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title: ImPattando
description: "L'Italia è in attesa del più importante evento: la ridefinizione del patto di stabilità e l'analisi della crescita e del debito pubblico."
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/11/Evidenza-sito-13.png
date: 2021-11-08
modified: 2021-11-06
author: Davide Giacalone
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/impattando/
categories: [Evidenza, "L'Italia de La Ragione", Politica]
tags: [Italia, politica]
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# ImPattando

![Italia e il patto di stabilità europeo](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/11/Evidenza-sito-13.png)

## Dopo l'elezione del presidente della Repubblica a febbraio e il piano d'investimenti dei fondi europei, l'Italia è in attesa del terzo e più importante evento: la ridefinizione del patto di stabilità.

Due sono gli orizzonti temporali che orientano la discussione politica.**

****Il primo** si colloca a febbraio, che è vicinissimo ma si pretende sia lontano, e riguarda **l’elezione del presidente della Repubblica**. Se ne parla più in relazione a come ciascuna forza politica potrà collocarsi, o a come collocare questo o quello, che con riferimento a cosa succede dopo, perché il dopo è avvolto nella nebbia.

**Il secondo** orizzonte **si riferisce al piano d’investimenti alimentato con fondi europei**, la cui scadenza è più lontana, supera la durata della legislatura, eppure ha rilevanti conseguenze immediate, tanto che forze politiche che si descrivono alternative non hanno neanche la possibilità di separarsi.

Ma c’è **un terzo orizzonte**, ben più rilevante per l’Italia, ed è quello della **ridefinizione del patto di stabilità europeo**. Da quello dipenderà molto del futuro prevedibile e di quello dovrebbero tenere conto molte delle scelte che si fanno oggi.

In una materia come questa non serve a nulla parteggiare e rumoreggiare, occorre capire. Siamo entrati nell’era della moneta europea avendo già **un debito pubblico molto alto**, ma grazie a quel che l’euro ha comportato ci siamo trovati a pagare meno di prima per gli interessi. Sebbene qualche sforzo per ridurre il debito si sia fatto, nell’insieme non ne abbiamo approfittato per riuscirci, ma per farlo crescere senza sbarellare. **E questa è una nostra colpa**. Le regole che ci si era dati per avere una moneta in comune – il patto di stabilità – prevedevano che il debito pubblico non dovesse superare il 60% del prodotto interno lordo e il *deficit* non superasse il 3%. Comunque non stabilmente, comunque non con un debito sopra il limite.

Queste soglie non avevano nulla di scientifico, erano la media dell’epoca. Il significato era: non usate i tassi bassi per indebitarvi troppo, mettendo a rischio la sovranità. Abbiamo fatto il contrario. L’austerità s’è trovata solo nella testa di quelli che parlavano a vanvera: **abbiamo sempre speso più di quel che si incassava, facendo *deficit* che diveniva debito**. Certo, il debito alto portava in *deficit* bilanci altrimenti in attivo, ma questa è una colpa, mica una scusa.

Il patto di stabilità è stato sospeso con la pandemia. **La recessione è alle spalle, tutta l’Ue cresce e noi in modo vivace**. Eppure sono in atto politiche pro cicliche (vale a dire che assecondano la crescita) imponenti: la Bce tiene i tassi bassissimi, anche distanziandosi dalle ultime scelte statunitensi, e compra titoli del debito pubblico; il programma Next Generation mette a disposizione fondi e genera debito comune europeo; le politiche di transizione energetica iniettano altri capitali per finanziare le trasformazioni.

Chi conosce queste materie può ben dire: i soldi non sono un problema. Semmai lo diventano per abbondanza esagerata. Tutto questo non può durare e, difatti, **è in moto il meccanismo per rivedere e riattivare il patto di stabilità.** Sul debito già è evidente che la soglia non sarà quella del 60, ma forse del 100%. Noi siamo sopra di una buona metà.

Per questo siamo il laboratorio europeo e per questo la scadenza del patto è per noi decisiva. **Se i soldi spesi genereranno crescita duratura il debito si ridurrà progressivamente e l’esperimento sarà riuscito**. Allora avremo dimostrati serietà e affidabilità e potremo reclamare la guida delle politiche europee. **Se non sarà avvenuto, il debito ci soffocherà** e minerà irrimediabilmente la nostra sovranità, che dovrà affidarsi all’altrui guida degli argini europei. È questa la partita decisiva. E non scade a febbraio, ma neanche con la legislatura, ma va oltre: gli equilibri europei si ridefiniscono nel 2024 e il programma d’investimenti nel 2025. A partire da quelle date comincia una storia diversa.

Se la politica avesse a che vedere con il futuro e non (solo) con il sondaggio settimanale, ne sentiremmo almeno parlare.

Il guaio è che a chiacchiere si possono ingannare le persone, non la realtà.
