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title: "Perché l&#8217;Italia non riesce a investire e a fare le riforme necessarie"
description: Qui ci si gioca l’osso del collo italiano nel non saper investire soldi regalati o prestati a un tasso di favore. E le riforme sono ferme
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date: 2023-04-27
author: Davide Giacalone
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categories: [Economia]
tags: [economia, politica]
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# Perché l&#8217;Italia non riesce a investire e a fare le riforme necessarie

![riforme italia](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/04/Evidenza-sito-318.jpg)

Qui ci si gioca l’osso del collo italiano nel non saper investire soldi regalati o prestati a un tasso di favore. E le riforme sono ferme

**Attenzione a come sono concatenati fatti e scadenze, mettendo in relazione il debito pubblico (con tensioni annunciate), il Pnrr e le riforme in corso (o ferme)**. Presa visione del progetto di riforma del Patto di stabilità predisposto dalla Commissione europea, udita la relazione del ministro Fitto sulle difficoltà legate all’utilizzo dei fondi europei e osservato quel che si muove nei mercati e quel che non si muove in Parlamento, **le preoccupazioni sono fondate**. Qui non si gioca con le parole e 2+2 non fa “qualche cosa di prossimo al doppio”. **Qui ci si gioca l’osso del collo italiano**, non il decollo di qualche sondaggio o la (trascurabile) sorte di qualche (presunto) *leader*.

**Sicurezza e coerenza dei conti necessitano che il peso percentuale del debito pubblico scenda**. Fin qui dicono tutti di concordare** e il governo si attiene**. Per farlo si può tagliare la spesa (lallero), far crescere la ricchezza prodotta o combinare sapientemente le due cose.** Il governo dice di puntare alla combinazione**. Ci torniamo, intanto la Commissione Ue propone maggiore «elasticità» nel percorso di rientro,** mentre la Germania obietta che qualche automaticità è sempre bene prevederla**. L’elasticità suona bene alle orecchie degli spendaroli, ma quel che non hanno capito – anche perché nel dibattito politico neanche se ne parla (e già questa è una enormità) – **è che comporta una contrattazione fra la Commissione e il singolo governo del Paese al di fuori dei parametri**. Che forza contrattuale ha l’Italia ovvero il Paese con il debito più alto, la crescita più bassa, la conclamata incapacità a tagliare e ora il più beneficiato dai fondi Ngeu? **Talmente bassa che vien voglia di guardare con meno pregiudizio alla proposta tedesca, tanto più che lascia maggiore autonomia ai governi nazionali**. L’elasticità ci conviene, ma se contiamo di crescere. **E qui arriva il Pnrr.**

Se ogni mattina si annuncia al mondo che non si riuscirà a spendere tutti i fondi, che ci sono ritardi e che si vogliono modifiche che però manco si propongono, salvo poi, prima di sera, avere chiesto altri prestiti ai mercati, la deduzione è semplice: **l’Italia non sa investire soldi regalati o prestati a un tasso di favore, ma ne chiede di più a un tasso più alto per pagare spese che non sa comprimere**. Quindi la crescita diventa una chimera e la diminuzione del peso percentuale del debito la sua gemella. **Ergo chi investe andrà corto sul debito italiano e chiederà tassi più alti**. Non è una cattiveria, è una banalità.

Se hai un problema di natalità e hai a disposizione i fondi per fare molti, ma molti più asili e non riesci a usarli, se la Corte dei conti europea ti fa osservare **che sei indietro con la digitalizzazione delle scuole**, altra cosa che invoglierebbe a mandarci più pargoli, **ma fai sapere che premierai con sgravi fiscali**, rendendo ancora più dannato il tuo sistema,** chi si deciderà a figliare, i prestatori hanno chiaro che non sai crescere, non sai riformare e sai solo fare spesa corrente**. Sicché di prestiti te ne fanno meno e più cari. **Inutile frignare, pestare i piedi, maledire Goldman Sachs o Moody’s, come l’incultura fasciocomunista ha insegnato a fare a generazioni di orecchianti**, tanto non cambia nulla. Il pericolo non sono i cattivi speculatori, ma gli incapaci a investire.

**Senza parlare delle riforme, con quella sulla concorrenza ferma a discettare di ambulanti e balneari** (ma si può essere più ridicoli?). Posto che la concorrenza serve a far salire la qualità e a far scendere i prezzi, in una stagione in cui l’inflazione è tornata a essere un problema.

**In gioco non c’è la sorte del governo di destra, che partito con il piglio della Nazione arriverebbe a consegnarci inerti nelle mani dei “burocrati di Bruxelles”**, indispettendo tutti con capricci insensati, come sulla riforma del Mes. **In gioco c’è l’osso del collo collettivo**. C’è modo e (poco) tempo per uscirne bene. **Ma serve una consapevolezza che al momento non si vede neanche all’opposizione**. I politici sono tanti, l’Italia è una sola.

di* Davide Giacalone*
