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title: Carlos Tavares, favori e concorrenza
description: Non c’è nulla di casuale nelle parole e nell’atteggiamento dell’ad del gruppo Stellantis Carlos Tavares nei confronti del governo italiano
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date: 2024-04-12
modified: 2024-04-13
author: Fulvio Giuliani
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categories: [Politica]
tags: [impresa, Italia]
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# Carlos Tavares, favori e concorrenza

![Tavares](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/04/Tavares.jpg)

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2024-02-06 14:00:37

2024-02-06 13:00:37

L'approccio "muscolare" di Tavares, amministratore delegato di Stellantis, nei confronti del governo italiano e quella richiesta di denari pubblici da pompare nel gruppo

Carlos Tavares dev’essere uno di quegli amministratori delegati di grandi gruppi che ama percepirsi, più che come capitano d’industria, come uno che può dare del ‘tu’ a capi di Stato e di governo. Parlando con loro da pari a pari, prima ancora che con gli stessi stakeholder dell’azienda. Non può quindi sorprendere, avendo seguito lo storico delle sue dichiarazioni e del suo modo di porsi, l’approccio ‘muscolare’ nei confronti del governo italiano e la richiesta – a un passo dall’insolenza – di denari pubblici da pompare nel gruppo. Un’ipotesi, mascherata da battuta, che inevitabilmente è finita per riflettersi nei dubbi che si addensano un giorno sì e l’altro pure sul futuro degli stabilimenti italiani di Stellantis.

A battuta si risponde con battuta e ha fatto bene il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti a chiuderla lì («Vorrei tanto entrare nella Ferrari…»). La faccenda, però, di sicuro non finisce alle battute: il tema resta scottante, incandescente da un punto di vista politico, perché si può tramutare in qualsiasi momento in una vera tempesta mediatica a base di allarme occupazionale. A nessuno conviene e così si cerca di mettere la sordina allo scontro, peraltro seguito solo di pochi giorni alle polemiche sull’‘italianità’, che avevano visto scendere in campo la stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un botta e risposta a distanza con gli eredi di questa grande storia industriale. Querelle che piacciono tanto ai giornalisti, fanno audience e solleticano l’animo gossipparo del Paese. La vera partita è ovviamente un’altra: Carlos Tavares e l’intero top management di Stellantis dovrebbero far capire quale sia l’idea di futuro che hanno per il gruppo, presentare un piano industriale in grado di riportare l’azienda a recitare un ruolo da protagonista nel mondo. Perché – mentre ci perdiamo in dibattiti da XX secolo sull’ingresso dello Stato nel capitale – non ci sarà alcun futuro roseo per gli impianti italiani se l’azienda fa acqua, se il tema a oggi sembra essere salvaguardare l’industria dell’auto francese. Pur accettando di andare a costruire altrove, perché i nostri ‘cugini’ hanno un problema di costo del lavoro e di competitività esattamente come l’Italia. Questo andrebbe chiesto a Tavares e soci, senza offendersi, senza risentirsi e trattando il ceo di un’azienda privata per quello che è: un manager che verrà giudicato in base ai risultati e che mancandoli verrà sostituito, senza poter cercare improbabili salvagenti pubblici. Su quest’ultimo punto possiamo sbilanciarci: in Italia abbiamo già dato, non soltanto con la Fiat; la galleria di aiuti diretti e indiretti al colosso torinese è particolarmente ricca.

Oggi più che mai la differenza la fanno ricerca e sviluppo, la capacità di interpretare il mercato. Caratteristiche che sono parte del Dna industriale del nostro Paese. Abbiamo una manodopera che ci invidia il mondo, ma per decenni abbiamo anche saputo innovare, sperimentare, proporre soluzioni che hanno fatto la storia dell’automotive e indirizzato lo sviluppo. Lo facciamo ancora oggi, in tante realtà dell’indotto che si confermano leader a livello internazionale. Non un’era geologica fa abbiamo avuto a Torino un grande esempio di managerialità, con il lavoro che Sergio Marchionne riuscì a portare avanti (non a termine, per la prematura scomparsa) rivoltando come un guanto l’azienda, sfruttando le circostanze. Anche le più sfavorevoli, come la grande crisi internazionale seguita ai fatti del 2008, rilevando Chrysler con la benedizione della Casa Bianca. In quel caso non mancarono certo appoggi politici (fondamentale l’apertura del ‘fallimento pilotato’ sotto la regia dell’amministrazione Usa, che spalancò le porte all’ingresso di Fiat), ma un mese dopo l’acquisizione venne presentato un piano industriale rivoluzionario per Chrysler e Fiat. Se pensiamo su cosa stiamo polemizzando oggi, c’è il rischio di essere assaliti dallo sconforto. Le grandi storie – e quella dell’automobile in Italia lo è ai massimi livelli mondiali – necessitano di grandi interpreti.

Di Fulvio Giuliani

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2024-02-06 14:44:44

2024-02-06 13:44:44

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9926

2024-02-04 09:31:50

2024-02-04 08:31:50

Una polemica a tratti surreale è seguita alle corrosive dichiarazioni del Ceo del gruppo Stellantis Carlos Tavares, arrivato a un passo dal proporre uno scambio al governo italiano

Soldi di Stato no grazie. Pompare denaro del contribuente in Stellantis, un’opzione assolutamente da evitare. Please.

Negli ultimi giorni è montata una polemica a tratti surreale, seguita alle corrosive dichiarazioni del Ceo del gruppo Stellantis Carlos Tavares, arrivato a un passo dal proporre uno scambio al governo italiano fra l’ingresso nel capitale della società - sul modello francese - e la salvaguardia dei posti di lavoro negli stabilimenti nel nostro Paese. Un’uscita, a oggi non ancora corretta, che ha più che comprensibilmente spinto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti a rispondere per le rime (“Vorrei tanto entrare in Ferrari“). 

In un’atmosfera resa ancora più incandescente dalla recente e per certi aspetti lunare polemica che ha coinvolto la stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni, Stellantis e i temi dell’italianità. Quelle, però, sono opinioni, su cui ciascuno può esercitarsi come meglio ritiene.

Faccenda completamente diversa è ipotizzare l’uso dei denari del contribuente in un’azienda privata in palese difficoltà industriale. Con i toni sopraccitati, poi, la cosa assume aspetti francamente grotteschi. 

In Italia abbiamo una certa dimestichezza in materia, considerato che per decenni alla Fiat sono stati dati denari in forma diretta e indiretta in qualsiasi modo, soccorrendo l’azienda nei suoi passaggi più complessi. Altre epoche, non replicabili per fortuna. 

Molto dipende senza dubbio dalla psicologia dello stesso numero uno di Stellantis, Tavares, un manager che ama dare l’impressione di voler dare del “tu” a capi di Stato e di governo. Uno che parimenti non sembra particolarmente interessato a impiegare il proprio tempo a spiegare a lavoratori e stakeholder cosa diamine voglia fare del gruppo. Se è realmente quel fenomeno che vuole dare l’impressione di essere, proponga un piano industriale in grado di rimettere al centro del mercato Stellantis, lo convinca, vari dei prodotti vincenti. 

In casa, non è storia di 100 anni fa, l’esempio ce l’hanno eccome: Sergio Marchionne. Senza chiedere soldi pubblici, rivoltò come un guanto l’azienda, la rese protagonista mondiale e mise a segno alcuni colpi epocali, sfruttando le circostanze. Non era Superman, come più volte abbiamo ricordato, a cominciare dal non aver colto pienamente lo shock che avrebbe rappresentato per l’industria dell’automotive l’elettrificazione della mobilità. Ad avercene, però, di manager così oggi.

Che a chiedere i denari di Pantalone sono bravi tutti e per quanto riguarda noi i cittadini abbiamo solo una cosa da dire: si è già dato.

di Fulvio Giuliani

Lasciate stare i soldi di Pantalone

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2024-02-04 23:14:25

2024-02-04 22:14:25

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25929

2024-03-31 15:50:01

2024-03-31 13:50:01

Stellantis ha siglato un accordo per l'uscita volontaria di 1.520 lavoratori. Più che disimpegno, è un processo di dismissione dall’Italia del gruppo franco-americano

Circa un miliardo di euro in incentivi dal governo Meloni per un milione di vetture elettriche da produrre negli stabilimenti italiani. Una manciata di giorni dopo, oltre mille nuovi esuberi tra Pratola Serra, Pomigliano, Cassino e Mirafiori, con il totale che si arrampica a 3.600 incentivi all’uscita volontaria (su un totale di 43mila occupati) in diversi siti produttivi. È la sceneggiatura sulla dismissione dell’automotive in Italia firmata nell’ultimo mese da Stellantis. In mezzo c’è stata anche la presentazione del restyling della Panda (la Pandina), con le frasi alla camomilla su Pomigliano «centrale» nella produzione. Invece altri 424 esuberi nel solo sito in provincia di Napoli: è il quarto accordo sulle uscite volontarie solo a Pomigliano – fa notare Fiom Napoli – con 70-80mila euro a dipendente per firmare l’accordo. A Melfi pare che l’offerta arrivi fino a 100mila euro. A Mirafiori è stato siglato un accordo sulle uscite volontarie (2mila) un anno fa: ora un altro scivolo da 1.520 dipendenti, distribuito in 21 società del gruppo presenti sul territorio, su un bacino di 12mila addetti complessivi. Lo stabilimento torinese è mezzo vuoto: uno dei sindacati dell’auto (Unionquadri) ha proclamato uno sciopero per il 12 aprile. Il primo in 15 anni. 

Più che disimpegno, è un processo di dismissione dall’Italia del gruppo franco-americano (18,6 miliardi di euro di utile netto nel 2023, +22% rispetto all’anno precedente, con un +7,1% da record nelle vendite in Europa), nonostante gli incentivi prima invocati all’esecutivo Meloni dall’amministratore delegato del gruppo Carlos Tavares, poi ottenuti (la pubblicazione ufficiale degli incentivi auto 2024 è prevista per la prima metà di aprile) e che dovrebbero essere utilizzati per la produzione di auto elettriche, spingendo anche il governo a non cercare un secondo player di auto elettriche da portare in Italia. C’è un tavolo fissato per il 4 aprile al Ministero del Made in Italy per affrontare la questione di un intero settore che, in Italia in particolare, sta attraversando una profonda crisi anche dovuta alle scelte strategiche di disimpegno da parte di Stellantis. Per ora il gruppo fa da sé, tra ammortizzatori sociali e incentivazione all’uscita, con altre centinaia di esuberi. Altro che concertazione, la vicenda somiglia alla sceneggiatura di “Prendi i soldi e scappa”, il film di Woody Allen del 1969 che evidentemente invecchia bene. 

Stellantis giustifica il piano con le difficoltà di adattamento alla fase di transizione energetica e tecnologica che si riflette sull’occupazione, per il quale tra l’altro settimane fa ha sollecitato (e ottenuto) l’aiuto governativo evitando il rischio di tracollo per gli stabilimenti di Pomigliano e Mirafiori. I soldi arrivano e anche gli esuberi, perfino negli stabilimenti dove non c’è crisi di modelli. Come alla Sevel di Adessa (Chieti), che produce veicoli commerciali. Anche lì per Stellantis ce ne sono 24 in sovrannumero, con sigle sindacali come la Fiom che non ha firmato l’accordo per le uscite volontarie incentivate, mentre hanno approvato Fim Cisl, Uilm, Fismic, Ugl e Agenquadri, cioè i sindacati firmatari del Contratto collettivo specifico di lavoro (Ccsl) dai tempi di Sergio Marchionne. A Cassino invece nessun accordo: troppi 850 esuberi (c’è già stato un calo di 2mila unità negli ultimi 24 mesi), prima dell’intesa poi trovata a quota 250, con preoccupazioni forti sul destino dell’indotto.

di Nicola Sellitti

Lo sfoltimento di Stellantis, incentivi all’uscita volontaria

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2024-03-31 22:44:19

2024-03-31 20:44:19

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