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Ai disallineati non si chiede di allinearsi

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Il ballo del ballottaggio. Dopo i risultati delle elezioni comunali, Roberto Gualtieri ha detto che si aspetta il sostegno di Carlo Calenda ma il suo ragionamento è sbagliato: non bisogna dimenticare che al ballottaggio, infatti, si sfidano due candidati, non due schieramenti.

Ai disallineati non si chiede di allinearsi

Il ballo del ballottaggio. Dopo i risultati delle elezioni comunali, Roberto Gualtieri ha detto che si aspetta il sostegno di Carlo Calenda ma il suo ragionamento è sbagliato: non bisogna dimenticare che al ballottaggio, infatti, si sfidano due candidati, non due schieramenti.
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Ai disallineati non si chiede di allinearsi

Il ballo del ballottaggio. Dopo i risultati delle elezioni comunali, Roberto Gualtieri ha detto che si aspetta il sostegno di Carlo Calenda ma il suo ragionamento è sbagliato: non bisogna dimenticare che al ballottaggio, infatti, si sfidano due candidati, non due schieramenti.
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AUTORE: Redazione
Dice Roberto Gualtieri che ora si aspetta il sostegno di Carlo Calenda, che con una coraggiosa battaglia ha messo sulla scheda elettorale un simbolo che è divenuto il più votato di Roma. Calenda ha già fatto sapere che lascia liberi quanti lo hanno votato di regolarsi come credono, riservandosi una eventuale dichiarazione su quello che farà lui stesso. Ora, posto che ciascun elettore resta comunque sempre libero di mettere la croce dove gli pare, come anche di decidere se andare a metterla, c’è un errore nel ragionamento di Gualtieri. La falla sta nel credere che al ballottaggio si sfidino due schieramenti, mentre vanno solo due candidati. Il bello del sistema a ballottaggio è che a vincere è quello che riesce a prendere più voti di altri che non lo votarono al primo turno. O, in alternativa, che riesce a farne scappare di meno. Quindi non è che Gualtieri debba aspettarsi di essere votato da chi votò Calenda, su ordine del capo, ma dovrebbe trovare qualche cosa da dire a quella di fetta di cittadini che ha apprezzato una proposta disallineata. Chiamare all’allineamento di parte è la cosa meno promettente che possa fare. In quanto ad Azione, il gruppo di Calenda, si trova davanti a un bivio: insistere (come, ripetiamolo, con coraggio ha fatto) nell’identificazione con un leader oppure provare a coagulare consensi più vasti, parlando ai tanti che non si riconoscono nel bipolarismo. La seconda cosa non è facile. La prima è un errore oramai più volte ripetuto.   di Redazione

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