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title: Salone del Mobile di Milano, tra storia e futuro
description: "Nei giorni del Salone del Mobile non si nascondano i problemi: aree del Paese rischiano di finire escluse dal futuro della nostra manifattura"
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date: 2023-04-18
author: Fulvio Giuliani
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categories: [Economia]
tags: [economia, Evidenza]
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# Salone del Mobile di Milano, tra storia e futuro

![Salone del mobile](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/04/Evidenza-sito-311.jpg)

Nei giorni del Salone del Mobile non si nascondano i problemi: aree del Paese rischiano di finire escluse dal futuro della nostra manifattura

**Si apre oggi il Salone del Mobile di Milano, giunto alla sua 61ª edizione meneghina**. Non molti ricordano, infatti, che la sua grande storia partì in realtà negli anni Trenta da Monza, **con esposizioni per l’epoca avanzatissime nei concetti abitativi e dalla qualità estetica senza pari**. Pur nel soffocante conformismo politico e intellettuale del ventennio, un movimento già capace di far intuire la straordinaria specificità italiana nel settore. I riferimenti storici non sono fini a sé stessi, **perché se oggi l’Italia è la capitale indiscussa del *design*** e la nostra manifattura nel settore non ha eguali al mondo **lo si deve a una scuola prestigiosa e antica.** Forgiatasi in uno spettacolare connubio fra i più geniali studi di *interior design* (si direbbe oggi) e le botteghe in cui generazioni di artigiani-artisti si sono formati alla scuola dei loro “principali”.

**Il *design* oggi è anche arte applicata al quotidiano** e trova sempre più spazio in musei che sono dei viaggi nella vita giornaliera di quando eravamo bambini o in quella dei nostri genitori e nonni. **Passeggiando nel nuovo Museo del Design della Triennale di Milano ci si imbatte in oggetti a noi assolutamente familiari**: lampade, poltrone, sedie, telefoni, automobili, scrivanie, vasi, panchine, corrimani delle metropolitane che arredarono e arredano tutt’oggi le case degli italiani o gli spazi urbani. **Elementi apparentemente ‘normali’, ma assurti alla dignità dell’esposizione nei musei.** Pezzi di storia e di bellezza, di un’eleganza che è parte integrante della *way of life* italiana. Tutto questo s’innesta in un vero *asset* industriale, in un motore di ricchezza che va ben oltre la pur importantissima immagine del Paese nel mondo.

**Ma di quale ricchezza e produzione stiamo scrivendo?** Chiunque abbia un’idea anche superficiale di cosa sia il *design* italiano, **sa perfettamente che ci stiamo riferendo a una fascia medio-alta**, fino al lusso. Senza vergogna di citarlo. La nostra manifattura s’impone a livello globale in questo segmento specifico. **Non possiamo puntare a far concorrenza ai cinesi o alle tigri del Far East**. In tempi lontani lo facemmo, ma tollerando un amplissimo ricorso al mercato del lavoro illegale, grazie al cielo oggi inconcepibile. **Solo che la qualità costa, in tutti i sensi: non solo al cliente finale,** ma innanzitutto a chi produce e deve investire continuamente in ricerca e sviluppo, formazione di lavoratori ultra qualificati e sempre più difficili da preparare e reclutare. **Concetti che non valgono certo solo per il settore del mobile**, ma sono propri di tutta la manifattura italiana: **dalla meccanica evoluta in meccatronica alla chimica e farmaceutica, dal *food and beverage*all’automazione, sino all’esclusivo settore della moda** (in cui peraltro molto produciamo anche all’estero), possiamo continuare a vincere la sfida solo sul piano della massima qualità.

**Proprio nei luminosi giorni del Salone del Mobile** – con Milano gonfia di turisti attirati in fin dei conti da un settore industriale (caso più unico che raro al mondo) – **non dobbiamo nascondere limiti e problemi**. La qualità la si preserva con una formazione sempre più curata e di alto livello;** i lavoratori poco formati finiranno per avere sempre meno peso economico e contrattuale**, perché inadatti ai processi produttivi altamente specializzati. Meglio non negarlo per convenienza. **Intere aree del Paese rischiano di finire escluse dal futuro della nostra manifattura**, per carenza sia di imprese sia di maestranze e professionalità adeguate. I distretti più produttivi d’Italia chiedono con urgenza l’afflusso di manodopera straniera per tenere il ritmo della produzione e degli ordini. È un fatto che l’immigrazione interna di manodopera sia in costante diminuzione, mentre da Sud verso Nord continua ad aumentare il flusso di laureati e lavoratori più formati: se continuiamo con l’assistenzialismo, invece di fornire strumenti ai lavoratori, la stessa forza industriale del Paese finirà paradossalmente per spaccare ancora di più l’Italia.

di *Fulvio Giuliani*
