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title: Troppe filiere dinastiche senza cultura manageriale
description: "In Italia l'incidenza delle imprese familiari sul totale delle aziende è del 75% ma per ottenere una crescita reale e una continuità aziendale è necessario investire in soci esterni e manager di comprovata esperienza."
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date: 2021-11-16
author: Francesco Orlando
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/economia/troppe-filiere-dinastiche-senza-cultura-manageriale/
categories: [Economia]
tags: [economia, Italia]
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# Troppe filiere dinastiche senza cultura manageriale

![Troppe filiere dinastiche senza cultura manageriale](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/11/Evidenza-sito-2-3.png)

In Italia l'incidenza delle imprese familiari sul totale delle aziende è del 75% ma per ottenere una crescita reale e una continuità aziendale è necessario investire in soci esterni e manager di comprovata esperienza.

**Nel mondo l’incidenza delle imprese familiari sul totale delle aziende è stimata al 60%, contro il 75% dell’Italia**, dato che si spinge al 95% quando si parla di Pmi. Nel confronto con gli altri, oltre al prevalere del familismo imprenditoriale e del cosiddetto ‘nanismo cronico’ delle nostre aziende, un’altra anomalia riguarda la gestione, molto meno managerializzata rispetto a quella delle imprese familiari dei Paesi, per noi, di riferimento. **Per esempio in Francia il *management* composto da membri della famiglia si riscontra nel 25% delle aziende**, in Uk nel 10% mentre in Italia superiamo il 65%.

Ora, se consideriamo che** meno del 30% delle imprese familiari supera il terzo passaggio generazionale** e che si stima che** nel decennio in corso circa 2 milioni di nostre imprese saranno interessate da questa fase**, si può capire quanto il tema sia importante. Proviamo quindi a delineare cosa va tenuto, cosa va cambiato, perché e come.

**Il motivo per cui le aziende familiari sono così numerose nel nostro Paese si spiega facilmente**: il dato riflette la **struttura della nostra società, basata storicamente sulla famiglia**. In generale, ciò è positivo perché in queste aziende si riverbera maggiore attenzione al territorio locale, vi sono rapporti basati su eticità e una visione di lungo termine. Se nelle micro e piccole imprese si comprende bene come non si possano attrarre *manager* professionisti esterni e nemmeno capitali, nelle medio-piccole, medie e medio-grandi il dato risulta anomalo.

**La globalizzazione richiede dimensione**, la digitalizzazione competenze, la terziarizzazione o servitizzazione necessita di **una visione meno di prodotto e più di *marketing***, *ergo* di aprire il capitale, inserire *manager* capaci, andare all’estero in modo programmato e strutturato, acquisire e digerire tecnologie nei processi aziendali.

**Per la nostra classe imprenditoriale si tratta di passaggi difficili ma necessari.** Il momento è però molto favorevole. Vi sono infatti capitali pronti da parte di investitori professionali, ovvero *family office* e *private equity*; inoltre, **le varie crisi degli ultimi anni hanno messo a disposizione delle Pmi un elevato numero di *manager* esperti**, provenienti da anni di carriera in grandi aziende o addirittura multinazionali.

Quindi, **da un lato urgenza di strutturarsi, dall’altro disponibilità di *manager* e di tecnologie:** gli imprenditori ancora restii superino le proprie barriere e affrontino il cambiamento. Come dice l’illustre esperto aziendale Philip Kotler, **esistono due tipi di aziende: quelle che cambiano e quelle che muoiono.** Gli imprenditori che vogliono la continuità aziendale e la crescita aprano il capitale a soci esterni e deleghino in parte o *in toto* la gestione a *manager* di comprovata esperienza.

La struttura della società italiana sta cambiando, succederà anche alle imprese familiari. È inutile mettersi controvento, meglio imparare le nuove regole del gioco e girare la vela nella direzione giusta.

di *Francesco Orlando*
