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title: Accrocco, il governo e le promesse elettorali (ir)realizzabili
description: "Leviamo i calici alla memoria di Guido Carli, alla cui teorizzazione del \"vincolo esterno\" si deve l’equilibrio illustrato da Giorgetti"
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date: 2024-10-17
author: Davide Giacalone
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/accrocco-il-governo-e-le-promesse-elettorali-irrealizzabili/
categories: [Politica]
tags: [governo, Italia]
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# Accrocco, il governo e le promesse elettorali (ir)realizzabili

![Il governo e le promesse elettorali](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/10/Il-governo-e-le-promesse-elettorali.jpg)

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2024-10-16 08:50:56

2024-10-16 06:50:56

Discussa in Cdm, la Manovra 2025 mobiliterà interventi per circa 30 miliardi di euro lordi. Spunta la carta nuovi nati, un assegno unico di 1.000 euro per i giovani con Isee fino a 40mila euro

La terza manovra della legge di bilancio del governo Meloni verrà presentata questa mattina alle ore 11 in conferenza stampa. Discussa ieri in Cdm, la Manovra 2025 mobiliterà interventi per circa 30 miliardi di euro lordi. Tra le novità, spunta la carta nuovi nati per i giovani con Isee fino a 40mila euro - un assegno unico di 1.000 euro per i bebè, fuori dal calcolo dell'Isee -, confermati gli incentivi al lavoro per giovani e donne nel Mezzogiorno, così come le misure varate lo scorso anno sulle pensioni. La tassazione agevolata al 5% per i premi di produttività rimane invariata, confermati i fringe benefit con importi maggiorati per nuovi assunti che si trasferiscono oltre 100km. Rifinanziata con 500 milioni la Carta dedicata a te e potenziati gli investimenti della Difesa. Confermati, inoltre, il taglio del cuneo e la riduzione dell'Irpef, che diventano strutturali. Prorogato il bonus ristrutturazioni al 50% ma solo per la prima casa.

"Come avevamo promesso non ci saranno nuove tasse per i cittadini - ha dichiarato Giorgia Meloni - 3,5 miliardi provenienti da banche e assicurazioni saranno destinati alla Sanità e ai più fragili per garantire servizi migliori e più vicini alle esigenze di tutti".

Il contributo in arrivo dal settore bancario sarà tra i 3-4 miliardi di euro (in due anni. ndr), conferma il vicepremier Antonio Tajani, assicurando però che non si tratterà di "nuove tasse". Sarebbe infatti escluso un intervento su Ires e Irap. Tra le ipotesi spuntano due interventi una tantum separati: sugli incrementi patrimoniali e sull'anticipo di liquidità con le cosiddette Dta (crediti fiscali differiti).

I tagli in arrivo per i ministeri - che vedrebbero un intervento aggirarsi intorno al 5% delle spese - preoccupano per le ricadute sui servizi, tanto che nella scuola i dirigenti minacciano lo stato di agitazione. Il ministro dell'Istruzione, Giuseppe Valditara però rassicura: "Non è vero che arriveranno sempre meno risorse. Il bilancio del Ministero è in crescita", ha dichiarato.

La conferenza stampa sui provvedimenti, che sarà tenuta oggi dal ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, è attesa per le ore 11.

Di Matilde Testa

Al via la Manovra 2025, arriva la carta nuovi nati

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2024-10-17 07:20:42

2024-10-17 05:20:42

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2024-10-16 11:24:41

2024-10-16 09:24:41

Pochi i margini di manovra, poche le speranze di crescita, pochissime le risorse da allocare. Le 3 non verità della Manovra 2025

La manovra vien di notte. Preceduta dall’immancabile – appianatorio e risolutivo – vertice a tre: Meloni, Salvini e Tajani. Non porta doni (non è stagione) ma rassicurazioni sì: niente nuove tasse; niente tagli ai Ministeri che contano; niente stop ai sussidi per gli amici, vecchi e nuovi. E dunque la discussione in Consiglio con ritrovata armonia e speditezza d’intenti. Poi la notte finisce e la melassa dei sogni pure: arriva la realtà e cambia tutto. Se il termine “bugia” è troppo urticante possiamo sostituirlo con “non verità”. Noi italiani siamo maestri in questo: non sfiducia, non voto, non opposizione et cetera. Mettiamole in fila. Prima non verità: il vertice va bene per i titoli dei tg ma di risolutivo, com’è tradizione, non c’è nulla. Il centrodestra litiga su tutto lo scibile possibile e poi ritrova unità nei passaggi mediaticamente sensibili. Tanto poi al termine ogni volta si ricomincia: e questo non va bene, quest’altro neppure, quell’altro ancora non si può fare e via così, surfando fino a fine legislatura. Seconda non verità: la discussione in Consiglio non appiana nulla e non soltanto per le divaricazioni strutturali in seno alla maggioranza ma perché è noto che la manovra deve essere in linea con il bilancio da presentare alla Ue sulla base degli impegni vincolanti sottoscritti dal governo e dal titolare dell’Economia. Hai voglia a essere Fregoli e cambiare d’abito a seconda se parli a “Bloomberg” o sul pratone di Pontida: alla Commissione devi presentare, seppur con i tradizionali ritardi nostrani, cifre e indicazioni vincolanti. Per cui i contenuti essenziali della legge di bilancio sono stati, primariamente e inevitabilmente, concordati con Bruxelles. Ai partecipanti al Consiglio restano da discutere le briciole e, volendo, accapigliarsi su qualche voce periferica. Sempre a vantaggio di Tg e talk show. Terza non verità: pure l’accapigliamento è più fuffa che sostanza. Primo perché su una spesa pubblica complessiva di 1.000 miliardi l’anno, sostenere che trovarne 4 è complicato è davvero dura. Poi perché nessun governo come l’attuale può godere di una marea di soldi da spendere: centinaia di miliardi – parte a fondo perduto, parte da restituire – che grondano dal Pnrr. Solo che sono soldi che hanno un vincolo ben preciso: devono essere impegnati in investimenti e opere strutturali, meglio se accompagnati da riforme dello stesso genere. Che latitano. Ma anche così la situazione non è tanto male. Potendo contare su quelle risorse, non rimane che lavorare su riduzioni di spesa e rimodulazione (si dice così?) di entrate. Magari cercando di ridurre il mostruoso debito che stringe al collo il Paese. Invece niente. Il governo precedente, quello presieduto da Mario Draghi con Daniele Franco a via XX settembre, aveva immaginato di aggirare le difficoltà puntando sulla crescita del Prodotto interno lordo che, obbligatoriamente, avrebbe trascinato con sé il contenimento del debito. Al contrario, l’attuale esecutivo ha sbagliato le previsioni (perfino l’Istat ha dovuto certificarlo) e le stime di crescita sono state riviste al ribasso: inarrivabile l’1%, ora siamo ai decimali tipo 0,8% e spicci. Tirando le fila. Pochi i margini di manovra, poche le speranze di crescita, pochissime le risorse da allocare. Giorgetti aveva provato a parlare il linguaggio della verità, almeno in parte. La clip della presidente del Consiglio l’ha zittito e costretto a fare retromarcia: hai visto mai che gli elettori si innervosiscano… Si dirà: per le opposizioni si spalancano praterie. No, grazie. Al Nazareno, come sottolinea sagacemente Mario Lavia, si recitano slogan: più sanità, più lavoro, più scuola et cetera. Perfetto: dove trovare le risorse è secondario. Quanto ai Cinque Stelle di Conte, la parola d’ordine è sì attaccare il governo, che tanto non costa nulla, ma soprattutto sganciarsi dal Pd. «Conte non va pressato» avverte Goffredo Bettini. Per carità, non sia mai. Di Carlo Fusi

Manovra, tra sogni e realtà

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2024-10-16 20:43:09

2024-10-16 18:43:09

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2024-10-16 11:38:05

2024-10-16 09:38:05

Nessuna sorpresa (se non forse una) dalle dichiarazioni dei redditi dei parlamentari presentate agli uffici di Camera e Senato

Nessuna sorpresa (se non forse una) dalle dichiarazioni dei redditi dei parlamentari presentate come di consueto agli uffici di Camera e Senato. Mancano ancora quelle di diversi esponenti ma il più ricco resterà quasi certamente Antonio Angelucci, “il re delle cliniche private” che lo scorso anno dichiarava al fisco 3,3 milioni, seguito a ruota da Matteo Renzi staccato di 100mila euro (le consulenze in giro per il mondo, in stile ex leader anglosassoni, danno i loro frutti).

Ma veniamo alla sorpresa, che vede protagonista proprio Giorgia Meloni: dai 293mila dello scorso anno è passata a 459mila euro. Uno scatto legato alle vendite dei suoi due libri usciti nel 2021 (“Io sono Giorgia”) e nel 2023 (“La versione di Giorgia”). Alla faccia di chi asserisce che scrivere libri non renda più come una volta. Dalla politica allo spettacolo, lo sa bene per esempio Fabio Volo. Ormai quasi ‘costretto’ dalla sua casa editrice a sfornare un libro l’anno sotto Natale, strategia che gli consente di attestarsi con regolarità in vetta alle classifiche dei titoli più venduti. Vero è che probabilmente di libri ne stampiamo comunque troppi ma dice il falso chi afferma che in Italia non si legga più: come media nazionale, in 22 anni si è passati da 6,3 a 7,4 libri l’anno (ultimi dati Istat del 2022). Poco, ma meglio di niente.

Tornando ai nostri politici, merita una menzione anche il ‘povero’ Matteo Salvini fermo al palo con 99mila euro, cinque volte meno della presidente del Consiglio.

Di Ilaria Cuzzolin

I redditi dei parlamentari, sorpresa per Giorgia

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2024-10-16 16:50:39

2024-10-16 14:50:39

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