---
title: Pensa alla salute
description: "Preoccupa la sanità in Calabria: 53.866 calabresi sono emigrati per farsi curare altrove nel 2019, con una spesa di 222 milioni di euro."
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/09/sanità.png
date: 2021-09-15
author: Maurizio Bortoletti
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/pensa-alla-salute/
categories: [Evidenza, "L'Italia de La Ragione"]
tags: [covid19, Italia]
---

# Pensa alla salute

![Pensa alla salute](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/09/sanità.png)

Preoccupa la sanità in Calabria: **53.866 cittadini calabresi sono emigrati per farsi curare altrove** nel corso del 2019, con una spesa di 222 milioni di euro.

Così, in “Malafemmina”, Totò si rivolgeva a Peppino dopo averlo colpito inavvertitamente con la frusta: «Ti sei fatto male? E pensa alla salute!». E già. Sono passati 65 anni da quell’indimenticabile pellicola, eppure quella frase appare – almeno secondo i dati di un *report* del Ministero della Salute, *online* dal 6 settembre – un **avvertimento quanto mai attuale** e, soprattutto, necessario, almeno in alcune aree del Paese.

In questo studio di 129 pagine – “**Monitoraggio dei** **Lea**. Metodologia e risultati dell’anno 2019” – emergono diversi aspetti interessanti. Si tratta di **dati pre-pandemia**, con le situazioni gravi che si saranno nel frattempo aggravate, riconducendoci in modo naturale all’affettuoso e grato ricordo di Martina Luoni – prematuramente scomparsa, lunedì scorso, all’età di 27 anni – che denunciò come **l’emergenza pandemica stesse privando delle cure i [malati gravi](https://laragione.eu/giovani-che-dicono-la-loro/pandemia-uno-sguardo-allo-specchio-fragilita-e-debolezza-della-democrazia/)**, tra cui quelli oncologici, e che poi è diventata *testimonial* della Regione Lombardia per la lotta al Covid.

Questi dati sui Lea, i Livelli essenziali di assistenza, sono ‘vecchi’ di quasi 3 anni, peraltro dopo che una legge dello Stato, nel marzo 2019, ha introdotto a partire dal 1° gennaio 2020 il Nuovo sistema di garanzia (Nsg) e di monitoraggio dell’assistenza. Ci dicono comunque in modo estremamente chiaro una cosa o, meglio, ce la confermano. In tema di Lea – lo strumento attraverso il quale il governo puntava ad assicurare a tutti i cittadini **l’erogazione delle più importanti prestazioni** (21 le voci monitorate per il 2019) in condizioni di qualità, appropriatezza e uniformità – emerge il baratro senza fine nel quale continua a precipitare la Calabria, sottoposta a un commissariamento ‘modello ergastolo’, fine pena mai: la valutazione sintetica Lea di 125 è infatti poco più della metà del 222 conseguito dalle due Regioni migliori (Veneto e Toscana). Un risultato negativo confermato anche dai dati, sperimentali, del nuovo sistema Nsg: **la Regione Calabria è ultima per l’“area ospedaliera”** ed è l’unica con i risultati ‘rossi’ in tutte le tre aree monitorate.

Appare quindi naturale il ritornare a Totò e alla domanda che pone al vigile milanese: «Noi vorremmo sapere, per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?». In realtà, i calabresi che subiscono questa situazione sanno bene dove andare: **53.866 di loro sono emigrati per farsi curare altrove** nel corso del 2019, con una spesa di 222 milioni di euro. Altre perdite a bilancio, che pagheremo tutti, o altri servizi sottratti a questi cittadini, come si legge nell’affresco impietoso sulla ‘non sanità’ calabrese tratteggiato dai giudici costituzionali in una recente sentenza, già presentata su questo giornale.

Di fronte a queste **diseguaglianze** che sono **fonte di inefficienze economiche**, per ricordare le parole di Barack Obama, è giunto il tempo delle scelte difficili con il coraggio delle soluzioni giuste anche se impopolari, come quelle dei *leader* – non dei *follower* – presentate in “Ritratti del coraggio”, scritto da J.F. Kennedy proprio durante una convalescenza. Serve recidere lacci e lacciuoli e puntare al risultato finale, **grazie ai tanti calabresi per bene**. Per farlo, serve un sistema in grado di ritornare al “poter dire di no” e al “dover dir di no” che forse, negli anni, è progressivamente scivolato nel “non voler dire di no”. Partendo, prima di tutto, da quei casi dove le scelte coraggiose della politica hanno avuto ragione.

di *Maurizio Bortoletti*
