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title: Tim-Ballo
description: Ora siamo al Tim Ballo delle telecomunicazioni, con l’orchestra sfatta, i danzanti bolsi e il pubblico da tempo tornato a casa
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date: 2023-08-17
author: Davide Giacalone
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categories: [Economia]
tags: [economia, Evidenza]
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# Tim-Ballo

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Ora siamo al Tim Ballo delle telecomunicazioni, con l’orchestra sfatta, i danzanti bolsi e il pubblico da tempo tornato a casa

Una multinazionale profittevole e pochissimo indebitata fu spolpata dalla Razza Corsara dei “capitani coraggiosi”, ove il coraggio lo ebbero governanti compiaciuti e autorità bendate, che li lasciarono fare. Dopo quel luculliano banchetto, che fece fuori la ricca dispensa pagata dagli italiani (**contribuenti e abbonati alla Sip**), **si passò al succedersi dei pasticci, fra sogni di grandezza, ricerca delle polpe rimaste, tentativi di tenere in equilibrio i conti. Ora siamo al TimBallo delle telecomunicazioni, con l’orchestra sfatta, i danzanti bolsi e il pubblico da tempo tornato a casa.**

Lo spartito è lungo, riprendiamo dalle ultime note e facciamola facile.** Tim s’è divisa in due parti: la rete e i servizi**. Quindi ha concesso al fondo statunitense Kkr – che già compartecipava della rete – **il diritto di negoziare in esclusiva l’acquisto totale della rete stessa**. Unico caso in Unione europea. Kkr a sua volta ha firmato un’intesa preliminare (MoU) con il Ministero del Tesoro, **cedendo a quest’ultimo il diritto di acquisire fino al 20% della futura società (Netco)**.

**Ci sono tre problemi.** 1. **Il Ministero, quindi lo Stato, è pronto a spendere 2,6 miliardi di euro**, cui si dovrebbe aggiungere l’eventuale ingresso di F2i, per un ulteriore 10-15% (quindi almeno 1,3 miliardi). Ma l’intera società, con dentro tutto – grazie ai rialzi azionari indotti dagli annunci – capitalizzava in Borsa lunedì scorso 6,53 miliardi, mentre Kkr ne offre 21 solo per la rete, ciò pesando i debiti, che portano al secondo punto. 2.** Tim è attualmente controllata dai francesi di Vivendi, con il 23,75%, i quali hanno continuato a perdere quattrini** e con questa vendita – fin qui rifiutata – puntano a riprenderne una parte e a cedere il maggiore debito possibile. 3.** Lo Stato in questa partita è: a. regolatore; b. controllore (con l’Autorità delle Comunicazioni); c. concorrente** (avendo il 60% di OpenFiber, l’altro soggetto che offre la rete, operazione fallimentare avviata dal governo Renzi); d. venditore (visto che Cassa depositi e prestiti ha il 9,81% di Tim); e. acquirente.

**Non è finita. Lo scopo dell’operazione è la fusione con OpenFiber**, il che pone un problema europeo di *antitrust*. **Nel frattempo – a tacere di professionisti e singoli cittadini – dei 141 poli industriali italiani 33 sono senza copertura, un terzo è sotto l’1% della banda larga**. Dunque la rete di telecomunicazioni dovrebbe essere oggetto di forti investimenti (almeno 10 miliardi di euro), come previsto anche dal Pnrr, e non una cassa automatica dove sedersi, mettere il cappello e raccogliere quattrini. **Perché allora sgomitare per averla?** Un privato conta di rifarsi vendendo capacità trasmissiva agli operatori, tenendo in equilibrio investimenti e ritorni, il che farà aumentare i costi per noi utenti;** ma lo Stato? Strano nazionalismo.**

L’impressione è che si stia giocando l’eterno ritorno della partita colpevolmente svenduta nel secolo scorso, scambiando il sedersi in un **Consiglio d’amministrazione con il mettersi a capo della rete che fu e che non c’è più, oramai gravemente smagliata**. Quel mondo è cambiato: **una volta i soldi e il potere stavano nella rete e nei servizi** (difatti Telecom aveva soldi e non debiti), **ora i soldi li fanno quelli che la rete la usano senza pagarla** (piattaforme *e-commerce*; film; affitto alberghi e turismo; etc.). Se lo Stato imitasse chi fa quattrini (per risparmiarli) piazzando in rete i propri servizi, dalla sanità all’anagrafe, poi potrebbe usare la forza d’essere regolatore e controllore per inseguire chi gestisce la rete e costringerlo a investire per renderla più veloce ed efficiente, minacciando ritorsioni secondo quanto stabiliscono le regole. **Se diventa proprietario non solo non potrà inseguire sé medesimo, ma neanche solleciterà le debolezze della rete mettendoci suoi nuovi servizi.**

A parte le sovrapposizioni elencate, ci stiamo ricomprando le bighe scassate anziché aumentare le licenze taxi fino a soddisfacimento del mercato.** E c’è, in questo, una diabolica coerenza.**

di* Davide Giacalone*
