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La virata del governo italiano segna un allineamento europeo, tanto più significativo dopo le parole di Trump all’Onu

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La virata del governo italiano segna un allineamento europeo, tanto più significativo dopo le parole di Trump all’Onu

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La virata del governo italiano segna un allineamento europeo, tanto più significativo dopo le parole di Trump all’Onu

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Il problema politico, a Gaza, è come fermare la carneficina (no, non è un genocidio) che sta facendo Israele senza per questo consegnare alcuna legittimità ad Hamas, il carnefice interno al mondo palestinese. Su questo si misura l’efficacia o meno delle parole pronunciate dai governi, ivi compreso il tema del riconoscimento dello Stato palestinese. Sul quale Francia e Regno Unito si sono spinti e il governo italiano, per bocca della sua presidente, ha virato la posizione.

Lo Stato palestinese non esiste, come non esisteva quando l’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) aveva una sede sostanzialmente diplomatica a Roma. Riconoscere uno Stato inesistente può sembrare un’astrazione, ma oggi ha un significato e chi lo fa intende indicare come inaccettabile che il governo israeliano escluda possa mai nascere. Tale nascita è tutt’altro che probabile, nei tempi prevedibili, ma negarne anche la teorica possibilità è rischiosissimo per Israele stesso, giacché non soltanto consegna la prospettiva della guerra eterna (la cancellazione di tutti i palestinesi, mai neanche prospettata, sarebbe sì un genocidio) ma erode l’atto stesso della indiscutibile legittimità di Israele, ovvero la possibile vicinanza dello Stato palestinese.

Per quanti sforzi faccia il governo Netanyahu, nessuno può dimenticare il 7 ottobre 2023 e la responsabilità di Hamas nello sterminio degli israeliani in quanto ebrei e nel chiamare lo sterminio dei palestinesi per rendere impossibile ogni pacificazione. Ragion per cui sia la Francia che il Regno Unito hanno chiarito che nulla può essere concesso al terrorismo, che non sarà mai Hamas l’interlocutore e che i suoi ostaggi israeliani devono essere tutti liberati. La posizione italiana è ora speculare: riconosceremo lo Stato palestinese, ma a condizione che non sia di Hamas e che siano restituiti tutti gli ostaggi. Non è la stessa cosa di un No secco, quale fin qui era stata la posizione italiana e tedesca (due Paesi che non possono cancellare la storia e le loro colpe).

Quello Stato, comunque, continua a non esistere. Né si può credere che a realizzarlo possa essere un’esanime Autorità nazionale palestinese (Anp), insediata in parte della Cisgiordania. Quindi, se non si vuole rimanere all’inutile indignazione e all’orrore un po’ troppo esibito a favor di telecamera, se non si vuole restare alle sceneggiate in Aule parlamentari che in quell’area non contano nulla, se non si vuole marinare nell’infantile Flotilla che pensa di presentarsi con esponenti omosessuali per solidarizzare con quanti sono finanziati da chi gli omosessuali li impicca, se si vuole provare ad avere un ruolo, si deve partire dalla realtà.

Gli israeliani che maledicono il governo Netanyahu e il fondamentalismo mistico delle sue componenti hanno ragione, ma sono in minoranza e non è affatto detto che quella condizione sia destinata a passare. Maledire è inutile, però, se non si osserva che una parte del mondo musulmano – come l’Iran – sta dalla parte dei carnefici di Hamas ed Hezbollah, mentre buona parte del mondo arabo e musulmano assiste compiaciuta al fatto che Israele faccia piazza pulita di un problema palestinese che finge di sentire come proprio e ha sempre usato senza nulla di buono portare ai palestinesi. O si ha la forza per convincere quel mondo arabo che dovrà far da garante per una Palestina che non sia base per il terrorismo contro Israele oppure lo straziarsi per le stragi e per i bambini massacrati sarà inutile ipocrisia.

Trump ha scelto di stare dalla parte (israeliana e araba) di chi crede che la cosa possa risolversi per eliminazione e trasferimento dei palestinesi. Anche per questo è ferocemente avverso a noi europei. La virata del governo italiano segna un allineamento europeo, tanto più significativo dopo le parole di Trump all’Onu. Siamo su una cresta della storia e chi fa politica dovrebbe provare a trattenere il nostro governo dal lato che ritiene giusto, non spingerlo dall’altro sperando così che sia più facile opporglisi.

Di Davide Giacalone

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