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L’intervista di Fulvio Giuliani a Massimo Stano e Davide Re

Nella splendida cornice del Festival del Cinema di Venezia, il direttore Fulvio Giuliani ha intervistato l’oro olimpico Massimo Stano e il primatista italiano nei 400 metri piani, nonché finalista nella staffetta 4×100 a Tokyo2020, Davide Re.

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Tanti i concetti carichi di significato richiamati dai due atleti nel corner de La Ragione presso la Fondazione Ente dello Spettacolo.

Ecco i tratti salienti dell’intervista:

Massimo, cosa hai provato mentre tagliavi il traguardo?

Mi sembrava un sogno, in quel momento ho rivisto tutti gli sforzi fatti fino a quel giorno. Sforzi che vanno ben oltre la copertina della vittoria e di quell’attimo. Andavo avanti e dietro cercando una bandiera da sventolare, un’emozione indescrivibile. Quest’anno ho deciso di andare a Olimpia, volevo rendere omaggio al luogo dove è iniziato tutto, il luogo che mi ha dato la possibilità di vivere queste emozioni.”

Cosa significa per i marciatori come te, Massimo, prepararsi a un Olimpiade?

Mi piace fare fatica, mi diverte e mi gasa. Per me la fatica non è dolore ma divertimento. Avevo poche pressioni perché gli occhi non erano puntati su di me ed è stato meglio così. Io ci credevo e non volevo altro che l’oro, l’argento non mi sarebbe bastato. Negli ultimi giorni mi sono detto che ero forte, il più forte di tutti.

Davide, tu in finale olimpica ci sei arrivato, adesso ci vuole la medaglia. Qual è il passo che devi fare? E come vivi la necessità di abbattere questi limiti?

“Bisogna fare ancora uno step. Negli anni di step ne ho fatti parecchi, nel 2016 mi davano tutti per finito perché avevo fatto delle brutte stagioni. Ma dal 2017 ho iniziato a migliorarmi in maniera importante, togliendo prima mezzo secondo, poi 3 decimi, e continuando ad abbattere i miei tempi. E nel 2017 sono riuscito a passare alle semifinali dei mondiali di atletica Londra 2017: dai margini alle semifinali, questa è la differenza che fa mezzo secondo nel nostro sport.

Da allora sono sempre tra i top 8-10 al mondo, ma se vuoi ambire ad entrare nella top 5, manca ancora, circa mezzo secondo. È tanto ma non è impossibile, anche perché se avessi pensato che fosse impossibile non avrei continuato dopo il 2016.

Eri cosciente del cambiamento che ti ha portato fino alle semifinali di Londra?

“In realtà vivo molto il momento. Non pensavo che sarei arrivato lì, né che sarei stato il primo italiano a scendere sotto i 45”. Mi rendevo conto del miglioramento solo a fine stagione quando mi voltavo indietro e vedevo i risultati raggiunti. In questo senso è fondamentale l’aspetto psicologico perché quando arrivi a certi livelli dove molti atleti si avvicinano nelle prestazioni fisiche, è la testa che fa la differenza.

Nella parte finale dell’intervista c’è stato un ringraziamento speciale per Sergio Baldo, vicepresidente della nazionale italiana di atletica leggera e responsabile delle Fiamme Oro. Il direttore Giuliani ha ringraziato Baldo perché senza il lavoro dei gruppi sportivi, “quasi nessuno di questi ragazzi potrebbero fare l’atleta olimpico. Con quale spirito lavorate e riuscite a tenere duro anche nelle difficoltà?

Dietro le medaglie di questi ragazzi c’è il lavoro dei gruppi sportivi che sostengono lo sport ad alto livello. È una formula tutta italiana che si è rivelata vincente che ha avuto il punto di forza negli ultimi 2 anni. In questi 2 anni abbiamo trovato ogni modo per far allenare e migliorare le prestazioni dei ragazzi.

Per esempio Marcell Jacobs si è spostato in una struttura privata a Desenzano dove abbiamo trovato abbiamo portato le strutture per fargli aumentare la forza. Non è andata così nelle altre nazioni, questo è merito dei gruppi sportivi e dei grandi sacrifici di questi ragazzi.

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