25 aprile, la data della nostra libertà. La festa che non è diventata di tutti
Quest’anno le celebrazioni del 25 aprile sono state accompagnate da una vis polemica meno forte che in altre occasioni
25 aprile, la data della nostra libertà. La festa che non è diventata di tutti
Quest’anno le celebrazioni del 25 aprile sono state accompagnate da una vis polemica meno forte che in altre occasioni
25 aprile, la data della nostra libertà. La festa che non è diventata di tutti
Quest’anno le celebrazioni del 25 aprile sono state accompagnate da una vis polemica meno forte che in altre occasioni
Quest’anno le celebrazioni del 25 aprile sono state accompagnate da una vis polemica meno forte che in altre occasioni, perché la politica e la stampa sono inevitabilmente distratte dai grandi avvenimenti geopolitici che tendono a monopolizzare la scena. C’è meno spazio e tempo, per fortuna in questo caso, per polemiche, scontri o altro.
Oltre i fatti contingenti, però, il 25 aprile resta una giornata che non riesce a trovare gli italiani egualmente coinvolti e soprattutto consapevoli del gigantesco valore della data.
Dopo esserci sforzati per decenni (riuscendovi, ahi noi) di omettere parte della verità o mascherarla, sin dalla scuola abbiamo costruito un’idea della Liberazione spogliata di tutte le difficoltà e le contraddizioni. Siamo approdati, nella migliore delle ipotesi, a un modello vago e stereotipato della Resistenza e del suo culmine raggiunto 81 anni fa.
Quando è andata meno bene, si è cercato di manipolare o addirittura rinnegare il 25 aprile in un’operazione suicida della memoria.
Del resto, avendo dipinto per una lunghissima stagione la Resistenza come un fenomeno esclusivamente comunista o al più socialista, quando ci si è finalmente posti il tema della condivisione di una pagina fondante della nostra storia, si è fatta una confusione pazzesca.
A cominciare da quella, inaccettabile, fra chi scelse di combattere il mostro nazifascista e chi lo abbracciò. In quest’ottica, dispiace ma non tutte le vittime della guerra civile potranno mai essere definite “uguali”, per quanto la pietà umana vada riservata a ciascuna.
Tanto per cominciare, di guerra civile per decenni non si parlò, quando questa è la realtà di ciò che avvenne fra l’8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945.
La straordinaria storia di coraggio e abnegazione di chi scelse la lotta armata salendo sulle montagne o combattendo in città è stata poi trasformata artificiosamente in un fenomeno di massa che non ci fu.
La folla di Piazzale Loreto accorsa all’orripilante spettacolo di Mussolini e dei gerarchi appesi per i piedi era grosso modo la stessa folla di pochi mesi prima sotto il balcone di Palazzo Venezia.
Senza dilungarci, senza pretese e nella naturale sintesi giornalistica, a questi elementi si è scelto di non dare risposta o far finta che non esistessero. Il risultato è un dibattito pubblico sclerotico e ideologizzato.
Per fortuna e per chi vorrà, c’è una clamorosa abbondanza di testi, testimonianze, documentari e film per uscire dalle nebbie.
Di Fulvio Giuliani
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- Tag: Italia
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