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title: Spread in Italia e non solo
description: Il ceo di Banca Intesa denuncia l’accanimento speculativo nei confronti dei titoli italiani. Lo spread prende la rincorsa.
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date: 2022-06-19
author: Gianfranco Polillo
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/economia/spread-in-italia/
categories: [Economia]
tags: [economia, Evidenza]
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# Spread in Italia e non solo

![Spread in Italia e non solo](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/06/interviste-DEF-8.jpg)

Il *ceo* di Banca Intesa denuncia l’accanimento speculativo nei confronti dei titoli italiani. Lo *spread* prende una rincorsa che ha poco a che vedere con i fondamentali del Belpaese

**Carlo Messina, *ceo***** di Banca Intesa, ha ragione da vendere quando denuncia l’accanimento speculativo nei confronti dei titoli italiani.** Quello *spread*, che negli ultimi giorni abbiamo visto prendere la rincorsa, ha poco a che vedere con i fondamentali del Belpaese e molto invece con i movimenti erratici di capitali alla ricerca di facili profitti. In genere la speculazione non è lo sterco del demonio: parte quando le condizioni oggettive del mercato lasciano intravedere situazioni di crisi. Nel 1992 la svalutazione della sterlina e della lira non fu il frutto della cattiveria di Soros ma la conseguenza delle modalità con cui si realizzò l’unificazione tedesca, che spazzò via le fragili strutture dello Sme.

**A volte, tuttavia, la speculazione può essere fine a sé stessa.** Nel qual caso per batterla basta ricorrere a una semplice minaccia, come avvenne in passato con il “*Whatever it takes*” di Mario Draghi. E come sembra essersi già verificato in queste ultimissime ore con una significativa correzione dello *spread* italiano, che scende dal massimo del giorno precedente di 222,4 punti a 205,6. Merito della Bce, come ha scritto con una punta di cattiveria “Le Figaro” («La Bce vola in soccorso dell’Italia»), o semplice conseguenza dell’annunciata determinazione da parte della stessa banca di intervenire per evitare ogni frammentazione del mercato?

Carlo Messina è convinto che non vi siano ragioni particolari per penalizzare l’Italia. A suo dire «tutto quello che sta sopra quota 150 (valore dello *spread*, *ndr*.) è del tutto ingiustificato». Da questo punto di vista il semplice confronto visivo gli dà ragione. Gli *spread* italiani sono più vicini alla Grecia (248 punti) che non alla Spagna (129 punti base). Il che francamente appare poco credibile. Sono infatti i fondamentali a fornire una diversa chiave di lettura.

Nel 2021 (dati Eurostat) il tasso di crescita dell’Italia (6,6%) è stato secondo solo a quello francese (6,8%) ma ben più consistente di quello tedesco (2,9%) e comunque maggiore di quello spagnolo (5,1%). A Roma nel 2021 (dati Banca d’Italia) si è contato un debito pubblico pari al 150,8% del Pil. A Berlino del 69,3% ma a Parigi e Madrid rispettivamente del 112,9% e del 118,4%. Differenze tali da non giustificare uno scarto di 100 o 150 punti base a favore degli *spread* di Spagna e Francia. Anche perché, per dirla tutta, in questi confronti c’è poi un dato generalmente trascurato. Ed è un peccato. Sempre secondo Eurostat, lo scorso anno l’Italia ha potuto vantare crediti verso l’estero (la cosiddetta posizione patrimoniale netta) pari al 6,6% del Pil. Francia e Spagna, invece, erano debitori netti per valori pari al 40,6% e al 40% del Pil. Differenza che esprime una diversa solidità, non solo finanziaria ma produttiva, dei differenti sistemi economici.

 

Di Gianfranco Polillo
