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Cingolando

Energicamente confusi. Tante le polemiche dopo l’annuncio riguardante i rincari nelle bollette energetiche superiori al 40% fatto dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani. Ai cittadini bisogna spiegare i motivi di tali scelte.

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Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha scelto una tattica aggressiva, per porre all’attenzione dell’opinione pubblica i temi di sua competenza. L’annuncio dei rincari nelle bollette energetiche superiori al 40%, dal prossimo ottobre, garantisce massima copertura, oltre a un discreto numero di ‘benedizioni’. Se ci si limita, però, a un’esposizione particolareggiata solo dell’ultimo anello della catena, cioè la genesi del costo a carico di ciascun cittadino, si affronta esclusivamente la parte più mediatica del problema.

Il compito di chi governa non è lanciare dei warning, ma spiegare quale sia la strategia a medio e lungo termine, nell’interesse generale. In un tema cruciale come quello energetico, strategia significa sapere che cosa fare e come volerlo fare, nei decenni a venire.

L’Italia è fra i Paesi più ‘energivori’ al mondo: consumiamo tantissimo (non perché spreconi, ma perché siamo una grande realtà industriale) senza produrre, se non la quota ancora limitata affidata alle energie rinnovabili. Paghiamo di più in bolletta, rispetto a Paesi nostri vicini e concorrenti, anche per la scelta politica di sostenere finanziariamente lo sviluppo delle forme di energia alternative. Una decisione strategica, appunto, presa pur sapendo che a tutt’oggi un kilowattora di energia prodotta con le rinnovabili costa di più di uno di origine fossile.

Lo facciamo per lampanti motivi di sostenibilità, che però vanno ricordati ai cittadini. Così come bisogna trovare il coraggio di spiegare che la scelta di 40 anni fa di abbandonare il nucleare, sull’onda emotiva per l’incidente di Chernobyl, non può essere considerata un tabù assoluto.

Una classe politica matura non può avere il terrore anche solo di accennare a determinati argomenti. Dal governo e dal ministro è sacrosanto pretendere indicazioni su come si intenda pianificare la sostenibilità energetica dell’Italia per le generazioni a venire. Quanto alla bolletta del prossimo trimestre, è più che sufficiente l’Authority competente.

Anche per rispettare le indicazioni contenute nell’ambizioso Green Deal dell’Unione europea. Come più volte ricordato, quest’ultimo non è un libro dei sogni e delle buone intenzioni, ma un programma economico in cui si rivedranno i metodi di sviluppo industriale. Brutalmente, il Green Deal è una straordinaria occasione per ammodernare il sistema produttivo, generare profitti e posti di lavoro. Se lo viviamo come una verniciata di buonismo ecologista, altri più pronti e furbi ci ruberanno fette di mercato e opportunità di business. A noi, così, resterebbero solo le bollette sempre più care degli altri, minore competitività e un’inutile approccio ideologico.

 

di Fulvio Giuliani

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