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Le classi dove si fa tutto tranne che studiare

Oggi la scuola è il luogo ove tutto si fa tranne che studiare. I ragazzi sono disabituati a rimanere dentro i limiti dettati dalle regole e allergici al sacrificio. In fondo, perché studiare, se alla fine della fiera si sa che comunque andrà tutto bene?

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Bello, educato, elegante. Dotato di competenze trasversali, abilità, predisposizione al lavoro in team, disponibile a trasferte, flessibilità oraria, frequenza di corsi d’aggiornamento… e segue una lista più lunga di quella della spesa della sora Cesira. Alieno? No, il candidato ideale ricercato dalle aziende 5.0. Dove lo cercano, sul pianeta Terra? E lo trovano?

Svestiamoci delle ali dell’illusione e caliamoci umilmente nella realtà: rilevazione dati Ocse Pisa impietosi, quelli riferiti alla comprensione testuale e alla lettura e scrittura degli studenti italiani, situati nella posizione di fanalino di coda rispetto ai coetanei europei. Perché siamo arrivati in fondo a un tunnel, quando generazioni fa l’Italia vantava uno dei sistemi scolastici più efficienti? Semplice! Oggi la scuola è il luogo ove tutto si fa tranne che studiare. Insegnare nel secolo dell’imperante tecnologia è un delirio… È un’attività preclusa all’essere umano.

Essere disabituato a rimanere dentro i limiti dettati dalle regole e allergico al sacrificio, ossia a fare anche ciò che non piace. In fondo, perché studiare, se alla fine della fiera si sa che comunque andrà tutto bene? Se poi per assurdo non sarà liscio come da previsione, beh… niente panico: il manipolo di avvocati, genitori, dirigenti scolastici, psicologi e assistenti sociali correggerà la svista del docente alquanto distratto. Il ragazzo del 2022 è fragile, psicologicamente provato da eventi esterni e familiari, un inetto sveviano. La scuola deve dunque essere per lui un aiuto, un valido supporto affinché riesca ad avere quelle soddisfazioni che il mondo non gli dà: e allora va tutto bene quel che fa, anche quello che non fa diventa accettabile. Si arriverà persino a valutare positivamente un’assenza, pur di far progredire la crescita e la formazione! L’importante è non chiedere nulla che non voglia la schiera succitata e che magari… si diverta pure nell’apprendere.

Quale forza perversa allora spinge a essere così sadici da voler diventare insegnanti? Un percorso tra l’altro intriso di ostacoli burocratici, concorsi svilenti e fasulli, all’italiana? E uno sguardo al portafogli, glielo si vuol dare? Non stupiamoci allora se i professionisti del domani saranno medici che opereranno un organo sbagliato, economisti che non sapranno far di calcolo, docenti che non conosceranno la lingua madre.

 

Di Sara Calzolari

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