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L’insostenibile sostenibilità delle imprese verdeggianti

L’urgenza con cui si parla di sostenibilità impedisce alle imprese di cogliere realmente il problema e diventare sostenibili sul lungo periodo.

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Negli ultimi tempi si parla tanto – per certi versi troppo – di sostenibilità e si associa spesso il termine alle imprese, considerando l’impatto delle loro attività sull’ambiente, sui territori dove hanno le sedi e sulla vita delle persone.

Quando parliamo di sostenibilità ambientale da parte delle imprese ci si riferisce ai loro piani e azioni intesi a contenere gli impatti negativi sull’ambiente da attività di business: uso contenuto di energia, impiego delle rinnovabili, minori emissioni inquinanti, eliminazione degli sprechi di acqua, riutilizzo delle materie prime, utilizzo degli scarti e trattamento corretto dei rifiuti, per citare alcune buone pratiche.

Per sostenibilità sociale si intende invece un comportamento etico e attento alla comunità e ai lavoratori da parte delle imprese, evitando per esempio forme di discriminazione e una scarsa sicurezza dei luoghi di lavoro. Last but not least la sostenibilità economica, che riguarda la capacità di operare nel proprio settore mantenendo un equilibrio economico-finanziario e al contempo agendo responsabilmente, vale a dire rispettando appunto ambiente, società, comunità locali e lavoratori.

In altre parole, la sostenibilità deriva da un approccio attento che preserva sia le generazioni di oggi che quelle di domani. Una sorta di nuovo equilibrio virtuoso, lontano da uno sfruttamento di risorse naturali e persone senza visione del futuro.

Sulla carta è tutto bello, logico, auspicabile, ma anche molto costoso e difficile. Richiede energie e risorse, ma soprattutto cultura e volontà. Non è un caso che molte aziende non sentano ancora la sostenibilità come un obiettivo reale ma ricorrano a pratiche di greenwashing, in sostanza azioni sostenibili di facciata, per finalità di marketing.

Parlare tanto di sostenibilità ne ha fatto un totem alla moda e ha generato urgenza, senza dare gli strumenti e il tempo per far capire alle imprese il reale significato che sta dietro a questo nuovo paradigma. Cosa fare dunque per evitare operazioni di facciata, retoriche, che finiscono per non incidere e forse anche per non essere prese sul serio dal grande pubblico?

Bisogna educare progressivamente le persone – in modo pregnante e diffuso – attraverso un concetto allargato di educazione civica e introdurre parametri di misurabilità, di modo che le persone percepiscano il vantaggio di comportamenti virtuosi e le aziende colgano il ritorno sui loro investimenti e monitorino il funzionamento delle loro azioni così come l’integrazione della sostenibilità nei processi aziendali.

Come noto, i Paesi non viaggiano alla stessa velocità nell’adozione delle buone pratiche relative alla sostenibilità a tutto tondo, ma alcuni problemi che colpiscono il pianeta riguardano tutti e sapremo di essere diventati sostenibili solo quando non ne sentiremo più parlare.

di Francesco Orlando

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