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title: "Basta &#8220;Giorgia&#8221;"
description: A “Giorgia” andrà benissimo in termini elettorali, convincendo i suoi elettori/fan di “poter dare del tu” alla donna più potente d’Italia.
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date: 2024-04-29
author: Fulvio Giuliani
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categories: [Politica]
tags: [Italia, politica, UE]
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# Basta &#8220;Giorgia&#8221;

![Giorgia Meloni](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/04/Giorgia-Meloni.jpg)

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2024-04-23 19:46:07

2024-04-23 17:46:07

Il nome nel simbolo elettorale fu una trovata di Berlusconi. Il successo ha spinto all'imitazione compassionevole, talvolta anche patetica

Era una mezza truffa, ora è fuffa. Il problema non è che Tizia o Caio mettano il loro nome nei simboli elettorali, ma che questo è divenuto soltanto megalomania. Che fa tenerezza.

Forse si crede che così si renda più riconoscibile la proposta politica e si attirino più elettori alle urne, mentre si ottiene l’opposto: le proposte mancano, le liste si somigliano e gli elettori più capaci di distinguere restano a casa.

I leader politici sono sempre esistiti, taluni dominanti. Ma mai avrebbero voluto capeggiare il partito di sé stessi. Il leaderismo crebbe con il peso della televisione. Come all’epoca di Craxi e De Mita.

Mettere il nome nel simbolo fu una scelta di contenuto con Berlusconi: votate me e non i partiti o i candidati che neanche conoscete. Il successo spinse all’imitazione. La mezza truffa stava nel fatto che il “presidente” non si elegge, quindi mi chiedi il voto per quello che non è votabile.

Ora siamo alla fuffa: il nome al posto del contenuto e delle proposte. Anche patetico.

di Davide Giacalone

Era una mezza truffa, ora è fuffa

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2024-04-23 19:46:39

2024-04-23 17:46:39

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9926

2024-04-24 07:22:17

2024-04-24 05:22:17

Oggi, le opposizioni non esistono, se non in una stanca recita a soggetto, tesa a mangiarsi a vicenda un po’ di voti e potersi presentare come il meno sconfitto fra gli sconfitti

Vittorie e sconfitte che non riescono neppure a fare notizie, oltre il compitino che televisioni, giornali, social e radio sono chiamati a svolgere. Dopo il colpo di teatro in Sardegna, in Abruzzo e Basilicata - al netto di corpi elettorali piccoli e di un’affluenza bassa - per le opposizioni è stata una Waterloo. Non sconfitte, ma rovesci, anche perché arrivate in tutte le formazioni, alleanze trasversali e combinazioni possibili. 

È inutile girarci intorno: oggi, le opposizioni non esistono, se non in una stanca recita a soggetto, tesa a mangiarsi a vicenda un po’ di voti e potersi presentare come il meno sconfitto fra gli sconfitti. Una condizione disarmante e sconfortante per chiunque abbia a cuore non gli interessi di una parte politica ma del miglior funzionamento di un sistema democratico evoluto. 

Non riusciamo a individuare il formarsi di una reale alternativa alla maggioranza, apparsa intoccabile sino a oggi. Almeno dall’esterno, perché quanto a tensioni e litigiosità interne ce n’è per tutti i gusti e ne vedremo delle belle da qui ai prossimi mesi. Però, sin dai tempi di Berlusconi, a destra si mandano a quel paese, ma alle elezioni si presentano uniti e con un progetto almeno apparentemente coerente. 

Chi costruisce un’alternativa che non sia solo un’accozzaglia di parole d’ordine vecchie di ottant’anni o di un radicalismo fine a se stesso? Cosa vogliono diventare i Cinque Stelle, sospesi fra un sinistrismo radicale e il sogno del capo Giuseppe Conte di riproporsi come candidato presidente del Consiglio non si sa di quale alleanza? Quanto al Partito democratico, canta vittoria perché galleggia intorno al 20% nei sondaggi e sembra poter staccare lo stesso Conte. Al contempo, sfoggia una leader che ammette candidamente quanto sia divisivo il proprio nome. Ci può piacere o meno l’idea dei nomi nei simboli dei partiti, ma non avevamo mai assistito alla scenetta di un segretario che si presenta alle elezioni, ma senza farsi notare troppo altrimenti i suoi si arrabbiano…

Lo schema sembra porre il centrodestra in una condizione paradossale: così tranquillo, da essere fatalmente attratto da un po’ di sano autolesionismo. Aggiungete che alle europee si voterà con il proporzionale secco e tutti potranno dire di aver vinto perseguendo i propri, parzialissimi obiettivi e capirete perché non riusciamo a vedere la costruzione di una vera democrazia dell’alternanza nel prossimo futuro.

La maggioranza litiga e litigherà ancora, ma almeno ha una leader indiscutibile e due, tre punti fermi consolidati da proporre agli elettori. Le opposizioni sono dominate da leader di corto respiro e visione ancora più ristretta. 

Una democrazia senza proposte alternative valide è una democrazia che si ripiega su se stessa e questo ci sembra molto più preoccupante delle sceneggiate della Rai e di tutti gli apocalittici allarmi lanciati strumentalmente per nascondere la propria insipienza.

di Fulvio Giuliani

Quello che fa male alla democrazia

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opposizioni

2024-04-24 17:30:18

2024-04-24 15:30:18

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48526

2024-04-18 08:01:03

2024-04-18 06:01:03

È stata pubblicata l'annuale classifica del Time delle 100 personalità più influenti al mondo. Tra queste, anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è fra le cento persone più influenti al mondo secondo la lista preparata annualmente dalla rivista statunitense Time.

La premier è inserita nella categoria 'leader' insieme a Donald Tusk, Javier Milei, Li Qiang e Yulia Navalnaya.

Tra le motivazioni si legge che "quando Giorgia Meloni è salita al potere in Italia nel 2022, diventando la prima donna leader del Paese, molti osservatori nutrivano timori per il suo partito di estrema destra e per l'impatto che avrebbe avuto sull'Europa e sul mondo. Ma a due anni di distanza, Meloni rimane popolare, non solo in Italia, dove gode di un rating del 41% nonostante una debole crescita economica, ma anche tra i leader occidentali, molti dei quali sono stati rallegrati dal suo fermo sostegno all'Ucraina (e, in particolare, dalla sua capacità di persuadere leader come l'ungherese Viktor Orban a sostenere i finanziamenti europei a Kiev)".

La prima leader secondo il Time c'è Yulia Navalnaya, vedova del dissidente russo Aleksej Navalny morto il 16 febbraio. Tra gli artisti invece protagonista è Dua Lipa, la 28enne cantautrice e compositrice britannica di etnia albanese del Kosovo.

di Margherita Medici

Giorgia Meloni è tra i 100 leader più influenti secondo il Time

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2024-04-18 08:02:56

2024-04-18 06:02:56

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