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Pizza a Napoli

In risposta a Flavio Briatore – che si era scagliato contro chi vende la pizza a pochi euro interrogandosi sulla qualità delle materie prime utilizzate – a Napoli, è stata distribuita gratis la Margherita “a portafoglio” ai cittadini presso la storica pizzeria Sorbillo.

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La pizza è una cosa seria. Lo conferma la polemica che si è scatenata dopo le dichiarazioni di Flavio Briatore che in un video sui social si era scagliato contro chi vende la pizza a 4-5 euro, interrogandosi sulla qualità delle materie prime utilizzate visto che lui la fa pagare decisamente di più. Sono insorti i pizzaioli napoletani guidati da Gino Sorbillo, che ha organizzato una giornata con Margherita a 4 euro e la pizza “a portafoglio” (chiusa in quattro parti e consegnata rigorosamente sgocciolante all’avventore) distribuita gratis. Sorbillo, che è nome la cui fama va ben oltre la città partenopea, ribadisce che la pizza è «un prodotto popolare» e che i 13 euro (ma possono diventare anche 60) di cui parla Briatore sono conti che non tornano.

Ma al di là dei botta e risposta fra volti noti, qual è la verità? Ce la spiega Gianluca Liccardo, direttore marketing dell’Associazione Verace Pizza Napoletana, che ha registrato a livello mondiale il marchio Vera Pizza Napoletana, invitando a distinguere quelle che vengono realizzate secondo regole diventate un vero disciplinare: un compendio di ingredienti e modalità di preparazione trasmesso di generazione in generazione. «È possibile far pagare una pizza sia a 5 che a 15 euro perché quello su cui bisogna ragionare sono i costi totali. Non soltanto le materie prime ma anche il personale, la location e tutti gli altri costi» ci spiega, aggiungendo: «Per i napoletani in particolare, la pizza rimane un prodotto popolare ma nel resto del mondo può anche essere considerato un piatto elitario».

Fermo restando che nei cinque continenti pochi piatti restano sinonimo di cucina per tutte le tasche come la pizza, la verità come spesso accade sta nel mezzo. Su una cosa però occorre essere chiari: se il prezzo finale può variare molto, non è vero che una pizza che costa meno abbia ingredienti di scarsa qualità, come invece lasciava intendere Briatore. «Parlando solo di materie prime, la differenza fra un prodotto buono e uno meno incide in totale al massimo per 50 centesimi sul costo finale» ci spiega Liccardo. Certo, se si vuole fare una pizza napoletana in Giappone, con ingredienti italiani, ovviamente costerà di più di quanto possa costare a Napoli. Ma di per sé – a parità di zone – pomodoro, mozzarella e impasto non fanno la differenza sul costo totale. E quindi «si può trovare un’ottima pizza a 5 euro. Sicuramente a quel prezzo i margini di guadagno sono bassi, ma si può fare».

Un altro elemento da considerare è che si ragiona sempre sul prezzo della Margherita che, ci dicono dall’Associazione Verace Pizza Napoletana, «viene usata anche come specchietto per le allodole. È quella di cui si cerca di non alzare il prezzo e magari invece si aumenta quello di pizze più particolari, così recuperando i guadagni». Insomma, c’è una pizza per tutte le tasche e una per ogni gusto. «Questa è una polemica innescata ad arte da Briatore che si è fatto così una enorme pubblicità» ci dice chiaro e tondo chi la vera pizza napoletana la rappresenta. Ciascuno è libero di scegliere la sua preferita e pure di decidere quanto abbia voglia di pagarla. Nessun altro cibo è così democratico.

 

Di Annalisa Grandi

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