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title: In Italia manca l’industria del turismo
description: I recenti dati sul turismo in Italia sono buoni. Ma è veramente tutto oro quello che luccica? Cerchiamo di capire
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date: 2024-07-16
author: Paolo Rubini
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categories: [Economia]
tags: [economia, Italia, turismo]
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# In Italia manca l’industria del turismo

![Turismo](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/07/Evidenza-sito-1390-1024x639.jpg)

I recenti dati sul turismo in Italia sono buoni. Ma è veramente tutto oro quello che luccica? Cerchiamo di capire

I recenti dati sul turismo in Italia descrivono una situazione più che rosea: dopo aver raggiunto i numeri pre-Covid, il *trend* positivo continua promettendo un 2024 ancora più strepitoso, con previsioni di oltre 216 milioni di presenze. Gli stranieri sono tornati a rappresentare la maggioranza dei turisti in Italia, arrivando nel 2023 al 52,4% del totale degli arrivi. Ma è veramente tutto oro quello che luccica? Cerchiamo di capire.

Il *report* Horvath 2024 offre una visione chiara del settore alberghiero in Italia e delle sue caratteristiche. La maggior parte degli *hotel* italiani è affiliata a società estere, una tendenza che si rafforza di anno in anno. Questo determina conseguenze che meritano un approfondimento. Nel settore dell’*hotellerie* le catene estere dominano il mercato. I primi gruppi italiani si posizionano solo al settimo e ottavo posto (Th Resorts e Gruppo Una) mentre i primi gruppi esteri – come Bwh Hotels, Marriott International e Accor – hanno dimensioni doppie rispetto alle più importanti catene nazionali, in termini di numero di *hotel* e camere disponibili.

Complessivamente, il 60% delle camere in Italia è affiliato quindi a società estere: ma questo è un bene o un male? Le affiliazioni non prevedono quasi mai investimenti diretti nel settore, ma solo *brand* *network* su strutture già esistenti. Nel 2023 il settore alberghiero ha generato 30,5 miliardi di euro di ricavi (fonte: Deloitte - Federalberghi), di cui 18,3 miliardi relativi a strutture in affiliazione estera. Il valore delle *fee *pagate all’affiliante è pari ad almeno 2,7 miliardi (15% del fatturato), tassati prevalentemente all’estero. Il gettito fiscale perso è stimabile in almeno un miliardo di euro l’anno. Ugualmente, le prenotazioni tramite Online Travel Agencies (Ota, quasi tutte estere) valgono il 67% delle vendite di camere (fonte: Blastness) e generano *fee* che riducono ulteriormente il gettito fiscale in Italia di circa un altro miliardo di euro l’anno. Quindi il costo del nostro assetto del settore turistico-alberghiero per il sistema Paese può essere stimato in una perdita di circa 2 miliardi annui di entrate per il fisco.

Se il turismo è il petrolio dell’Italia (frase ormai retorica ascoltata in dibattiti e interventi pubblici), perché in questo settore il nostro Paese non è mai riuscito ad avere un ‘campione nazionale’, cioè un operatore *leader*nel suo mercato e all’estero? Peraltro, avendo l’Italia un’invidiabile reputazione nel settore del turismo e dell’accoglienza, non è difficile immaginare che questo ‘campione nazionale’ avrebbe facilmente successo anche nel contesto internazionale, nello stesso modo in cui ciò avviene in altri settori che beneficiano ugualmente del valore dell’*italian lifestyle*.

Nonostante questo potenziale, il capitalismo nazionale fatica a emergere nel settore turistico. Non ci sono vincoli culturali o economici che impediscano lo sviluppo di un operatore turistico nazionale di rilevanza internazionale, ma manca una strategia Paese efficace per consolidare e sviluppare l’offerta turistica italiana. Abbiamo un importante operatore internazionale nel settore dell’energia – nonostante non disponiamo di petrolio – e non riusciamo ad avere un *competitor* internazionale nel settore turistico, pur essendo al quinto posto nella classifica degli arrivi dall’estero. In questa situazione il turismo lascia ben poca ricchezza in Italia, ma il 100% delle esternalità negative che i cittadini delle località turistiche ben conoscono. C’è forse materia per una profonda riflessione da parte del governo, non limitata all’ambito strettamente turistico bensì soprattutto a quello di visione Paese e di corretto utilizzo delle risorse nazionali.

di *Paolo Rubini*, *Professore di Economia del Turismo presso l’Università Sapienza di Roma*
