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title: Chiacchiere e Pnrr
description: Sul Pnrr le chiacchiere si sprecano, così come il tempo. E come sempre, esiste un dato politico ed economico intrecciati inesorabilmente
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date: 2023-08-02
author: Carlo Fusi
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categories: [Politica]
tags: [Evidenza, pnrr, politica]
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# Chiacchiere e Pnrr

![Chiacchiere e Pnrr](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/08/Evidenza-sito-4.jpg)

Sul Pnrr le chiacchiere si sprecano, così come il tempo. E come sempre, esiste un dato politico ed economico intrecciati inesorabilmente

Come sempre, **ci sono un dato politico e uno economico intrecciati in modo inestricabile** – tale che l’uno condiziona il secondo e viceversa – nell’analisi del modo in cui il governo procede sul Pnrr. Ogni valutazione deve affrontare entrambi i lati della questione, altrimenti è fuffa mediatica.

Vediamo. **Carlo Cottarelli spiega che le modifiche proposte dall’esecutivo** che tanto hanno fatto imbestialire i Comuni (soprattutto quelli retti da giunte di centrosinistra, ovviamente) valgono l’8% del totale. Per cui è giusto dire che il Piano resta quello di Mario Draghi e, attenzione, della maggioranza di larghe intese che lo approvò. Tuttavia lo stesso economista sostiene che, dopo i cambiamenti intervenuti, il Piano è definitivamente di Giorgia Meloni e della sua maggioranza. Ebbene, vale l’una o l’altra considerazione?

**Una risposta che tenga conto sia dell’elemento politico che di quello squisitamente economico** aiuta a sciogliere l’apparente contraddizione. È l’assunto di fondo, infatti, che va modificato, rilevando che Giorgia Meloni fin dall’inizio si è trovata alle prese con due impossibilità congiunte: per un verso, l’impossibilità di rigettare il Piano concordato con Bruxelles e vidimato dalla Commissione, pena l’isolamento dell’Italia e la gravissima crisi di credibilità conseguenti; per l’altro, l’impossibilità di adottarlo *sic et simpliciter* così come redatto da Draghi, viste le mutate condizioni congiunturali e la necessità di mostrare una adeguata capacità di intervento della nuova maggioranza.

**Le due impossibilità continuano a viaggiare assieme perché non possono essere disgiunte**. E infatti la presidente del Consiglio e per lei il ministro Fitto continuano a sostenere che alla fine tutti gli obiettivi del Pnrr saranno raggiunti e tutti i fondi verranno erogati. Messaggio e impegno politico-economico assolutamente obbligato: e pazienza se per centrare l’obiettivo sarà necessario far slittare una serie di progetti e scontare la contrarietà dell’opposizione. **L’importante è che la coalizione di centrodestra non mostri sbandamenti**, soprattutto in vista del cruciale appuntamento delle elezioni europee del prossimo anno.

Per onestà intellettuale e completezza di analisi va detto che le stesse impossibilità, con medesima caratura politico-economico-finanziaria, valgono a specchio per la Ue. Se un Paese fondatore come l’Italia dovesse, diciamo così, rigettare il Next Generation Eu, **il contraccolpo per Ursula von der Leyen sarebbe esiziale** e le sue ambizioni di bissare il mandato colerebbero a picco.

**E dunque?** Foss’anche che le cose stessero così, non è forse vero che modificando il Pnrr il governo paga un deciso scotto politico-mediatico, con ciò indebolendosi proprio laddove Meloni finora coglie importanti successi e cioè sul lato della politica estera? Forse. Ma la questione non cambia. Perché al di là di ogni artificio retorico, **un governo in carica** – come accadrebbe per qualunque altro di qualunque colore – **non può cancellare con un colpo di bacchetta quel che in dote gli ha lasciato il precedente** e massimamente per un flusso di 200 miliardi fra prestiti e stanziamenti a fondo perduto. Ragion per cui Meloni è costretta a gestire il Pnrr e soprattutto è obbligata al suo successo. In caso contrario il rinculo sarebbe devastante. Certo, far ingoiare a Bruxelles che verrà mancato l’obiettivo di ridurre del 90% l’arretrato della giustizia civile sarà complicato.

** Per non parlare del passo indietro sulla lotta all’evasione**. Ma non ci sono alternative. Meloni ‘deve’ vincere questa sfida. Quel -0,3% del Pil dimostra che il tempo delle chiacchiere deve finire. Sarebbe ora.

*di Carlo Fusi*
