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Alitalia, Ilva, Mps… la storia infinita degli insuccessi

I miliardi spesi per Alitalia, Mps e Ilva hanno fatto perdere all’Italia credibilità finanziaria e politica a livello internazionale. Ma il vento sta cambiando: il Governo Draghi si è rifiutato di ricapitalizzare Mps. Che sia solo l’inizio?

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Non conta qui calcolare di quante decine di miliardi i contribuenti italiani siano stati depauperati negli ultimi anni per soddisfare uno pseudo orgoglio nazionalista che ha tenuto in vita per anni aziende irreparabilmente decotte: a solo titolo di esempio, l’ex
Alitalia, Monte Paschi di Siena e, seppure con caratteristiche del tutto diverse, l’ex Ilva di Taranto.

I miliardi di euro buttati al vento sono certamente l’aspetto contabile di questa coazione a tenere in vita imprese ormai defunte, ma incalcolabile è senza dubbio la perdita di prestigio che abbiamo dovuto subire in termini di credibilità finanziaria e politica a livello internazionale, oltre ai danni strategici arrecati ad asset economici vitali per il nostro Paese.

Da parte dello Stato, la strada maestra per condurre in porto queste crisi irrisolvibili dovrebbe essere una sola: vendere al miglior offerente gli asset ancora vitali, liquidare il restante e farsi carico – così come capita normalmente in altri casi – dei costi sociali che operazioni altrettanto complesse arrecano.

Non è che queste strade, nei casi prima citati, non siano state tentate. Anzi, spesso si è anche arrivati a un passo dall’ottenere le condizioni migliori possibili per mantenere in vita azienda e posti di lavoro.

Ad annullare però qualunque soluzione ragionevole – e sembra una condanna destinata purtroppo a ripetersi – sono finora sempre intervenute considerazioni prive di qualsiasi logica economica, legate invece ai soliti calcoli elettoralistici dei partiti e ammantate di pretestuose tutele sociali e del territorio.

Il caso Mps, dopo la fine delle trattative fra Tesoro e Unicredit, sembrerebbe purtroppo destinato a percorrere lo stesso binario dei casi che lo hanno preceduto.

È da presumere infatti, che i partiti continueranno a rimandare il più possibile qualunque soluzione, fino a che – ovviamente perché “costretti dall’Europa” – dovranno accollare ai contribuenti un salasso che sarebbe stato certamente minore se solo avessero avuto un po’ più di coraggio.

C’è però una novità, oggi, nel panorama politico: il governo Draghi ha rifiutato di ricapitalizzare Mps secondo la richiesta di Unicredit, ritenendola eccessivamente onerosa per le casse pubbliche, e cioè per la collettività dei cittadini. Noi vogliamo sperare che questo comportamento sarà solo l’inizio di un cambiamento radicale di gestione di questo tipo di crisi. In tal caso il governo Draghi avrà aggiunto un’altra medaglia agli altri suoi meriti.

 

di Nicola Rocco

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