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Poca fiducia

Ieri il premier Draghi ha convocato un Consiglio dei Ministri-lampo per bacchettare i partiti, rei di aver dimenticato la natura di questo esecutivo e l’importanza della posta in gioco.

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10 minuti per bacchettare partiti evidentemente disconnessi dalla realtà. 10 minuti per ricordare a tutti che questo non è un normale governo di coalizione, ma un esecutivo d’emergenza e tale resta. 10 minuti per lanciare un avviso ai naviganti tanto secco quanto estremo. 10 minuti per ricordarci che razza di campagna elettorale ci aspetta, a meno di miracoli.

Questo è l’insieme degli effetti seguiti alla convocazione del Consiglio dei Ministri-lampo, voluto dal presidente del Consiglio Mario Draghi per annunciare la fiducia sul provvedimento Concorrenza e provare forse un’ultima volta a far capire ai partiti le dimensioni della posta in gioco. I fondi del Pnrr, tanto per cominciare (e dovrebbe bastare a far tremare i polsi), ma in definitiva la stessa credibilità internazionale del nostro Paese, la capacità di restare agganciati a ciò che resterà della ripresa economica nel dopo guerra in Ucraina e a quel senso di rinascita che abbiamo provato nella seconda metà del 2021.

Non pochi sono rimasti sorpresi dalla reazione del capo del governo all’ennesimo tira e molla (in questo caso sui balneari), non noi. In questi spazi, solo 48 ore fa avevamo richiamato la sconfortante pochezza del panorama politico e la ristrettezza soffocante degli orizzonti di partiti senza visione e con l’unico coraggio di litigare per un posticino al sole dei sondaggi. Chiudevamo la nostra riflessione domandandoci per quanto tempo ancora ci avrebbero protetto il solo carisma e la personalità di Mario Draghi.

Adesso, la stessa domanda è stata drammaticamente posta dal presidente del Consiglio in persona.

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