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Gli italiani hanno ragione

È finita? No, non è finita. È giusto riprendersi quanto più possibile della nostra vita? È sacrosanto, senza perdere di vista le lezioni che abbiamo dovuto dolorosamente apprendere a cavallo della scorsa estate e del successivo autunno.

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La differenza – gigantesca – rispetto a un anno fa sono i vaccini, che a dispetto di una campagna di comunicazione che ha ripreso a fare acqua da tutte le parti, vanno avanti e ci stanno assicurando una ripresa costante e progressiva delle attività. Della vita, appunto.

A leggere il dibattito in corso sul mix di vaccini, i relativi dubbi su come gestire la seconda dose di chi non potrà ricevere AstraZeneca o altri, sembrerebbe essere ripresa la confusione di alcuni mesi fa. In realtà, nella stragrande maggioranza dei casi le persone continuano ad affidarsi alle indicazioni ricevute, a presentarsi in massa agli hub vaccinali e a macinare numeri, quelli veri. Spazzando via le brutte sensazioni e garantendo il crollo progressivo dei nuovi casi, come evidenziato nel grafico.

In questo momento, i nuovi ricoveri in Italia sono di fatto solo di persone non ancora vaccinate o infettatesi nella finestra fra prima e seconda dose. I malati gravi scendono e per la prima volta da mesi abbiamo meno di 500 persone in terapia intensiva.

Non sono nostre interpretazioni, qualcuno ripete da ‘tifosi dei vaccini’ (come se avesse senso, sempre dati alla mano, essere pregiudizialmente contrari). È la realtà riportata dalla cronaca quotidiana degli ospedali.
Gli italiani hanno capito, non vedono l’ora di ricominciare a vivere e anche di togliersi la mascherina, ma non sono né stupidi, né temerari. Sanno che i rischi NON sono finiti e si sono affidati all’unica arma a nostra disposizione, non in modo fideistico, ma del tutto razionale.

A chi fa informazione, come scriviamo oggi su La Ragione, il compito di riportare le cose per quelle che sono, scegliendo i fatti alla spettacolarizzazione e alla polemica fine a se stessa.

di Fulvio Giuliani

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