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title: "Arturo Carlo Jemolo, esemplare raro d&#8217;italiano"
description: Arturo Carlo Jemolo, cattolico credente nella ragione, che è colpevole dimenticare.
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date: 2023-03-18
author: Redazione
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categories: [Politica]
tags: [Evidenza, Italia, politica]
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# Arturo Carlo Jemolo, esemplare raro d&#8217;italiano

![Arturo Carlo Jemolo](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/03/Evidenza-sito-246.jpg)

Arturo Carlo Jemolo fu un esemplare raro nel mondo culturale italiano

**Esemplare raro, nel mondo culturale italiano**. Cattolico di profonda fede, professore di diritto ecclesiastico già nel 1920, **estimatore e amico di papa Montini** (di cui apprezzava i dubbi e le domande), ammiratore di **papa Wojtyla** (di cui pure notava: «Non ha mai dubbi»), **al tempo stesso laico difensore della laicità dello Stato**. **Difesa che attraversò l’intera sua vita di studioso**, storico e giurista, che contraddistinse la sua lunga attività giornalistica e che caratterizzò anche la sua breve parentesi politica quando fu candidato, nel 1958, per le liste alleate del Partito repubblicano e del neonato Partito radicale, nato da una costola de “Il Mondo” di Mario Pannunzio.

**Arturo Carlo Jemolo, nato nel 1891 e morto nel 1981, fu tra i cattolici che coraggiosamente si opposero alle leggi razziali** (che una cosa è opporsi durante il fascismo e altra condannare nel secolo successivo). **Ma fu anche tra quanti, una volta nata la Repubblica**, volevano fossero superate le barriere concordatarie che democristiani e comunisti avevano invece iscritto nell’articolo 7 della Costituzione. **Si batté contro la legge maggioritaria del 1953, criticando un Alcide De Gasperi di cui poi non ebbe problemi a sottolineare i positivi lasciti alla nostra storia nazionale**, giacché laicità è anche assenza di faziosità e preconcetto. Nei suoi articoli continuò pervicacemente a condannare malattie che vedeva crescere: **lo statalismo, l’assistenzialismo e il gigantismo burocratico.**

**La fede era per lui fonte di speranza**, ma riteneva anche non si dovesse mai dismettere la ragione,** i cui nemici contrastava con ogni forza**. E il suo ragionare non si muoveva all’unisono con l’Italia che vedeva avanzare. Poco prima di morire scrisse: «Dico solo: quando rievoco i molti che divisero con me le grandi speranze del 1945 e degli anni immediatamente successivi, **penso che sono stati amati da Dio quelli che hanno chiuso gli occhi in tempo per non vedere l’Italia del 1978**». Quella del rapimento e uccisione di **Aldo Moro**, della violenza dilagante; quella, secondo le sue parole, dei «nemici della ragione».

**Eppure li aveva visti eccome, quei nemici, dilagare e trionfare**, li aveva visti tronfi e al potere, li aveva visti umiliare l’Italia e** disonorare la sua storia durante il fascismo**. E vedendoli non pensò mai si potesse non combatterli. In quel suo giudizio di novantenne c’era la tristezza dell’epilogo, ma anche la determinazione e il coraggio del giovane che non aveva mai smesso di essere. **Ed è quello lo Jemolo, cattolico credente nella ragione, che è colpevole dimenticare.**
