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title: "Rimediare l&#8217;inflazione galoppante"
description: "L'inflazione attualmente è superiore al 6,5%. Il ministro del Lavoro Andrea Orlando propone di introdurre anche in Italia il salario minimo."
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date: 2022-05-05
author: Francesco Orlando
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/economia/rimediare-linflazione-galoppante/
categories: [Economia]
tags: [economia, Evidenza, Italia, lavoro]
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# Rimediare l&#8217;inflazione galoppante

![Rimediare l&#8217;inflazione galoppante](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/05/Evidenza-sito-31-1.png)

L'inflazione è alle stelle, attualmente superiore al 6,5%. Il ministro del Lavoro Andrea Orlando propone di introdurre anche in Italia il salario minimo, ma Confindustria lo ritiene dannoso.

**L’inflazione, attualmente superiore al 6,5%, infiamma il dibattito tra governo, Confindustria e sindacati.** Tutti d’accordo sulla necessità di mettere più soldi in tasca ai lavoratori, meno sul come farlo. Forte del fatto che **solo sei Paesi in Europa – Italia, Austria, Finlandia, Cipro, Danimarca e Svezia – non hanno ancora adottato il salario minimo**, il ministro del Lavoro Andrea Orlando propone di introdurlo in Italia e di adeguare i contratti, sulla base di un accordo con i sindacati in cambio di aiuti alle imprese. 

**Confindustria ritiene tale proposta dannosa (le imprese sono in difficoltà per gli aumenti delle materie prime) e contropropone di finanziare l’aumento del netto in busta con il taglio del cuneo fiscale e contributivo.** Chiede 16 miliardi, da corrispondere per due terzi ai lavoratori e per un terzo alle imprese, risorse che andrebbero trovate attraverso riduzioni della spesa pubblica. I sindacati puntano invece su nuovo *deficit*, ma si sa che l’Italia è già stra-indebitata e non ci sono spazi di manovra.** Fatto sta che l’impennata dei prezzi – dovuta soprattutto agli aumenti dei beni di prima necessità e della bolletta energetica – colpisce le fasce più deboli (oltre il 10% degli italiani) e una soluzione andrà trovata, anche perché l’Italia è l’unico Paese europeo in cui i salari sono praticamente fermi da più di venti anni.**

Quindi? Sussidi pubblici alle imprese in cambio di rinnovi contrattuali, aumento del *deficit* o taglio del cuneo e della spesa pubblica? Se si volesse ottenere il multi-obiettivo di difendere il potere d’acquisto dei cittadini aumentando al contempo i salari e la produttività, sostenendo la domanda interna senza fare ulteriore *deficit* e preservando la competitività delle imprese oltre che i posti di lavoro, **la strada potrebbe essere quella del taglio del cuneo fiscale, unitamente a extra incrementi salariali legati ai risultati**. L’automatismo aumento prezzi uguale aumento salari innesca una spirale inflattiva, un circolo vizioso molto negativo, già visto in passato. **Non dimentichiamoci, inoltre, che non esistono solo i contratti oggetto di negoziazione con Confindustria ma anche i circa 3,2 milioni di dipendenti pubblici, il cui rinnovo contrattuale costerà diversi miliardi.**

Non sappiamo ancora se l’attuale inflazione sia un fatto congiunturale o strutturale, ma possiamo concordare che aumenti dei salari abbinati all’incremento della produttività significano un mercato del lavoro sano. In parallelo, **il taglio del cuneo fiscale fornirebbe sostegno alla domanda, lotta alla povertà e risorse per la competitività delle imprese, cui gli incentivi a pioggia servono poco**. Sono gli ultimi mesi del governo Draghi – disgiunto da interessi elettorali – e i partiti farebbero bene ad approfittarne per trovare una ventina di miliardi tra i circa mille di spesa pubblica, nelle cui pieghe vi sarebbero secondo alcune stime non meno di duecento miliardi di sprechi, perché in futuro le *spending review* costituiranno un costo in termini di consenso che la politica non vorrà sostenere.

di *Francesco Orlando*
