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Supersconti digitali per i ristoranti (pieni)

Quanto conviene realmente ai ristoranti (spesso pieni) usufruire delle piattaforme di prenotazione con supersconti?
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Supersconti digitali per i ristoranti (pieni)

Quanto conviene realmente ai ristoranti (spesso pieni) usufruire delle piattaforme di prenotazione con supersconti?
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Supersconti digitali per i ristoranti (pieni)

Quanto conviene realmente ai ristoranti (spesso pieni) usufruire delle piattaforme di prenotazione con supersconti?
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Quanto conviene realmente ai ristoranti (spesso pieni) usufruire delle piattaforme di prenotazione con supersconti?

L’Italia della povertà, assoluta o relativa (come troppi sfascisti amano affrescarla), gode invece di buona salute. Così almeno raccontano gli ultimi dati e gli indicatori statistici: il mercato del lavoro è ai massimi da 45 anni, cioè dal lontano 1977, con gli occupati che sfondano quota 23 milioni.

Già qualche lustro fa, a chi gli faceva notare che con il suo governo i cittadini si impoverivano, un presidente del Consiglio rispose sarcasticamente che «I ristoranti sono pieni!». Oggi sembra di assistere a un ennesimo dualismo nel Bel Paese. Da una parte, infatti, alcuni locali si lamentano e minacciano di chiudere; dall’altra troviamo delle note piattaforme web di prenotazione (e ne stanno nascendo altre “autoprodotte”, ad esempio tra i ristoratori di Padova) che fanno supersconti medi di almeno il 30%, con punte fino al 50%. Solo marketing creativo oppure uno stratagemma per riempire i tavoli? In ogni caso, promozioni o no, i quattrini circolano anche perché – siamo onesti (come dice una pubblicità tv paraecologista) – quella dello sconto è una tentazione irresistibile, che adesso i conoscitori delle tecniche più innovative di marketing 4.0 hanno chiamato “digitalizzazione delle prenotazioni”. Il fenomeno si è diffuso rapidamente, al punto che sembra aver preso la mano o essere forse addirittura sfuggito al controllo di chi lo aveva immaginato.

Nel nostro Paese l’universo della ristorazione è piuttosto ampio e “polverizzato”, con circa 120mila locali. Come spesso succede quando ci sono di mezzo gli oligopolisti del web, ultimamente c’è stata però un po’ di tensione. Nessuna criminalizzazione delle piattaforme di prenotazione: la necessità di una maggiore digitalizzazione è infatti avvertita da tutti, anche perché circa un quarto di coloro che viaggiano prenotano il ristorante ancor prima di arrivare a destinazione. L’assenza dalle piattaforme, che fungono da aggregatori (e come tali difficilmente disintermediabili), significa non esistere. Quindi i locali che non si affidano anche ai portali di prenotazione restano opachi a una larga fetta di pubblico e rinunciano così a un vasto mercato potenziale difficilmente recuperabile con i sistemi tradizionali non più al passo con i tempi.

Non è però tutto oro quello che luccica. Vanno sì bene i portali correttamente posizionati sul mercato, spesso emanazione di multinazionali, che potrebbero anche essere affiancati da sistemi proprietari. Il punto non è la tecnologia, ma gli investimenti in comunicazione per far crescere il business. Negli anni le alzate di scudi dei ristoratori non sono state poche. Alcuni hanno parlato di attività “predatorie”. Ma che cosa accade con un conto da 100 euro scontato al 50%? Illusorio pensare che i 50 effettivamente pagati alla cassa rimangano tutti nelle tasche dell’oste. Altri 6 vanno al gestore della piattaforma. E quasi mai lo “scontista” torna nello stesso locale, affollato, a prezzo pieno. Un doppio bluff o una ‘trappola’ della promozione?

Di Franco Vergnano 

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