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Superbonus, Dominici: perché tra Btp e credito fiscale non c’è partita

I crediti fiscali sono poco interessanti agli occhi delle banche per i rischi connessi. Enel X può essere la soluzione? Lo abbiamo chiesto al commercialista Christian Dominici
Con le ultime novità – ennesime ed estenuanti soprattutto per chi è in parte in causa – relative al Superbonus 110%, non ci sono più dubbi:  questa misura si avvia definitivamente al tramonto.
  • Le villette avranno 6 mesi in più per completare il lavoro (quindi entro il 30 settembre 2023, a condizione che alla data del settembre 2022 siano stati effettuati almeno il 30% degli interventi complessivi). 
  • Per i privati, inoltre, torna la possibilità di usare la detrazione in 10 anni e non in 4 (questo per permettere anche a chi una capacità reddituale più bassa di poter accedere alla misura). 
  • Per le banche, gli intermediari finanziari e le assicurazioni cessionari dei crediti d’imposta per spese in Superbonus effettuate entro il 31 dicembre 2022 si potrà scambiare i crediti con Btp almeno decennali (purché nel limite del 10% della quota annuale che eccede i crediti di imposta già utilizzati in compensazione). 
Di queste novità abbiamo parlato con il commercialista Christian Dominici, consulente tra le più importanti banche retail e di secondo livello.  Dominici, è una buona notizia la possibilità di poter convertire una parte dei crediti in Btp? Proviamo a fare un’analisi che vada oltre le righe. In linea di massima sì, perché questo consentirebbe alle banche che dicono di aver esaurito la propria tax capacity di acquistare un altro 10% di crediti.  Va detto però che il direttore generale dell’Agenzia delle Entrate ha dichiarato proprio di recente che le banche avrebbero ancora 15-16 miliardi di disponibilità di tax capacity.  In effetti non è propriamente corretto parlare di una tax capacity esaurita perché bisogna considerare che i calcoli delle banche sono stati fatti 2 anni fa. Oggi con gli utili bancari molto più elevati, legati all’aumento dei tassi, la loro tax capacity dei prossimi anni sarà molto più elevata.  Allora perché le banche fanno così fatica ad accollarsi i crediti legati al Superbonus?  Perché un credito fiscale non è mai un Btp, che resta un prodotto semplice da usare con una redditività sicura e periodica. Il credito tributario, invece, porta con sé problematiche di controllo, accertamenti e responsabilità in capo dal Cfo e al Cda della banca.  Quindi è più che normale che si voglia limitare l’uso di questo strumento, proprio per evitare di ritrovarsi con “impatti troppo pesanti” all’interno dei propri bilanci.  Alla luce di questo, come appare l’orizzonte per le imprese edili che attendono lo sblocco dei propri crediti da mesi? E’ probabile che i piccoli non otterranno mai la liquidazione dei loro crediti. Per questi un grosso volano era rappresentato da Poste Italiane che garantiva liquidità. Oggi che Poste si è tolta di scena, i piccoli rimarranno con i loro crediti in pancia. Una soluzione sarebbe troppo onerosa. Infatti tanti stanno chiudendo. Molte delle aziende che erano nate per sfruttare le opportunità di mercato sono già in fase di liquidazione  Enel X, la società individuata dal Governo per sbloccare i crediti incagliati, può essere davvero la soluzione che stavamo tutti aspettando? Enel X ha sempre trattato i bonus edilizi. Li tratta per sé e per le banche. Nelle intenzioni del Governo, Enel X dovrebbe comperare i crediti dalle banche, liberando una parte della loro tax capacity, per poi renderli disponibili alle corporate. Un meccanismo che è stato la grande chimera di questi anni di bonus edilizi.  I bonus edilizi, in effetti, non interessano solo alle banche come prodotto di investimento (che in anni di tassi zero ha garantito una redditività molto importante) ma anche a quelle imprese che mensilmente versano F24 importanti. Chi per esempio versa F24 da 50-100 mln di euro mensili può essere interessato a risparmiare su cifre del genere.  Idealmente Enel X non dovrebbe vendere subito il credito per intero ma  dovrebbe dare la possibilità di acquistarlo qualche giorno prima dello scadere dell’F24. Un esempio per essere più chiari: se anziché pagare 50 milioni di euro di tasse, 3 giorni prima io corporate ottengo un credito di imposta scontato dell’1% (da una banca oppure da Enel X), allora posso sì registrare un guadagno effettivo. Se c’è un indubbio vantaggio economico, allora perché il sistema non decolla? Perché anche qui c’è una questione di responsabilità. Per un’impresa risparmiare l’1% di 50 milioni di euro non è una cifra così determinante se si tiene conto delle possibili sanzioni a cui si espone (per esempio all’errata compensazione dei crediti). Nell’ottica di una banca l’1% in tre giorni è un dato importante, ma per un’impresa non è sempre così.  Quindi di fatto il meccanismo per la rivendita al mondo corporate è sì molto accattivante perché è un mercato potenzialmente miliardario ma non ha mai funzionato negli ultimi 2 anni perché il gioco non vale la candela. Ripeto: uno sconto dell’1% su un F24 porta con sé enormi responsabilità a differenza di un Btp.  Ci sono altre ragioni che spingono a non acquistare i bonus tributari legati al Superbonus Quando si compra un credito fiscale derivante dai bonus edilizi, bisogna tenere  conto che si tratta di un tipo di credito che ha attraversato diversi cambiamenti normativi:  qualcosa come 15-16 cambiamenti negli ultimi 3 anni. Quindi è molto difficile comprare con la sicurezza di aver fatto un buon affare.    

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