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Famiglie e servizi dimenticati. Pagano le donne

Il prossimo 12 agosto saranno trascorsi 10 anni esatti dall’entrata in vigore dalla legge Golfo-Mosca che ha obbligato le società quotate in Borsa e a controllo pubblico ad avere una rappresentanza femminile nei board e collegi sindacali; le cosiddette quote rosa, dopo un emendamento del 2019, dal 20% sono salite al 40.

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Quello che potrebbe sembrare un successo in realtà è un grandissimo fallimento. La sensazione, in questi anni, è che nessuno, oltre al compitino, abbia mai sentito il reale desiderio di “strafare”, tantoché al legislatore è toccato pure rivedere al rialzo la norma.

Invece le donne avrebbero un potenziale enorme, perché abituate a gestire l’azienda più complessa mai fondata: la famiglia. Ma se “ai piani alti” ci pensa la legge, è nella vita di tutti i giorni che il gentil sesso deve combattere la battaglia più difficile. A cominciare dalla scuola, dato che è soprattutto da lì che passa la propria affermazione. Se le scuole restano chiuse, anche le strade di molte donne restano sbarrate.

Mentre si torna al ristorante, tra una corsa in palestra e un tuffo in piscina, la scuola è ancora ferma al palo. Nell’anno che verrà, con somma sorpresa, ancora grande assente è il doposcuola. Con rette scolastiche che risultano identiche a quando la pandemia era solo una parola da film di fantascienza, la scuola non fa sconti alle mamme, condannate a un equilibrismo in bilico sull’eterna scelta tra carriera e famiglia.

Continuare a tenere chiusa la scuola dopo le 16.30, soprattutto per chi ha figli che vanno al nido, alla materna e alle elementari costringerà molte donne a compromessi mal digeribili dalla ragione. Sono loro, con i loro stipendi quasi sempre più bassi rispetto agli uomini, a dover mettere a tacere ambizioni professionali.

Il sistema scelto dalle linee guida governative è eccessivamente precauzionale. Il Piano Scuola mira a mantenere i bambini in “bolle” separate, per rintracciare un positivo e i suoi contatti con maggior rapidità. Non è chiaro però come queste disposizioni, scritte ormai mesi fa quando ancora i numeri erano davvero preoccupanti, possano ritenersi ancora attuali. A rinforzo di questa tesi c’è anche il fatto che i numeri della scuola non sono mai stati rilevanti.

Viene da chiedersi allora a cosa sia servito vaccinare nonni e insegnanti prima, genitori dopo, se nemmeno in questo anno che verrà sarà concessa un po’ di normalità.

Se lo sono chiesto anche un nutrito gruppo di genitori milanesi che ha scritto alla delegata del sindaco Beppe Sala per le Pari Opportunità, Daria Colombo, pronta a riceverli il prossimo 14 giugno. Perché la questione, come si è detto, è soprattutto di genere.

Siamo lontani dagli esempi virtuosi di Svezia, Finlandia e Norvegia ma il fatto che ultimamente anche in Italia si parli molto di gender gap non può che fare bene alla causa. Del resto è chiaro a tutti ormai come la questione non sia più procrastinabile. È tempo di armare le donne nella sopracitata battaglia per i pari diritti, garantendo sostegni alle famiglie all’altezza (e l’assegno unico in arrivo deve rappresentare solo un inizio!) e servizi adeguati per l’infanzia.

È passando da questi punti imprescindibili che potremo ridare nuova spinta alla natalità. Perché è solo dove c’è vita che ci può essere un futuro di speranza per il Paese.

Di Ilaria Cuzzolin

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