoro è la più bassa percentuale europea, battuti solo dalla Grecia.

**Il lavoratore che ha effettivamente versato tutta la vita**, avendo un salario contenuto, **sconta l’ingiustizia di una pensione solo leggermente più alta rispetto a quella di chi non ha versato**. Questa l’ingiustizia. Resa ancora più insopportabile dalla condizione dei giovani lavoratori odierni, che non avranno regali. Con un salario già sopra il minimo (9 euro all’ora) **i 750 euro mensili li vedranno a 65 anni**, dopo 30 di contributi. A questo s’aggiunga la leva demografica (cui è dedicato l’approfondimento settimanale della Fondazione Hume, a pagina 5): **l’Italia ha la peggiore d’Europa, al punto da comprometterne la media; la differenza fra nati e morti (dati Eurostat, da gennaio 2021 a gennaio 2022) è da noi -253mila mentre in Francia +186mila.** In queste condizioni il nonno sta mangiando la pappa del nipote, che ha già provveduto a indebitare.

**L’anno prossimo si dovrà provvedere all’adeguamento all’[inflazione](https://laragione.eu/adnkronos/news/istat-su-prospettive-crescita-pesano-inflazione-e-calo-fiducia-famiglie/)** – come è giusto che sia, trattandosi di rendite amministrate in base alla legge – **sicché le pensioni costeranno altri 24 miliardi di euro**. Essere quelli con il sistema pensionistico più generoso e la leva demografica peggiore segnala una fuga dalla realtà. Che non cambierà a suon d’insulti.

E i salari, **come si rimedia a quelli troppo bassi**? **Intanto non facendogli la concorrenza con l’assistenzialismo**, perché lavorare per avere un centinaio di euro in più rispetto a chi non lavora non è millantabile come giustizia sociale. Poi puntando a far crescere la produttività, **il che non è solo più lavoratori e più lavoro ma anche più formazione, più innovazione, più investimenti.** In quanto ad alzare quelli bassi senza incidere sulla produttività, ripropone l’ingiustizia pensionistica: **chi si trova leggermente sopra non avrà nulla, pur lavorando di più e meglio. Altra ingiustizia.**

**Anziché praticare la falsa socialità si punti sulla qualificazione**. Anziché compensare gli squilibri tollerando le illegalità, su orari e retribuzioni, si perseguano le seconde, così evitando che il lavoro cattivo scacci quello buono, realizzando il paradosso di troppi disoccupati e troppi posti scoperti.

Molte sono le cose buone che è possibile fare, se solo non ci si immiserisce nell’usare la miseria per raccattare quattro miserabili voti.

di *Davide Giacalone*
