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Superbonus e superprezzi: l’UE ci osserva

Sono migliaia le domande per il Superbonus 110% ma l’Enea si è accorta di recente che lo stesso infisso rispetto a un anno fa costa il doppio, le caldaie il triplo. La notizia potrebbe non piacere all’UE, che finanzia il contributo.

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Il Superbonus 110% per l’edilizia è stato introdotto a maggio 2020 dal secondo Governo Conte con un duplice obiettivo: rilanciare il settore delle costruzioni e incentivare gli interventi edilizi per ridurre le emissioni di carbonio. Adesso però rischia di diventare cornice dell’ennesima manovra controversa.

Questa misura si affianca all’Ecobonus, in vigore dal 2014, che consente una detrazione del 50% delle spese per i singoli interventi di efficientamento energetico. Il Superbonus, invece, riconosce ai beneficiari un credito d’imposta pari al 110% a patto che vi sia un salto di almeno due classi energetiche attraverso la realizzazione di un cappotto termico e la sostituzione della caldaia. In questo ultimo caso la sostituzione degli infissi rientra tra i cosiddetti lavori trainanti e può accedere al 110%, mentre il singolo intervento rientra nell’Ecobonus e si ferma al 50% di detrazione. 

Dopo un’iniziale fase di assestamento e nonostante il contorto iter burocratico che ha richiesto una doverosa semplificazione proprio di recente, da gennaio al 23 settembre di quest’anno sono stati ammessi al Bonus 38 mila progetti che secondo le stime diventeranno 51 mila entro fine anno.

Segno che il Superbonus sta piacendo molto ai cittadini ma ancora di più, a quanto pare, alle imprese edili che non vivevano un momento così d’oro dagli anni ‘60. 

I costi del contributo

Ma quanto costerà allo Stato, e quindi alla comunità, il bonus nel corso del 2021? Previsioni Enea alla mano, 8,7 miliardi di euro a fronte di lavori per 7,9 miliardi. La differenza va a scapito delle casse pubbliche proprio perché il contributo eccede del 10% l’ammontare dei lavori realizzati.

Con questi numeri la tentazione sarebbe quella di celebrare la nuova era green nel settore immobiliare italiano ma, nostro malgrado, la gioia va contenuta. Un recente report dell’agenzia Enea ha mostrato infatti come i prezzi dei materiali siano raddoppiati e a volte persino triplicati rispetto a metà 2020. In solo un anno il costo medio degli infissi è aumentato del 208%, quello delle schermature solari del 225%, per le caldaie a condensazione si arriva ad un aumento medio del 286%!

Vero che c’è stato un rincaro delle materie prime ma non tale da giustificare ritocchi tanto spinti sul prezzo finale; vero anche che l’aumento della domanda ha contribuito al trend rialzista, testimoniato dal fatto che in molti casi non si possano terminare i lavori perché mancano i ponteggi.

Il controllo dell’UE sul Superbonus 110%

Per una volta però aumenti esponenziali non hanno suscitato lo scalpore dei consumatori finali, che hanno la possibilità di ammodernare casa spendendo cifre davvero irrisorie. Con il recupero del 65% la funzione di controllo era svolta dal privato che, dovendo pagare circa 1/3 del servizio, era interessato a spendere meno e ad avere un lavoro efficace. Adesso questo controllo è venuto meno e qualcuno forse ne ha approfittato. 

Il Governo ha confermato che il bonus verrà prorogato fino al 2023, ma servirà invertire rotta perché se non controlla il cittadino, controlla l’UE. Il Superbonus viene infatti finanziato per 13,9 miliardi con i fondi europei del Recovery Plan, e davanti a questo sospetto aumento dei prezzi la Commissione potrebbe storcere il naso e chiudere i rubinetti.

A maggior ragione se consideriamo che l’efficacia ambientale degli interventi realizzati con le misure attuali è inferiore mediamente del 28% rispetto a quelli realizzati con l’Ecobonus. E un servizio che costa più del doppio per poi risultare meno efficace metterebbe in allerta chiunque.

di Giovanni Palmisano

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