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title: Tanto rumore indifferenziato
description: "Se dal ddl sull'Autonomia differenziata dipendesse davvero il futuro del Paese, come spiegare la totale indifferenza dei cittadini?"
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date: 2024-01-25
author: Fulvio Giuliani
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categories: [Politica]
tags: [Italia, politica]
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# Tanto rumore indifferenziato

![autonomia differenziata](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/01/Evidenza-sito-818-1.jpg)

10438

2024-01-24 09:34:26

2024-01-24 08:34:26

L’Italia non si dividerà a causa del regionalismo differenziato, perché è già divisa. Quanti, a sinistra, strillazzano contro il disegno Calderoli dimenticano di aggiungere: è colpa nostra

L’Italia non si dividerà a causa del regionalismo differenziato, perché è già divisa. Spezzettata. Cambierà poco se su 23 materie ciascuna Regione potrà chiedere maggiore autonomia, per due motivi: a. perché tutte chiederanno tutto e quando sarà stato completato il giro si sarà al punto di partenza; b. perché già oggi sulla sanità, che assorbe circa l’80% dei bilanci regionali, non esiste alcuna unità nazionale, ma un sommarsi di domini regionali. Con l’approvazione del Senato e il passaggio alla Camera si compie, comunque, un ideale di destra? È stata, come dicono gli entusiasti, una giornata storica per l’Italia (e per la Lega)? No. La giornata storica è già passata da anni e si colloca nel 2001, quando il regionalismo differenziato è stato iscritto nella Costituzione da una risicata maggioranza di sinistra, che con prepotenza e deficienza volle la peggiore riforma costituzionale immaginabile. Quanti, a sinistra, strillazzano contro il disegno Calderoli dimenticano di aggiungere: è colpa nostra. O fanno finta di non esserci stati? Magari sostenendo che il loro partito di allora non è il loro partito di oggi, come quelli di Fratelli d’Italia sostengono: «Non siamo mai stati al governo, perché prima eravamo in un altro partito». Patetico. Di quella dissennata riforma quel che resta agli italiani sono la distruzione del Servizio

sanitario nazionale, la disfunzionalità della spesa sanitaria e la moltiplicazione dei debiti nascosti sotto lo zerbino delle Regioni. Poi, certo: ci sono Regioni in cui si è amministrato bene, altre in maniera accettabile e altre ancora una schifezza (soprattutto al Sud).

Osservare il dato rilevante: con continuità territoriale ma anche politica, perché a inutilmente amministrare macerie sono passati la destra, la sinistra, il sopra e il sotto. Circa il trionfo leghista – che effettivamente fu tale nel 2001, quando seppero esercitare egemonia culturale sui mona della sinistra, che li imitarono per batterli e furono battuti – oggi le cose stanno diversamente. Puntare sul differenziato significa avere abbandonato l’idea della Lega potente al Sud. In altre parole: Salvini fa finta di festeggiare, in realtà è la fine di un tentativo nazionale andato male. Posto che l’Italia è già spezzettata, quel disegno aggrava la situazione? Teoricamente no, perché se si fanno rispettare i Lep (ovvero i Livelli essenziali delle prestazioni, cui ciascun cittadino ha diritto a prescindere da dove risiede), le cose potrebbero anche andare meglio. Ma perché la “e” abbia un senso, perché l’essenziale sia assicurato, occorrono due cose: 1. l’idea di cosa significhi; 2. i soldi per pagare. I secondi non ci sono e di idee ce ne sono talmente tante che è come dire che non ce n’è nessuna. Quindi le bandiere sventolano dopo il primo passaggio, poi risventoleranno dopo il secondo (forse finale), ergo si voterà per le europee e di tutto questo si tornerà a parlare in vista della successiva campagna elettorale. Nel frattempo ci si impegnerà nel varare la riforma istituzionale intitolata al premierato, attualmente sgrammaticata, da imporre in un Paese in cui tutti già pensano esista il o la premier e che, comunque, se un senso glielo si vuole generosamente attribuire sarebbe quello di andare in direzione esattamente opposta al differenziato.

Ma non facciamone un dramma, l’Italia ha sempre l’appiglio del ridicolo e dello scetticismo, che talora fanno miracoli. Basti pensare che gli alfieri del differenziato più differente che ci sia, quelli che prima volevano il separatismo e poi s’acconciarono al federalismo (senza Stato federale), quelli che ora si battono per l’autonomia, poi s’alzano una mattina e, perdindirindina, s’accorgono che alle amministrazioni locali va tolto financo il potere d’imporre un limite di velocità. Ma c’è da capirli: pensavano fosse de sinistra e s’accorsero che l’aveva già fatto la destra, supponevano d’essere autonomisti e si svegliarono maniacalmente centralisti. E ci vuol classe, per tanto differenziale.

Di Davide Giacalone

Regionalismo differenziato, non facciamone un dramma

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2024-01-24 22:08:00

2024-01-24 21:08:00

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9926

2023-01-31 07:47:59

2023-01-31 06:47:59

Il disegno di legge proposto da Calderoli: poco chiaro, tanto caro a Salvini ed interessante per la presidente del Consiglio

Saremmo curiosi di condurre un sondaggio su quanto gli italiani - da nord a sud - abbiano capito dell’"autonomia differenziata" tanto cara alla Lega, improvvisamente riscoperta dopo gli anni del partito nazionale voluto da Matteo Salvini e naufragato alle scorse elezioni del 25 settembre.

In cosa consisterebbe questa autonomia differenziata, quali competenze nello specifico dovrebbero passare dallo Stato alle Regioni, quali differenze e soprattutto vantaggi ne dovrebbero derivare per le amministrazioni locali e in particolare per i cittadini? In realtà, che nessuno sappia rispondere - siamo pronti a scommetterci - è determinato anche dall’estrema fumosità del progetto, confluita in una bozza di disegno di legge messo a punto dal ministro Calderoli, atteso in settimana in Consiglio dei Ministri e su cui ha messo occhi e mani la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il capo del governo ha disegnato per sé un ruolo molto rilevante nella definizione degli ambiti e dei limiti dell’autonomia rafforzata stessa.

Giorgia Meloni ieri a Roma è stata chiara che più chiara non poteva: “Non ci rassegniamo all'idea che ci siano cittadini di serie A e di serie B, territori e servizi di serie A e di serie B: vogliamo una sola Italia con servizi e diritti uguali per tutti”. Non esattamente il massimo del viatico per la strombazzatissima (dalla Lega) autonomia. Sarà un caso, ma non lo è, Giorgia Meloni, davanti alla stessa platea di sindaci, ha parlato con chiarezza e durezza agli alleati: “Non c’è spazio per i personalismi e le piccole beghe politiche sulla pelle dei cittadini”.

Evidente ciò che la premier ha voluto fare: disinnescare gli aspetti più controversi e potenzialmente esplosivi della riforma, attraverso un intervento che tenga sotto stretto esame l’analisi dei costi standard dei servizi in tutto il Paese e dei livelli essenziali delle prestazioni, che saranno determinati proprio da decreti del presidente del Consiglio dei ministri e poi affidati all’analisi del Parlamento.

L’obiettivo è chiarissimo: cancellare la sensazione del via libera a forze centrifughe in favore dei territori più ricchi, mettere dei paletti rigidissimi all’idea della Lega e porre Fratelli d’Italia e la figura stessa di Giorgia Meloni come “ garanti” contro le spinte più estreme del Carroccio. Incombono le elezioni regionali…

Tutto questo è politica, legittima e comprensibile ci mancherebbe, ma vorremmo proprio capire cosa c’entri con la pretesa di ridisegnare il funzionamento dello Stato, affidandosi a un regionalismo spinto, a oggi confusionario e vagamente misterioso. Vissuto, oltretutto, nel sostanziale disinteresse della stragrande maggioranza dei cittadini e nella sorda resistenza di un capo del governo che ha puntato tutte le sue fiches sul semipresidenzialismo e non certo sull’autonomia della Lega.

Di Fulvio Giuliani 

Autonomia misteriosa

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2023-01-31 07:47:59

2023-01-31 06:47:59

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10433

2024-01-23 19:38:20

2024-01-23 18:38:20

A favore dell'autonomia si sono registrati 110 sì, 64 no e 3 astenuti. Mentre si completavano le operazioni di voto alcuni senatori hanno intonato l'inno d'Italia

L'Aula del Senato ha approvato in prima lettura il ddl Calderoli, il ddl n. 615 d'iniziativa governativa, sull'attuazione dell'autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario. A favore si sono registrati 110 sì, 64 no e 3 astenuti. Mentre si completavano le operazioni di voto in Aula, non inquadrati dalle telecamere, alcuni senatori hanno intonato l'inno d'Italia. Motivo per cui il presidente di turno Gian Marco Centinaio ha sospeso l'Aula.

"Con l’approvazione dell’autonomia oggi in Senato si è compiuto un ulteriore passo avanti verso un risultato storico, importantissimo e atteso da troppo tempo. Avevo previsto che oggi sarebbe stata una bella giornata, e così è stato. Questa è una risposta che dovevo a quelle 14 regioni su 15 a statuto ordinario che ce l’avevano chiesto". Così il ministro per gli affari Regionali, Roberto Calderoli commenta "con grande soddisfazione" il via libera dell’Aula di Palazzo Madama all’autonomia.

 

Autonomia differenziata, primo via libera del Senato al ddl Calderoli

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2024-01-23 19:38:20

2024-01-23 18:38:20

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