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title: Soldi europei. Responsabilità italiane
description: Tanti chiedono ancora quattrini all’Ue, dimenticando che nessuno ne prende quanto noi, maggiori precettori dei contributi europei
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date: 2023-01-24
author: Davide Giacalone
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categories: [Economia]
tags: [economia, Europa, Evidenza]
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# Soldi europei. Responsabilità italiane

![fondi europei](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/01/Evidenza-sito-1-11.jpg)

Tanti chiedono ancora quattrini all’Ue, dimenticando che nessuno ne prende quanto noi.

**La ricchezza è creata solo dalle imprese e dai lavoratori. I governi non creano ricchezza.** Va già bene quando riescono a fare in modo che imprese e lavoratori svolgano la loro funzione senza intralci e con adeguate difese dalla violazione delle regole. I governi intermediano i soldi presi ai contribuenti e destinati a pagare spese collettive. Più o meno assennate, dipende dai governi ma anche dai cittadini che votano i governanti. **Quei soldi non sono “dello Stato”, come se vi fosse un generatore esterno di quattrini, ma dei contribuenti onesti**. Altri soldi possono essere presi in prestito, il che comporta impegnare quel che i contribuenti verseranno in futuro. Visto che si moltiplicano i fondi europei è bene che questa premessa sia chiara, ricordando che anche quelli sono soldi dei contribuenti. In quel caso europei.

La raccolta fiscale e la spesa pubblica hanno un senso positivo quando i soldi che prendo al contribuente li destino a rendere migliore la vita di tutti. E se li destino a un altro contribuente, perché bisognoso, opero per la giustizia sociale, rendendo migliore la vita di tutti. **Se prendo male la mira e consegno i soldi del contribuente onesto a un evasore fiscale che allo Stato guercio sembra povero, rendo peggiore la vita di tutti**. Ha un senso togliere soldi a chi li ha guadagnati, impedendogli di comprare una nuova chitarra, se riesco a impiegarli per fare in modo che si investa e lavori meglio, talché la mancata chitarra odierna possa essere un contrabbasso domani. Veniamo a noi.

**Oggi l’Italia è il principale percettore dei soldi dei contribuenti europei, versati nei fondi di Ngeu**. Da una parte è un impegno verso tutti, dall’altra un’occasione da non perdere. **Quel che è decisivo non è quanti ne prendiamo** – meno ancora l’umiliante “quanti ce ne danno”, meno che mai il delirante “quanti ce ne siamo accaparrati” – **ma che ci facciamo**. Se li si userà per recuperare arretratezze competitive, insufficienze strutturali, squilibri territoriali, ci avremo guadagnato noi e ci avranno guadagnato tutti i contribuenti europei, che vivranno in un mercato più dinamico e ricco. Per riuscirci, però, è necessario accompagnare la spesa per investimenti al lavoro per riformare e cambiare quel che non aveva funzionato. Se continui a prendere l’acqua con lo scolapasta l’importante non è a quanta acqua puoi attingere ma quanto sei scemo, dissipatore e sempre a secco. Nessuno di noi crede che il mondo cambi aumentando le licenze taxi o mettendo a gara gli stabilimenti balneari, ma se non si è capaci di fare manco quello, se ci si cala le braghe davanti a cose così limitate, è segno che si stanno buttando i soldi. **E se i contribuenti europei si arrabbiassero avrebbero ragione**.

**Ora si parla di un fondo sovrano europeo, destinato a tenere alta la competitività delle nostre imprese**. Alla competitività, però, dovrebbero pensare da sole, semmai reclamando scuole funzionanti, giustizia efficiente e burocrazia non demente. **Eppure quel fondo può servire, se destinato a compensare squilibri da altri introdotti**: gli Usa aiutano le loro imprese nella transizione energetica? Se non faremo altrettanto ci sarebbe uno svantaggio. Il che significa non dividere i fondi in quote Paese, ma destinarli all’obiettivo da raggiungere e alle imprese coerenti. Chi non ne ha non becca un soldo. Ma questo porta a un altro problema: chi stabilisce quali siano gli obiettivi giusti? **L’impresa che li indovina cresce, quella che li sbaglia fallisce**. Se sposto la decisione a livello politico restano solo il contribuente che paga e la pianificazione che impera.

**C’è un Long Covid inquietante, consistente nell’uso smodato del termine “aiuti”**. E c’è un Long Covid letale: neanche più le forze politiche sembrano capire che questa è materia politica. **Fondi e debito europei sono una meraviglia ma occorre l’intelligenza**, quindi la politica istruita, per stabilire cosa vogliamo ottenere e come. Mentre resta escluso che tu sia sovrano nello sprecare i soldi miei.

 

*di Davide Giacalone*
