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title: Servono idee per cambiare e crescere
description: "Pro e contro del vendere patrimonio per estinguere l'alto debito. La verità è che servono idee per cambiare e crescere."
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date: 2024-01-20
modified: 2024-01-27
author: Davide Giacalone
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/economia/servono-idee-per-cambiare-e-crescere/
categories: [Economia]
tags: [economia, Italia, UE]
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# Servono idee per cambiare e crescere

![debito pubblico](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/01/debito-pubblico.png)

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2022-06-10 13:02:52

2022-06-10 11:02:52

La scelta della Bce di alzare i tassi e fermare l'acquisto dei titoli di Stato era ampiamente prevedibile, dato che l'aumento del debito non è la soluzione, bensì il problema.

Nulla di imprevisto, lo sapevamo già. Lo sapevamo da quando è stato annunciato e lo sapevamo anche da prima, perché non era pensabile continuare all’infinito con tassi d’interesse a zero e acquisti di titoli del debito pubblico da parte della Banca centrale europea.

Tanto lo sapevamo che, da mesi, andiamo scrivendo che questa inevitabile e scontata previsione richiede – da parte di ciascuno e in particolare da parte nostra, italiana, a causa del debito elevatissimo – una adeguata preparazione. Da parte del governo c’è stata, resistendo in ogni modo alla petulante richiesta di un nuovo e ulteriore “scostamento di bilancio”, ovvero altro deficit e debito. Non altrettanto si può dire, quasi senza differenza di schieramento, per le forze politiche. Attardatesi a immaginare che il mondo di ieri possa essere quello di domani.

La novità, quindi, non è la sostanza ma il calendario. Da luglio cesseranno gli acquisti incrementali di titoli del debito pubblico emessi dai singoli Stati dell’Unione. Attenzione: non significa che non saranno più acquistati, perché quelli già in portafoglio alla Banca centrale saranno rinnovati (e non è affatto cosa da poco), ma che non si farà crescere il debito in casse federali. Anche perché, nel frattempo, si sono creati diversi strumenti di debito direttamente europeo.

A luglio ci sarà anche il primo aumento dei tassi d’interesse, nella misura di un quarto di punto. Un secondo è previsto per settembre. Fissare ora quelle scadenze serve a far in modo che il mercato ne sconti subito gli effetti. Che, difatti, si sono già visti.

Il riflesso negativo sulle Borse è una conseguenza di scuola ma non deve impensierire più di tanto. Perché alla prosperità del mercato serve più la chiarezza delle regole e delle condizioni che non la facilitazione monetaria oltre i limiti del ragionevole. Il secondo riflesso negativo, già in atto da giorni e ieri accentuatosi, è sullo spread, ovvero il divaricarsi del differenziale dei tassi d’interesse che ciascuno Stato si vede imposto dal mercato.

Questo è più preoccupante, specie se si osserva non solo la distanza fra il nostro tasso e quello tedesco, ma fra il nostro e quello spagnolo o portoghese, per non dire del francese. La preoccupazione non è solo nostra, tanto che la stessa Bce ha precisato che nel caso in cui quelle distanze dovessero essere tali da creare degli squilibri pericolosi intenderà comunque intervenire, sebbene con strumenti e modalità nuovi.

La morale della favola è nota e qui anticipata: il debito non è la soluzione delle nostre inefficienze ma un male che le aggrava. Non possiamo riassorbirlo ma possiamo governarlo in modo da disinnescarne i pericoli. Il che comporta un senso di responsabilità e una sincerità espositiva che ancora, purtroppo, non vediamo nella vita politica.

 

Di Gaia Cenol

Le mosse della Bce e la zavorra del debito

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2022-06-10 10:06:57

2022-06-10 08:06:57

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31601

2023-10-05 16:45:31

2023-10-05 14:45:31

In Italia persiste una grande illusione: che il Sistema sanitario nazionale sia, di fatto, gratuito. La verità fa male

In Italia persiste una grande illusione: che il Sistema sanitario nazionale sia, di fatto, gratuito. Molti pubblici amministratori (nei giorni scorsi anche il presidente della Regione autonoma Friuli Venezia-Giulia Fedriga, uomo solitamente attento alle parole della politica) dicono che «Sì, la riforma della sanità è necessaria ma c’è bisogno di più fondi». Più fondi, quindi più debito pubblico, ergo più tasse. Già questo ci fa capire che proprio gratuito il sistema non è e non può essere. La verità fa male, come recitava negli anni Sessanta la canzone del ‘caschetto d’oro’ Caterina Caselli, ma il vero dato è che i fondi ci sono, ci sono sempre stati ma vengono spesi male, in modo dissennato, clientelistico, corruttivo.

Il ministro della Salute – che ha cambiato il nome (prima era della Sanità) perché in Italia basta una riverniciata e pensi di aver ristrutturato casa, ma la muffa e l’usura del tempo sono rimaste – ha chiesto di aumentare di 4 miliardi il Fondo per la sanità. Domandiamogli e chiediamocelo anche noi, utenti del sistema: a che servono? E soprattutto, a chi? Non si fa altro che discutere di soldi in più, di nuove imponenti risorse. Alla via così, direbbero i bravi marinai, salvo poi scoprire che le vele sono vecchie, rotte e rattoppate e che lo scoglio si avvicina. La Fondazione Gimbe, che di queste cose se ne intende e studia i dati, ha denunciato che la sanità è «lanciata verso il baratro». Schlein e Conte subito si sono gettati a capofitto sull’affermazione apocalittica ma vera per promettere una «opposizione dura e senza sconti».

I nostri ospedali pubblici hanno tempi di attesa biblici per i tanti, a volte troppi, esami specialistici che ci vengono prescritti. Esami cui il medico – non di rado impreparato e uscito da un’università in cui non ha visto per anni un malato (e sovente nemmeno un primario) – si affida perché insicuro se non addirittura incapace di una corretta diagnosi clinica. Quindi il paziente (mai termine fu più adatto) si rivolge alle crescenti strutture private (chiedetevi perché nascono come funghi) per accelerare, pagando fior di soldi, l’esame specialistico richiesto: ecografie, Tac, Pet e via aspettando.

Una considerazione semplice: perché una Tac, apparecchiatura complessa e costosa, deve funzionare con gli stessi orari di un ufficio pubblico? Perché negli ospedali, pubblici o privati convenzionati, questi esami che si ritiene siano fondamentali non possono essere eseguiti il sabato, la domenica e fino a tarda sera? I supermercati sono aperti fino alle 22 e a volte anche di notte. I laboratori no.

di Andrea Pamparana

Sanità e grandi illusioni

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2023-10-05 09:36:22

2023-10-05 07:36:22

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9926

2022-09-30 15:00:38

2022-09-30 13:00:38

Le cose in Italia vanno così male che sono in calo sia il deficit sia il debito, cruciale per il peso che avrà nelle scelte del futuro governo.

Pur senza negare nessuno dei problemi che dovremo affrontare nei prossimi mesi (a cominciare dal tema energetico), le cose in Italia vanno così male che nel suo ultimo atto tecnico il governo Draghi ha certificato una crescita del Pil superiore al previsto: 3,3% contro il 3,1%. Confermando ciò che il Fondo Monetario Internazionale aveva evidenziato, correggendo al rialzo il nostro Pil – unico fra i Paesi del G20 – nel primo semestre dell’anno. Continueremo ad andare così male… da crescere anche l’anno prossimo (+0,6%). Certo meno di quanto originariamente previsto, a causa della guerra e di un’inflazione pericolosissima se non riportata quanto prima sotto controllo. A proposito di quest’ultima, non si può però dimenticare come paradossalmente l’esplosione del costo della vita faccia bene ai conti pubblici, garantendo entrate fiscali molto più alte del previsto (a cominciare dall’Iva) e riducendo il valore del debito in termini reali.

Andiamo così male, insomma, che sono in calo sia il deficit sia il debito, cruciale per il peso che avrà nelle scelte del futuro governo. A proposito, c’è chi va in giro a dire che il governo Draghi lo avrebbe fatto aumentare: la realtà è che è calato dal 150,8% del Pil nel 2021 al 145,4% indicato nella Nadef dell’altro ieri. Era previsto al 147% nel 2022. I numeri hanno questo di fastidioso: dicono la verità. Attenzione però, questo discorso vale se si continua a crescere. Se il Pil dovesse andare giù a lungo e gli interessi sul debito dovessero crescere di molto la situazione diventerebbe esplosiva. Non lo diciamo noi, è scritto nero su bianco in una severa analisi di “Bloomberg”, assoluta autorità in materia.

Si diceva delle maggiori entrate fiscali, spinte anche dalla corsa dei prezzi, ed è proprio lì che va ricercata l’origine del fantasma che si aggira fra le redazioni di giornali e televisioni e nella testa di molti politici: il “tesoretto”. Non ne esiste alcuno, anche perché lascerebbe supporre di denari mantenuti ‘dormienti’ in attesa di tempi migliori. Molto più prosaicamente, sono i conti che vanno bene – ma come, non andavano malissimo? – a permetterci di contare su una cifra variabile fra i 9 e i 10 miliardi di euro. C’è chi si spinge a 20, ma probabilmente fa confusione con i fondi strutturali dell’Unione europea che non siamo riusciti a utilizzare per nostra incapacità e che adesso qualcuno vorrebbe chiedere a Bruxelles per poter aiutare aziende e famiglie a pagare le bollette. Richiesta che nella migliore delle ipotesi farebbe sollevare più di un sopracciglio.

“Tesoretti” a parte, la fredda fotografia dei conti scattata da Mario Draghi e dal ministro dell’Economia Franco non inchioda il futuro governo proprio a un bel niente, come sostiene chi fa della sospetta propaganda preventiva. Molto più banalmente ricorda lo status quo, la realtà più volte richiamata su queste pagine. Si può scegliere di analizzarla e rispettarla, garantendo all’Italia di continuare in un percorso di crescita fenomenale nel 2021, sorprendente nel 2022 e da rivitalizzare nel 2023 (ricordando che nel 2024 è comunque stimata a +1,8% e nel 2025 a +1,5%). Oppure scegliere le avventure dei propagandisti di sventura, che continuano a descrivere l’Italia come un Paese straccione e quel che è peggio a pretendere che si comporti come tale, in un’incomprensibile corsa alle peggiori profezie autoavverranti.

Dall’indicazione-chiave del nuovo ministro dell’Economia e dalla distribuzione dei pesi e delle responsabilità fra i partiti della maggioranza capiremo molto dell’indirizzo del presidente del Consiglio in pectore Giorgia Meloni e del suo partito. È da queste scelte e da quelle che fra un mese caratterizzeranno la prima legge di bilancio del governo che si “parrà la nobilitate” di chi è stato scelto dagli elettori. Compresa la capacità di equilibrare le esigenze dei conti pubblici e la fondamentale spinta alla crescita di cui scrivevamo con l’antico statalismo caro all’anima più profonda di Fratelli d’Italia. Tanto per chiarire che il problema non sarà sicuramente solo l’agitarsi dell’inquieto Matteo Salvini.

Di Fulvio Giuliani

Deficit e debito pubblico in calo

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2022-09-30 09:44:50

2022-09-30 07:44:50

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