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title: Acciarino
description: "Oggi il governo varerà l'accordo con la famiglia Mittal. Quel che non è riuscito a essere Acciaierie d’Italia non torna a essere l’Ilva."
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date: 2024-01-08
author: Davide Giacalone
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/acciarino/
categories: [Politica]
tags: [Evidenza, Italia, politica]
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# Acciarino

![Accordo governo e Mittal](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/01/Evidenza-sito-32-19.png)

Oggi il governo verificherà e varerà l'accordo con la famiglia Mittal. Quel che non è riuscito a essere Acciaierie d’Italia non torna a essere l’Ilva. Pro e contro

Oggi il governo verificherà e varerà l’**accordo con la famiglia Mittal**, cui era stata venduta l’**acciaieria di Taranto**, sicché **loro perderanno il 62% attuale e lo Stato**, per il tramite di Invitalia, **passerà dal 32 al 60%**. Quel che non è riuscito a essere Acciaierie d’Italia non torna a essere l’[Ilva](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/alitalia-ilva-mps-la-storia-infinita-degli-insuccessi/) (che era privata), ma fa un duplice salto indietro e ricomincia dall’Italsider, ovvero le acciaierie di Stato, prima della privatizzazione. In via teorica non dovrebbe durare a lungo, perché **l’accordo prevede che i Mittal debbano essere disponibili non solo a diluire la loro quota**, ma anche a che entri nel capitale un nuovo operatore privato, **mentre lo Stato si impegna a uscire dal capitale entro un anno**, **dopo avere trovato il nuovo socio che assicuri un futuro allo stabilimento**. La via teorica è confortata dal fatto che altrimenti sarebbero violate le regole europee del mercato, che non sono un cilicio penitenziale, ma concepite per evitare che aziende possano far concorrenza grazie a capitali pubblici, ovvero pesando sui contribuenti per non pesare sui clienti. **Regole che difendono i cittadini e rendono più competitive le aziende**, perché quelle che hanno bisogno d’essere sovvenzionate competono solo nella dilapidazione.

**Eppure resta il timore che sia una via troppo teorica**, perché sento in anticipo le voci – quando si approssimerà la scadenza – che dubitano il nuovo socio sia affidabile, che reclamano garanzie per l’occupazione, che rammentano l’onere del guasto ambientale e annunciano che avere altro tempo converrebbe allo Stato, capace di non si sa quale miracolo. A oggi non c’è scelta, speriamo che il teorico diventi reale. **Qui si tratta di un salvataggio, sicché la mano pubblica agguanta le briglie e si mette alla guida**, contando di raddrizzare le cose e far tornare appetibile il polo produttivo. Un po’ come l’acciarino, che di suo non accende il fuoco, ma strofinato alla focaia sprigiona le scintille. Se tutto va bene. Il rischio è sempre quello di perdere soldi del contribuente, pertanto è bene sia chiaro che l’obiettivo deve essere quello della produttività e della stabilità, perché se si comincia a dire che la priorità consiste nel salvaguardare l’occupazione (anche a costo di pagare lavoratori che non lavorano) per poi ricominciare con la corrida giudiziaria sui danni ambientali, allora la perdita dei soldi cessa di essere un rischio e diventa una certezza.

**Nel mentre qui lo Stato torna proprietario, in altri settori cerca di vendere.** Operazione che va sotto la voce ‘privatizzazioni’, ma è un equivoco, per due ragioni:** a. se la società è quotata, se non è un ente pubblico, è già una società di diritto privato il cui capitale è posseduto dal pubblico** e, quindi, si tratta di venderlo;** b. a maggior ragione si tratta di una vendita e non di una privatizzazione** se, come ha ribadito anche la presidente del Consiglio, si intende vendere solo una minoranza del capitale, restando pubblici il controllo e la nomina dei vertici (che non si sa in base a quale magia si possa sperare siano migliori di quelli che rendono ricco il mercato).

Il **professor Francesco Giavazzi dubita che invitare capitali privati a scommettere su gestioni statali**, nella prospettiva di non contare niente, **«sia un’offerta attraente»**. Ha ragione, salvo una possibilità: che quel capitale privato scommetta sulla guida pubblica perché è la sola che possa assicurare protezione all’azienda. In questo caso quei capitali saranno remunerati per la fiducia accordata ai governi. E saranno i contribuenti e i clienti a pagare la differenza fra quel che è competitivo e quel che viene mantenuto artificialmente in vita. A quel punto la ‘strategicità’, se non chiarita e definita in partenza (magari con un sano dibattito parlamentare), se fissata di volta in volta, finirà con l’accomunare gioielli che attengono alla sicurezza nazionale con carrozzoni assistenziali, guidati da famigli e capaci di assicurare impoverimento nazionale. Una storia già vista che è meglio studiare, piuttosto che rivivere.

Di *Davide Giacalone*
