AUTORE: Davide Giacalone
Ci sono quelli che s’adirano, quelli per cui è tutta una montatura della comunicazione, una canea di proteste senza proposte, un coacervo di contraddizioni fra il bere l’acqua con le mani, per non lasciare plastica, e il fotografarsi con telefoni che contengono quantità industriali di veleni. E ci sono quelli che si sdilinquiscono, quelli per cui vedere tanti giovani battersi per l’ambiente è in sé un segnale di speranza, sperando non vengano scoraggiati, dato che le loro proposte sono interessanti e ben lontane dal cincischiare dei politici. Ci sono quelli che temono ci si estingua e quelli che segnalano non si sia mai stati in tanta salute. Quelli che dicono basta con i combustibili fossili e quelli che attendono diventi fossile tale pretesa, facendo osservare quanto il prezzo del gas influenzi la nostra economia, proponendo di farne scorta. C’è chi crede che la natura vada sempre osannata e chi ritiene che acciaccare una zanzara sia atto meritorio, che quella puntava a succhiarmi il sangue.
Ciascuno pensa d’essere il solo depositario della verità, accusando gli altri d’incoscienza devastatrice o di devastante luogocomunismo. Avvincente tenzone, ma sullo sfondo si vede anche dell’altro.
Abbiamo già provato a raccontare come tutta questa faccenda della riconversione verdeggiante sia, in realtà, una gara tecnologica. Destinata, certo, a rendere ambientalmente compatibile lo sviluppo, ma, appunto, lasciando che sia sviluppo. L’idea penitenziale è fuori dal novero delle cose praticabili. Fortunatamente.
Non è necessario condividere tutte le premesse della transizione per capire che a quella gara tecnologica o si partecipa e si cerca di vincerla, o solo si perdono soldi e mercato. Fin qui abbiamo detto e scritto. L’ambientalismo, però, ha una sua versione pauperistica, che condanna la ricchezza in sé, così come può avere una sua declinazione anti sistema, che parte da una scusa ecologica per sporcare il mondo con nuova violenza.
Comunque la si pensi, che li si ritenga illusi caciaroni o pensosi combattenti, a nessuna di queste due estremità è possibile collocare i movimenti giovanili che abbiamo visto sfilare. E siccome è evidente, ancora una volta comunque la si pensi, che godono di buona stampa e grande rappresentazione, è lecito chiedersi il perché di tanto entusiasmo, al netto delle partigianerie.
Ed è su quell’orizzonte che risorge il business. La gara fra manifatture energivore non possiamo vincerla. La fabbrica del mondo si è spostata a Oriente, non tanto perché qui si sia divenuti verdi ma perché molti di quei prodotti si ottengono sfruttando, sporcando e assordando. Si potrebbe fare meglio e con meno disfunzioni, ma costerebbe di più.
E se è visibilmente contraddittorio proporsi di cancellare il più in fretta possibile la combustione dei fossili salvo poi sovvenzionarli al primo rialzo dei prezzi, lo è meno spingere la competizione verso i terreni della ricerca e dell’innovazione, dove l’Occidente ha una qualche maggiore dimestichezza che non su quelli della produzione a basso valore aggiunto.
Rispondere alla delocalizzazione proponendosi di riportare tutto dentro i confini nazionali crea dei problemi non perché non sia simpatico a Greta, ma perché comporta o un aumento dei costi di produzione o un peggioramento delle condizioni dei lavoratori. Roba perdente in partenza.
Se, invece, convinco i consumatori che carbon free è più bello, magari non dico proprio tutta la verità ma rientro in gara complicando la vita a chi abbatte una quercia per fare uno stecchino da denti. Un po’ volgarmente, gli antipatizzanti denominarono ‘gretini’ quelli che ritenevano abboccassero a una roba inconsistente. Farebbero bene ad allargare lo sguardo e porsi la domanda se, per caso, non si stiano aggiudicando il non ambìto titolo, magari supponendo che la maggiore fornitura di gas russo, facendo calare il prezzo, abbia a che vedere con la disinteressata generosità. Non andremo mai tutti in barca a vela per l’Atlantico, ma non si vede perché volere tutti andare su monopattini a batteria orientale. La ragione si sposta su vie intermedie.
di Davide Giacalone
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- Tag: Ambiente
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